domenica 3 marzo 2019

Un mese a san Giuseppe in un anno da dedicare a lui


All'inizio di quest'anno 2019, mi sono unita all'iniziativa lanciata da un sito colombiano cristiano che invitava a dedicare il nuovo anno a S. Giuseppe. E' il 2019 e 19 è il numero che è associato alla festa in cui la chiesa cattolica onora il suo Patrono Universale. Questo marzo, pertanto, mese in cui cade la sua festa, ho deciso di onorarlo in modo particolare dedicando alla meditazione delle sue virtù ogni giorno del mese.


Vi unite a me? Anche se il mese è già cominciato non è mai troppo tardi...
Credo che il momento storico-sociale ed ecclesiale che stiamo vivendo debba essere necessariamente dotato di una figura che ha autorità, che sia padre. Quindi, se Gesù, che è Dio, si è scelto S. Giuseppe come padre, è perchè lo ha ritenuto il migliore che ci potesse essere.
Come ho già scritto precedentemente, l'anno pastorale che stiamo vivendo, noi lo abbiamo dedicato alla meditazione sulla santità nella vita quotidiana. Poiché nel Vangelo di S. Giuseppe è scritto veramente poco, io volevo che una persona santa mi accompagnasse per mano in questo mese. Volevo l'aiuto profetico di un personaggio legato a Dio per armi accesso al cuore di padre di S. Giuseppe. Dopo qualche piccola ricerca, ho finalmente scelto!Negli anni passati, avevo letto qualche meditazione di un sacerdote salesiano che si chiama Giuseppe Tommaselli, morto nell'anno 1989. Non conoscevo la sua fama di santità, ma mi era piaciuto moltissimo. Così ho scaricato dal sito internet don-giuseppe-tomaselli.htm il suo libretto di meditazioni su S. Giuseppe e mi ritengo veramente contenta.
Provate anche voi!
Siamo solo al 3 marzo, ma per ogni giorno di meditazione c'è qualcosa di profondo che è rimasto impresso nel mio cuore. Se devo scegliere una cosa da dirvi in particolare c'è un commento bellissimo all'ultima apparizione di Fatima in cui anche S. Giuseppe viene a benedire il mondo e Gesù che ha tra le braccia ripete lo stesso gesto di suo padre.
Che sia una benedizione che si estende anche a noi, alle nostre vite, alle nostre relazioni, alla nostra storia e a tutto l'universo.
Maranathà, vieni Signore!

domenica 13 gennaio 2019

"Spiritualizzare le cose comuni e la vita quotidiana"

Il titolo che dò a questo post è la parafrasi di una frase usata da S. Josè Maria Escrivà. 
S. Josè è un grande profeta dei tempi moderni molto poco conosciuto dai più nella chiesa. Le sue intuizioni, però, sono di grande aiuto per la vita di fede in questo nostro tempo e, in più, hanno tutta la carica geniale e profetica di una persona che aveva una lente speciale per guardare la realtà.
A proposito della santità, San Josè Maria ci fa un invito che riecheggia quello di Papa Francesco nella "Gaudete et Exsultate":"...Dio vi chiama a servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana...Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca ad ognuno di voi scoprire".
(Qui trovate uno stralcio di questa sua omelia dalla sua voce diretta)  https://youtu.be/8Hcj9BCIfwo.
E' un invito affascinante.
Noi a questo invito abbiamo voluto rispondere conoscendo i santi in maniera più profonda, coloro che la chiesa ci mostra come testimoni dell'amore per Gesù.
Ieri, durante il nostro ritiro, abbiamo conosciuto una figura che ci ha letteralmente sedotto. E'un giovane che, come tutti i grandi santi napoletani, Napoli ha adottato. Si chiama Nunzio Sulprizio.


