sabato 14 luglio 2018

La Consacrazione allo Spirito Santo per non essere strangolati dalla crisi che opprime il mondo

In questo periodo mi sto interessando tantissimo alle diverse forme di povertà che la nostra società occidentale sta vivendo. Molte di esse sono aggravate in maniera prepotente dalla crisi finanziario-economica che è scoppiata in America nel 2008.
La portata di questa crisi è stata tale che l'intero sistema economico finanziario del mondo occidentale è saltato. Ne vediamo ancora gli effetti 10 anni dopo. Il nostro sistema sanitario non ha fondi, quello socioeducativo, nel quale io stessa sono impegnata, è poverissimo e carente, la scuola sta perdendo il suo valore, perchè poco valorizzata. Da 10 anni, tutte le energie economiche del nostro Paese sono state utili a mantenere in vita un'economia che è molto più magra delle vacche bibliche.
Presi dal senso di soffocamento, soccombono in tanti. Le famiglie, già cariche di tanti problemi, si distruggono. Il lavoro quotidiano è poco apprezzato, poco pagato, poco stimolante.
Il "Manifesto del Parito Comunista" si apriva con questa frase in Prefazione: "Uno spettro si aggira per l'Europa è lo spettro del Comunismo". In qualche modo, pur usando questa frase in termini positivi, Marx ed Engels avevano definito  il comunismo come uno spettro, un qualcosa che poteva essere mortale.
Io credo che un altro spettro si aggiri per l'Europa più pericoloso del Comunismo: è la deregolamentazione finanziaria. Tutto negli Stati è sottoposto a regole, la finanza invece non ne vuole. E molti stati si lasciano convincere pur avendo subito tutti i disastri della deregolamentazione. Questo spettro anarchico è incontrollabile e sa nascondersi molto bene.
Noi non sappiamo di essere gestiti da esso, eppure esso condiziona le scelte e le esistenze di quasi tutti noi in occidente. Giovani senza futuro, perchè l'economia è ferma; famiglie strangolate da debiti e problemi di ogni tipo; anziani soli e poveri...
In questi casi, quando, cioè, uno spettro si aggira per i luoghi e per le vite delle persone, gli esperti di spiritualità consigliano innanzitutto un cammino di conversione. E' necessario ripetere nelle scelte quotidiane della nostra vita quel "rinuncio" che la chiesa ci ha fatto affermare il giorno del nostro battesimo.
Poi mi piace molto pensare che in questi momenti il nostro Dio si giochi la sua carta migliore: lo Spirito Santo. 
Diversi santi e profeti di questo nostro tempo ci hanno parlato di un' azione speciale dello Spirito Santo promessa da Gesù per affrontare questi tempi di crisi. Ne cito tre in particolare, che mi stanno molto a cuore, ma voi stessi ne conoscerete tantissimi.
Il primo che voglio ricordare è S. Josè Maria Escrivà, un santo speciale a cui sono molto legata. Quest'uomo geniale ha voluto consacrare tutta la sua opera allo Spirito Santo, perchè era convinto che solo lo Spirito avrebbe guidato le persone verso i desideri del Cuore di Gesù.
Poi c'è la Beata Elena Guerra. Questa religiosa aveva ricevuto da Gesù la promessa di un'era dello Spirito Santo che avrebbe cambiato il cuore degli uomini e avrebbe portato l'umanità preparata ad incontrarsi con il Messia che sta per tornare.
C'è poi una donna messicana, la Beata Conchita Cabrera de Armida. Moglie e mamma ha avuto particolari intuizioni profetiche tra cui questa legata alla consacrazione allo Spirito Santo: "Il mondo affonda perché si allontanato dallo Spirito Santo: tutti i mali che lo affliggono hanno lì la loro origine. Il rimedio si trova in Lui: Egli il Consolatore, l’autore di ogni grazia, il legame di unione tra il Padre e il Figlio, il supremo conciliatore poiché carità, Amore increato ed eterno.
Tutto il mondo ricorra a questo Spirito Santo perché il tempo del suo regno è arrivato: quest’ultima tappa del mondo gli appartiene in modo speciale perché egli sia onorato ed esaltato.
La Chiesa lo predichi, le anime lo amino, il mondo intero gli sia consacrato ... L'intero Universo sia Consacrato allo Spirito Santo; verrà la pace insieme a una reazione morale e spirituale più grande del male da cui la terra tormentata".
Questi profeti del nostro tempo ci hanno affidato una soluzione spirituale che è molto legata alla ricchezza che la Bibbia stessa mette nelle nostre mani. L'ultimo capitolo della Bibbia, appunto, l'Apocalisse dice questa frase: "Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni".
Nel momento del ritorno del Signore lo Spirito sosterrà la sposa nell'invitare lo Sposo ad unirsi a lei.
Non ci resta che donarci completamente allo Spirito perchè possa indirizzare la nostra voce nella giusta direzione per attirare a noi l'Amato. 
Maranathà, vieni Signore!

