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Riprendere a parlare (e a comprendere) lingue nuove e riappropriarsi di quelle ormai sconosciute...

Buona Pentecoste!
Ieri, nella nostra parrocchia, abbiamo avuto la gioia di celebrare la veglia di Pentecoste in attesa dello Spirito Santo. 
Durante il susseguirsi delle letture tratte dall'Antico Testamento mi risuonavano questi elementi: l'eccesso di Babele, l'aridità dei cadaveri, la natura che dà segni.
E sentivo nel mio cuore quella frase del Vangelo di Matteo: "Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, il cielo rosseggia"; e al mattino: "Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo". Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?» (Matteo 16, 2-3).
Nel mio cuore ho chiesto aiuto al Signore, perché oggi non siamo più in grado di comprendere gli eccessi, non distinguiamo più un vivente da un cadavere, non sappiamo interpretare la natura.
Come comprendere, Signore, il tuo linguaggio, se non siamo più in grado di comprendere i linguaggi nostri, quelli propriamente umani e naturali?
Come interpretiamo i segni dei tempi, se non comprendiamo le cose?
In quel momento mi è venuto in mente l'equilibrio del cielo, la danza degli angeli e la loro armonia, il sole che danzava a Fatima, l'aurora boreale e, insieme ad essi, la ruah, il fuoco che brucia e non consuma, i fiumi d'acqua viva...
Potreste pensare che sto facendo associazioni azzardate, ma fermatevi un attimo a pensare che le cose che ho citato rappresentano l'azione dell'armonia dello Spirito sulla nostra disarmonia e come i segni dei tempi si possano comprendere invocando proprio lo stesso Spirito Santo sulla disarmonia.
Quando lo Spirito si manifesta nei fiumi d'acqua viva, nel fuoco, nel vento è Armonia che rigenera. Egli viene a rigenerare ciò che la morte distrugge. Per questo ho fatto riferimento a Fatima che abbiamo ricordato in questi giorni. Il linguaggio di Maria a Fatima si può leggere proprio nell'ottica di quel leggere i segni dei tempi a cui Gesù fa riferimento. Lì Maria insegna a guardare il sole per farsi riconoscere e a guardare nella esplosione energetica di un'aurora boreale i segni che ad alcuni hanno parlato di preghiera e penitenza, ad altri di guerra.
Credo che serva  a tutti quello che lo Spirito Santo ci condivideva ieri nella preghiera: innanzitutto concederci di vedere quale sia lo squilibrio dentro e fuori di noi, quello a cui siamo tanto affezionati da costruirgli una torre. Poi di invocarlo come acqua dove l'aridità ci rende cadaveri, come fuoco dove il gelo e il vuoto ci impediscono di rinascere, come vento dove il male ci stringe tanto forte da impedirci perfino di respirare.



Se seguiamo lo Spirito Santo in questa opera di armonizzazione, la nostra vita sarà Pentecoste e potremo capire cosa Dio vuole dirci e guarire per essere quella sposa pura e senza mali che Gesù vuole incontrare.
Maranathà, vieni Signore!

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