Le innumerevoli e commoventi testimonianze che il postulatore della causa ci ha raccontato ci hanno fatto vedere in questo ragazzo, morto a soli 19 anni, una persona capace di amare. Credo che proprio questa sia la sua caratteristica più santa, perchè Nunzio è riuscito ad amare, pur avendo vissuto un lungo periodo della sua vita in cui è stato maltrattato e schiavizzato. Questa sua grande capacità gli ha permesso di essere tanto amato nel suo soggiorno a Napoli e lo ha reso uno dei santi più amati della nostra città.
Nunzio ha fatto proprio quello che S. Josè dirà qualche anno dopo: ha portato l'amore di Dio nelle situazioni in cui la vita lo ha condotto: nel lavoro, alla corte di Napoli, nell'ospedale, in tutte le relazioni che ha avuto.
Mi ha ricordato la descrizione di santità che Pierluigi ha usato per sua madre, un'altra grande santa/donna normale della nostra epoca che è S. Gianna Beretta: "La figura di mia madre è una figura eccezionale di esempio per la gente, però è anche un esempio di semplicità e di normalità, infatti nella vita quotidiana era una donna come tutte le altre. Il messaggio è questo: anche attraverso una vita con problemi, fatta di paure si può comunque arrivare alla santità. Mia madre non ha fatto cose straordinarie, non ha fondato conventi, ha soltanto  vissuto in pienezza il suo ruolo di mamma, medico e moglie".
Io penso che questa eccezionale semplicità sia la chiamata profetica per gli uomini del nostro tempo, quella che preparerà la Sposa per la venuta del Re: Maranathà, Vieni Signore!

mercoledì 26 dicembre 2018

Gesù bambino e i santi

L'anno pastorale che è in corso è un momento per noi di meditazione sulla grande chiamata alla santità. Stiamo cercando di cogliere tutte le occasioni per "godere" pienamente dei tesori preziosi che chi ci ha preceduto ha conquistato in questo senso.
In questi giorni di Avvento, è stato bello meditare sul rapporto che alcuni dei nostri santi più amati avevano con Gesù Bambino. Li vogliamo condividere con voi come un dono di Natale.
Innanzitutto, vogliamo ricordare le apparizioni di Gesù Bambino a S. Pio da Pietrelcina. 
Diverse volte, in presenza di diversi testimoni, S. Pio ha ricevuto la grazia che il Bambinello gli facesse visita o che, addirittura, la statuetta di Gesù Bambino tra le sue braccia si materializzasse. A padre Pio Gesù Bambino si è mostrato piagato: una cosa del genere è un evento raro nella storia della mistica!
S. Faustina Kowalska, in diverse occasioni, vede Gesù Bambino. In particolare, in due occasioni, prima su invito di Gesù e poi su invito di Maria, Faustina ha la gioia di tenere tra le sue braccia il piccolo Gesù. Gesù le dice che vorrebbe stare sempre sul suo cuore e vorrebbe che Faustina si tenesse altrettanto piccolo per poterla tenere stretta al suo Cuore.
Anche Suor Lucia di Fatima ha avuto apparizioni di Gesù Bambino. Lo vede a Pontevedra, per ben due volte, quando le chiede di consolare il Cuore di sua Madre circondato di spine e poi una seconda volta per chiederle di sostenere la Devozione Riparatrice dei primi cinque sabati del mese.
Ho scoperto anche che la venerabile suor Maria di Agreda riceve interessanti visioni da parte di Gesù Bambino e non solo, che ha trascritto nel suo libro "Mistica Città di Dio". Le parole che Gesù Bambino le dice in una di queste apparizioni ci fanno davvero meditare: Oh Croce davvero benedetta!
Quando le tue braccia riceveranno le mie, quando riposerò su di te e quando le mie braccia, inchiodate sulle tue, si apriranno per ricevere tutti i peccatori?
Ma siccome sono venuto dal cielo con l’unico proposito di invitarvi ad imitarmi ed associarvi a me, ora e sempre sono aperte per abbracciare ed arricchire tutti gli uomini.
Quindi, tutti i ciechi, vengano alla luce. Venite, poveri, ai tesori della mia grazia.
vengano i piccoli… Vengano gli afflitti e gli oppressi … Venite semplicemente … Venite, figli di Adamo, perchè vi chiamo tutti.
Sono la Via, la Verità e la Vita e non vi negherò nulla di ciò che desiderate ricevere…
Mi offrirò io stesso come un sacrificio sulla croce, per rinnovarvi nella giustizia e nella libertà.
Se volete, vi riporterò di nuovo nel seno degli eletti e al Regno Celeste, dove sarà glorificato il Nome del Padre”.
Queste parole sembrano farci sentire dalla voce diretta di Gesù, quello che P. Raffaele diceva nella Messa di Natale commentando la foto (è il Bambinello davanti al nostro altare) che vedete qui sotto: "A Natale comincia il grande mistero della vita di Gesù che si realizzerà con la sua vittoria sul peccato e sulla morte ottenuta sulla croce. Davanti al nostro altare si sintetizza iconograficamente il mistero che Dio ha scelto per darci la vita nuova". 
 Questo mistero ci fa gridare ancora più forte e con più desiderio: "Maranathà, vieni Signore!"