domenica 13 maggio 2018

A Fatima Maria mostra l'interesse di Dio per l'uomo e per il destino della storia

Da quando mi sono interessata al messaggio di Fatima, l'ho trovato davvero accattivante, perchè mostra che la Madonna si stava interessando a noi, a quello che accadeva nel mondo e alle ideologie che sembravano essere buone, ma che, in pratica buone non sono state.
Guardare la realtà con la lente di Fatima ha aiutato persone come Giovanni Paolo II a dare un indirizzo alla chiesa e alla storia di cui ancora oggi godiamo i benefici.
Noi possiamo dare un indirizzo alla storia: che esperienza stimolante! Mi sembra un'occasione affascinante e imperdibile anche nel momento attuale che stiamo vivendo e che, sicuramente, è tra i periodi più oscuri e bui di tutta la storia umana.
Mezzo mondo è in guerra, l'altra metà è finanziariamente interessata a queste guerre; siamo tutti immersi in una tecnologizzazione della realtà e delle relazioni che crea indifferenza; il mercato globale sembra governare la realtà e noi "persone medie" ne subiamo passivamente le conseguenze, perchè non abbiamo neppure i parametri culturali per comprenderne la direzione. Ciò che ci dicono gli economisti cristiani è che si comporta come gli idoli descritti dalla Bibbia.
Ora come nel 1917, viviamo come se niente stesse succedendo, anzi, forse, nel 1917 un pò di dolore per la guerra terribile appena terminata il mondo la sentiva. Oggi sembriamo indifferenti a tutto, basta che abbiamo lo smartphone tra le mani.
Maria a Fatima viene a scuotere le coscienze di un mondo addormentato attraverso tre bambini che danno una nuova lente per guardare la storia. Insegna a pregare e a cambiare stile di vita e...quei giganti sono caduti tutti!
A rendere ancora più potente questo messaggio oggi, c'è la parola di Gesù: "Andate a scacciare i demoni, a guarire, a parlare nuove lingue". 
Non ci lasciamo sconfiggere dai demoni della nostra realtà che si travestono benissimo, in alcuni casi, perfino da dottrine con echi cristiani, ma che niente hanno a che vedere con la dignità della persona che Gesù ci è venuto ad insegnare. Guardiamo bene la storia! Impariamo a dire i si e i no fermi che Gesù ci invita a dire!
Ci sono nuove religioni invisibili che tentano di sedurci e di accaparrarsi il tempo, la dignità, l'amore e le passioni di ciascuno di noi.
Possiamo continuare a stare fermi dove siamo, ma non stiamo mettendo in pratica il Vangelo. Possiamo andare verso la nostra dignità, verso l'uomo perfetto di cui ci parla oggi Paolo e, allora anche noi cambieremo questa storia e la renderemo umana. Come piace a Gesù.
E allora l'olio sarà nella nostra lampada, per vederlo quando arriverà a prenderci come ha promesso oggi.

Maranathà, vieni Signore!

domenica 8 aprile 2018

Abbiamo troppa paura di sporcarci!

In questi giorni, grazie ad una ragazza della mia parrocchia, sono ritornata per un pò sul lavoro educativo di frontiera. Erano, ormai molti anni che mancavo da questa esperienza che impatta profondamente ciascuno dei livelli del tuo essere.
Ritornare alla frontiera educativa mi ha fatto pensare al fatto che, in qualche modo o a qualche livello del nostro essere, noi i bambini li temiamo, perchè abbiamo bisogno, attraverso il tipo di educazione che cerchiamo di impartire, di controllare le nostre paure.
Provate un attimo solo a pensare al tipo di educazione che fornite e chiedetevi se è rivolta a calmare qualcosa che urla in voi o a, come diceva Maria Montessori, "sviluppare il potenziale umano di quel bambino e poi andarvene per la vostra strada".
Una delle paure che i bambini risvegliano nell'adulto è la paura dello sporco. La prendo in considerazione, perchè mi sembra una delle fobie di cui la nostra società soffre profondamente.
Lo vedo quotidianamente con alcuni genitori ossessionati dalla pulizia fisica del loro bambino, lo vedo con altri che impediscono ai bambini di giocare per non sporcarsi, lo vedo anche nella paura del contatto, degli odori, nelle distanze relazionali tra le persone. Mi capita di incontrare tantissime persone, nel counseling come nella vita, che evitano il contatto con cose e persone per non sporcarsi. Forse anche il nostro modo di battezzare senza immergere fa a pugni con l'idea che siamo sporchi.
Una cosa che insegna un bambino che gioca è che non ha paura di tutte queste cose. I bambini e le bambine quando possono giocare liberamente dimenticano i loro vestiti, la loro pulizia, la distanza fisica ed emotiva con gli altri. 
Sono dentro, fanno pienamente parte, intensamente. Si sporcano perchè sono pienamente in quello che fanno.


