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Anna: offrire a Dio il proprio vuoto

Ci sono santi che scegliamo. E ci sono santi che, senza quasi accorgercene, scelgono noi. Per me con Sant'Anna è andata così. Sono nata in una terra dove la sua devozione è profondissima. Mio nonno raccontava che, a Ercolano, c'era un tempo in cui la festa di Sant'Anna era persino più sentita di quella della Madonna Assunta, tanto era curata e ricca di sacralità. È un ricordo che lui portava nel cuore e che dice molto della fede semplice del nostro popolo. Eppure non è stata la devozione popolare a farmi innamorare di Sant'Anna. L'ho scoperta in un altro modo. L'ho incontrata mentre prestavo servizio nel ministero di accompagnamento alla nascita. Attraverso un'icona bizantina, di cui ho già scritto in un altro post, Sant'Anna è diventata per me il volto della generatività. Da quel momento è nato un legame profondo tra lei e le famiglie che aspettavano un figlio. Quasi naturalmente, il suo nome è diventato una preghiera. Con il tempo, però, ho capito che la sua fecondità non riguarda soltanto il dono di un figlio. Riguarda il modo in cui Dio entra nelle nostre sterilità. La tradizione della Chiesa presenta Anna e Gioacchino come due sposi anziani, segnati dalla sofferenza di non avere figli. Secondo alcune antiche tradizioni, come quella riportata anche dalla beata Anna Katharina Emmerick, la loro condizione diventò motivo di umiliazione davanti agli altri. Gioacchino, ferito nel cuore, si allontanò da Anna per un tempo. Mi sono chiesta tante volte come possano essersi sentiti. E mi domando quante persone oggi vivano la stessa esperienza. Chi non riesce ad avere un figlio. Chi vede passare il tempo e sente di aver perso delle occasioni. Chi vive una crisi di coppia. Chi porta dentro una malattia. Chi sperimenta una solitudine che nessuno vede. Esistono tante forme di sterilità. La cosa che più mi colpisce è che Anna e Gioacchino non cercano subito una soluzione. Pregano.
Ognuno nel proprio dolore continua a lasciare aperta una porta a Dio. È il primo insegnamento che ricevo da loro: non ridurre mai la vita alla sola misura umana. C'è un'immagine che porto nel cuore. La tradizione racconta che Anna e Gioacchino si ritrovano presso la Porta d'Oro del Tempio di Gerusalemme. Quel luogo diventa per me un simbolo straordinario. Il Tempio non spiega. Non giudica. Non prende il posto di Dio. Semplicemente lascia spazio. Mi colpisce pensare che anche Anna abbia avuto un grembo che l'ha accolta: uno spazio dove Dio ha trasformato il suo vuoto, la porta d'oro del Tempio... Per questo sogno una Chiesa che assomigli sempre di più a quel Tempio. Una Chiesa capace di custodire il vuoto delle persone. Mi addolora quando qualcuno pensa di non poter entrare perché ha sbagliato, perché vive una situazione difficile o perché non si sente all'altezza. Quanto sarebbe bello trovare nelle nostre comunità luoghi in cui non sia necessario dimostrare niente, ma sia possibile semplicemente sostare, finché lo Spirito non compia la sua opera. Prima ancora che il grembo di Anna diventasse fecondo, fu il Tempio a fare spazio.
Forse è questa la prima forma della maternità e ce l'insegna la Ruah, lo Spirito di Dio. Ho scoperto in questi giorni una particolare raffigurazione di Sant'Anna con Maria e Gesù. Sembra quasi una successione di grembi. Anna offre il proprio grembo a Maria. Maria offre il proprio grembo al Figlio di Dio. E Gesù viene al mondo per aprire il suo cuore all'umanità intera. La vita si trasmette così. Per dono.
Le difficoltà della mia vita mi hanno insegnato una cosa. Quando soffriamo, raramente abbiamo bisogno di qualcuno che risolva tutto. Abbiamo bisogno di qualcuno che protegga il nostro cuore dalla disperazione. Forse è proprio questo il ministero silenzioso di Sant'Anna. Non fare rumore. Custodire. Lasciare spazio. Per questo ho voluto scrivere questo post con un po' di anticipo rispetto alla sua festa. Vorrei che ciascuno potesse arrivare al 26 luglio con una preghiera semplice. Non chiedere subito una grazia. Non cercare immediatamente una risposta. Presenta a Dio il tuo vuoto. La tua sterilità. Quella parte della tua vita che sembra non generare più nulla. Io l'ho sperimentato tante volte il detto che si dice qui a Napoli: Sant'Anna è davvero potente.
Ma la sua forza non consiste nel riempire subito ciò che manca. Consiste nell'insegnarci ad affidare a Dio il nostro vuoto, perché sia Lui a trasformarlo nel luogo in cui lo Spirito sceglie di abitare. Maranathà, vieni signore!

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