sabato 8 dicembre 2018

Immacolata: Dio è il vero rivoluzionario

Oggi, per noi cattolici, è una festa importantissima e, per noi che siamo consacrati all' apostolato per gli ultimi tempi, è l'inizio della vittoria, una specie di scacco matto di Dio contro chi voleva escluderci dall'eredità.
In questo giorno celebriamo il fatto che la chiesa è stata illuminata sulla Donna di cui si parla in Genesi 3 ed ha compreso che questa Donna è la Madre dei redenti che permetterà alla Sposa, la chiesa, di diventare corona del suo Sposo, il Messia, uguale a Lui che è Dio. 
E' proprio questa, riassunto nello spazio strettissimo di una frase, la portata di rinnovamento e di grande rivoluzione di questa festa.
Io che mi sento profondamente legata al patrimonio spirituale ebraico, vedo in questa illuminazione che la Chiesa ha ricevuto e che chiama dogma, il fatto che stiamo assumendo una nuova posizione verso il nostro destino per gli ultimi tempi.
In un bellissimo articolo che trovate a questo indirizzo web:https://www.chabad.org/theJewishWoman/article_cdo/aid/685137/jewish/Voice-of-the-Bride.htm
ho letto che, negli ultimi tempi, ci sarà un passaggio nel quale l'intimità con Dio non passerà più dall'uomo alla donna, perchè Dio si rivolge all'uomo, ma la donna sarà elevata ed ispirata direttamente da Dio per l'incontro con il Messia. Questo avverrà grazie alla Madre che nei testi in ebraico viene detta "ima" (che ha una grande assonanza con Immacolata)...
In questo tempo, le parole della Scrittura, che in sé contengono già tutta la luce, si disveleranno e, a poco a poco, la verità "tutta intera"si rivelerà.
Non vi sembra che questo passaggio rievochi tanti aspetti dell'Immacolata Concezione di Maria?
L'immacolata Concezione non è solo la grazia che Maria riceve di essere concepita senza peccato, ma è la celebrazione della portata rivoluzionaria che, per noi, questo comporta: per questo privilegio colui che voleva eliminarci viene schiacciato e noi, attraverso la nuova Eva, diventiamo un popolo scelto non solo per la lotta, ma anche per il matrimonio con il Messia: "Tuo sposo è il tuo Creatore". 
Questa rivelazione, questa nuova luce su Genesi 3, sulle parole dell'angelo a Maria e su tanti altri passi che, nella Scrittura, si riferiscono alla sua missione chiave, cominciano grazie allo Spirito Santo.


E' Spirito Santo, infatti, che ha mostrato a Caterina Lobourè quella meravigliosa donna, le cui mani adorne di anelli preziosi, irradiavano luce sull'umanità e ha mostrato a Bernadette quella signora che le ha detto "Io sono l'Immacolata Concezione".
Se prestate un pò di attenzione alle vicende storiche, da quel momento la Madre ha cominciato a parlare. La donna silenziosa e meditativa del Vangelo, in questo tempo, ha cominciato ad alzare la voce. E' tempo in cui la Donna rompe il silenzio. E' tempo del grande rinnovamento della Chiesa. E' tempo di decidere da che parte stare. La Madre sta cercando, come dicono gli ebrei, di "rivelare i segreti della luce" per poter preparare il più grande matrimonio che si possa arrivare a pensare quello del genere umano con Dio.
Mi affascina tanto il momento dell'incontro di Caterina Labourè con l'Immacolata. Caterina quando vede Maria, seduta su una sedia dell'altare a Rue du Bac, scavalca la balaustra e va a poggiarsi, come una bambina, sulle ginocchia della Madre. Credo che questa sia una bella posizione fisica e spirituale per ascoltare i "segreti della luce" che Maria ci vuole rivelare.
E allora, saremo quella Sposa che con lo Spirito grida:
Maranathà, vieni Signore!"

domenica 25 novembre 2018

Il Re che ho scelto di adorare

Oggi noi cattolici celebriamo la Festa di Gesù Cristo, Re dell'Universo.
 La festa di Cristo Re è una delle feste cattoliche che più amo, perchè mette in evidenza i motivi per cui ho deciso di credere in Gesù e per cui lotto contro me stessa per seguirlo.
Il Vangelo di questo giorno ci presenta il breve dialogo tra Gesù e Pilato sulla regalità. Anche da una semplice lettura possiamo capire che Pilato parla un linguaggio completamente diverso da quello di Gesù.
Nei panni di Pilato, possiamo esserci tutti: è difficile capire uno che dice di essere re e che si fa maltrattare contemporaneamente. Se uno è re, deve dimostrare la sua regalità.
Il linguaggio che mi ha dischiuso gli occhi su quel Re,così speciale, che è un agnello che sta per essere immolato, è un altro momento di festa, una festa dell'ebraismo, Yom Kippur. 
Durante la festa di Yom Kippur, tra le altre cose, il sommo sacerdote riversa su un capro tutti i peccati  delle famiglie del popolo e, nello stesso momento, un altro capro, il cui sangue è servito ad aspergere il popolo per lavarlo dai peccati, viene poi completamente bruciato sul fuoco.
Se meditiamo bene la Parola di Dio riguardo a Gesù, possiamo ritrovare la sua presenza in tutti i protagonisti di questa festa: il sommo sacerdote, il capro su cui vengono trasferiti i peccati e il capro che viene completamente arso in offerta.
Mentre in tutti i libri della Bibbia questo mistero è velato, nell'Apocalisse, Giovanni lo svela. Egli descrive vesti candide, lavate dal Sangue dell'Agnello; descrive un Agnello - Re, seduto sul trono, perchè ha comprato con il suo sangue uomini di ogni popolo e nazione; descrive la Vita del Libro dei viventi che nessuno avrebbe potuto aprire se non l'Agnello.
Se Gesù fosse venuto ad insegnare buone regole di comportamento, vi confesso che non lo avrei seguito. Non lo avrei seguito neppure se mi avesse solo perdonato i peccati, perchè mi sarei sempre sentita una a cui è stato fatto un favore, da uno che, però, non ha mai cambiato posizione.
Gli credo e lo seguo perchè, in quel momento, davanti a Pilato e per tutto il resto di quei tre giorni, Gesù ha messo in gioco la sua umanità e la sua divinità diventando peccato come me, anzi mettendosi lui stesso nelle mani di satana quando a me era destinata quella sorte.
Come l'Agnello di Yom kippur, Dio in persona, ha scelto il mio destino da inferno per darmi la sua Vita. E poichè, come Padre Kolbe diceva, "l'amore crea", quel dono di amore ha "creato" un uomo nuovo, il Vivente che ha vinto la morte e che ha promesso che quelli che lo amano saranno viventi come Lui, nel suo Regno.
Gesù non è davanti a Pilato perchè è solo buono e mite, Egli è anche il Leone della Tribù di Giuda. Lo afferma lui stesso: "Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto...". Gesù sta lì buono a farsi ammazzare e, per questo è nato ed è venuto dal mondo, con l'obiettivo di rendere tangibile un Amore che libera dalle conseguenze dei peccati.
In quel momento, Egli è lì per me, per te, per chiunque crede in Lui come Messia per strapparlo dalle mani di satana.
Questa è la risposta che do quando mi si dice: "Ma come fai a credere in un Dio che permette tutto il male che stiamo vivendo? ".
Io gli credo perchè Gesù si è fatto peccato come me, maledizione come me. Non è stato a guardare, si è giocato tutto e lo fa, nella Messa, ogni giorno fino alla fine del mondo per me, per amore.
E per questo io lo aspetto e grido con lo Spirito:
"Maranathà, vieni Signore!"

domenica 30 settembre 2018

Il consiglio di Papa Francesco per lottare contro il diavolo e un cavaliere da imitare!

Mi è piaciuta molto la strategia di Papa Francesco per la lotta contro il diavolo in questo mese missionario: pregare ogni giorno un rosario con l'antica preghiera mariana conosciuta come "Sub Tuum Praesidium" e la preghiera a S. Michele di Papa Leone XIII.
Mi ha colpito molto, perchè proprio nel giorno in cui è stato fatto questo annuncio stavo leggendo un libro che mi avevano regalato in cui si proponeva nel mese di ottobre una meditazione per ogni mistero del Rosario di Padre Kolbe.
L'associazione viene subito in effetti, perchè ormai è da tutti risaputo che S. Massimiliano decide di creare la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata" proprio dopo aver visto sfilare a Roma un corte della massoneria con uno stendardo all'inverso in cui, cioè, il diavolo schiacciava S. Michele. Ed ecco che il giovane Padre Massimiliano si arruola per combattere contro i nemici della chiesa.
Padre Massimiliano non è una star da chiesa, come molti sacerdoti e missionari del nostro tempo. Sono in pochi a dirlo e a scriverlo, ma  S. Massimiliano è un genio, una persona intelligente, colta, piacevole, una persona calata profondamente nel mondo. Ve lo dimostro con lo stralcio di una lettera che scrive ad un suo superiore: “Non solo difendere la fede, contribuire alla salvezza della anime, ma con un ardito attacco, non badando affatto a se stessi, conquistare all’Immacolata un’anima dopo l’altra, un avamposto dopo l’altro, inalberare il suo vessillo sulle case editoriali dei quotidiani, della stampa periodica e non periodica, delle agenzie di stampa, sulle antenne radiofoniche, sugli istituti artistici, sui teatri, sulle sale cinematografiche, sui parlamenti, sui senati, [in una] parola, dappertutto su tutta la terra; inoltre vigilare affinché nessuno mai riesca a rimuovere quei vessilli”(Lettera al Provinciale padre Kornel Czupryk del 21 dicembre 1928). 
Ed è proprio questo mix di Rosario e "illuminazione del mondo", l'arma di questo grande Cavaliere che possiamo usare. 
Mi hanno raccontato che tanti anni fa, i due mesi mariani di ottobre e di maggio erano dei grandi momenti di missione ed evangelizzazione. Si invitava un missionario e da lui ci si lasciava scuotere per crescere spiritualmente. La mia proposta è invitare lui...so che lo Spirito Santo troverà, per voi, il modo per invitarlo e, per Padre Massimiliano, il modo per arrivare fino a voi. 
C'è un'immagine che mi piace tanto, forse perchè mi somiglia un pò: quella di una donna in abito da sposa che indossa anfibi da combattimento. Credo che la sposa del Messia debba essere così.
Maranathà, vieni Signore!





martedì 21 agosto 2018

Volontà di Dio e santità

Quest'anno, lo Spirito Santo ci ha ispirati a prendere in considerazione l'invito a vivere la santità nella nostra vita o, meglio, ad applicare alla nostra vita quotidiana il versetto della lettera ai Galati 2, 20: "...non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me".
Sarebbe bello poter avere la certezza che Gesù vive in me, si esprime nelle azioni che io compio, ama attraverso i miei abbracci, le mie tenerezze, i miei comportamenti. 
Credo che la grande sfida di questo nostro tempo sia precisamente questo: portare Gesù in noi nelle relazioni quotidiane, sul lavoro, nel nostro riposo e divertimento, nelle chiese...
Mi è piaciuta tanto un apoftegma, un detto dei padri del deserto sulla santità:"Un monaco egiziano disse a un anacoreta siriano, tutto eccitato, che voleva andare in città a vedere un santo che operava miracoli e che, con la sua preghiera, risuscitava i morti.
L'altro monaco, sorridendo disse: "Che strane abitudini avete da queste parti: chiamate santo chi piega Dio a fare la propria volontà. Da noi invece, chiamiamo santo chi piega la propria volontà a quella di Dio"."A mio parere, la rivoluzione copernicana del nostro modo di pensare la santità sta in questa frase. 
Noi immaginiamo il santo un pò come un mago che riesce ad ottenere da Dio quello che altri non riescono ad ottenere. Invece la santità che Dio vuole manifestare negli uomini, attraverso lo Spirito, è santificare il pezzo di tempo e di spazio in cui siamo chiamati a vivere. 
Che sfida immensa!
Noi, nel piccolo tratto di cammino spirituale di ogni anno pastorale, ci proponiamo un piccolo obiettivo. Quello dell'anno pastorale che si apre potrebbe essere proprio questo: cambiare il nostro punto di vista sulla santità. 
Sono convinta che vedremo immensi frutti di conversione nostra e di chi ci sta intorno, cominciando questa piccola/grande rivoluzione copernicana nella nostra vita. 
In questo ultimo scampolo d'estate, possiamo proprio utilizzare questi due spunti che troviamo sopra per pensare cosa lo Spirito Santo voglia dire a noi sia riguardo al lasciare che Gesù viva in noi sia riguardo al lasciare che manifesti la Sua santità in noi. 
A me le cose facili non piacciono! 
Cominciamo allora?
Maranathà, Vieni Signore Gesù!