Utilizzo questa mia esperienza personale per interrogarci un pò insieme sulla nostra vita e anche sulla nostra fede.
Ci stiamo proteggendo dallo sporcarci? Ci stiamo proteggendo attraverso una modalità compulsiva dell'igiene relazionale? Le nostre chiese dorate e incensate stanno diventando la nostra rocca/prigione per salvaguardare la pulizia della nostra anima?
A me colpisce sempre l'immagine d'amore più bella della Bibbia che è la sposa del Cantico: quella donna si definisce "bruna, ma bella...perchè il sole mi ha abbronzato".
E' l'emblema della donna che ama e, per amare, va anche contro gli ideali di bellezza e di pudicizia tipici del suo tempo. Sappiamo, infatti, dalla cultura classica che una donna, bella e ambita, doveva essere bianca, non toccata dal sole. Ma la Bibbia, i bambini e Gesù ci insegnano che chi ama non ha paura di sporcarsi fino a diventare "bruno".
Oggi è la domenica della Misercordia. C'è un dialogo tra Gesù e S. Girolamo che mi colpisce sempre tanto. Gesù chiede a S. Girolamo di donargli sempre qualcosa: "Alla fine, dopo che Girolamo ha enumerato tutte le opere buone che ricorda e siccome Gesù gli pone per l'ennesima volta la stessa domanda un po' scoraggiato e non sapendo più a che santo votarsi, finisce per balbettare: "Signore, ti ho già dato tutto, non mi resta davvero più niente!" Allora un grande silenzio piombò nella grotta e fino all'estremità del deserto di Giuda e Gesù replica un'ultima volta: "Sì, Girolamo, hai dimenticato una cosa: dammi anche i tuoi peccati, affinché possa perdonarteli".
E' come se Girolamo e noi con lui, non volessimo mettere in gioco nella nostra vita di fede, ma anche nelle nostre relazione e in tutta la nostra umanità ciò che è sporco, ciò che non va bene.
Ma se io non sono sporco, come posso lavarmi? 
Forse è il caso che iniziamo a guardare le possibilità di sporcarci per vivere pienamente ed essere perdonati profondamente.
Buona domenica della misericordia!
Maranathà, vieni Signore!

martedì 13 febbraio 2018

Purim e il volto nascosto di Dio

Il Carnevale è sempre stato una delle mie feste preferite ed ho sempre amato travestirmi. Ancora di più, da quando in parrocchia, abbiamo deciso di arricchire la bellezza della nostra festa di Carnevale con la festa biblica di Purim. Questa festa aiuta a dare un senso spirituale al Carnevale e svela il volto di Dio che si nasconde nelle vicende umane. Quest'anno, ancora di più, il nostro carnevale è arricchito di senso perchè la celebrazione della festa del Volto Santo ci aiuta a meditare sull'amore di Dio che si traveste dei volti dell'umanità e che trasforma il male in bene.
La festa di Purim ha origine da una vicenda storica del popolo di Dio narrata nel libro di Ester. Non a caso, Ester, insieme al Cantico dei Cantici, appartiene ai due unici libri presenti nella Bibbia dove il nome di Dio non viene esplicitamente menzionato. Dio si nasconde già tra le pieghe di quel libro.
Il Talmud dice che anche il nome Ester deriva da una frase che il Signore pronuncia in Deuteronomio 31,18: haster astir panai - in quel giorno io nasconderò il mio volto. 
Gli ebrei della diaspora vivono, infatti, insieme ai persiani e i loro costumi si sono molto corrotti per aver assunto lo stile di vita dei pagani. Si rompe un rapporto: gli ebrei non mostrano più Dio di cui dovrebbero essere lo specchio; Dio non c'è in quel mondo.
C'è urgente bisogno di una persona che ripari la relazione ferita tra il Volto di Dio e Israele. Proprio per questo, i rabbini mettono in evidenza l'assonanza etimologica e terminologica tra Purim e Yom Kippur. Queste due feste ci mostrano la relazione con un Volto che è stato ferito e nascosto e la necessità dell'espiazione, di portare i peccatori a Dio.
Anche se si mette Dio fuori dal proprio mondo, Dio entra. Gli ebrei non lo vedono, ma ecco che quando sono pronti i patiboli, una ragazza crede nel sogno profetico di suo zio Mardocheo e gioca la sua vita per invocare il Volto di Dio sul popolo. Prega, digiuna e offre un banchetto per tutti nel regno...
Ed ecco che Dio si manifesta e la vittoria è grande!
Quello che ho scritto sopra, mi fa ricordare molto l'intervento di Gesù. Egli è il Dio nascosto. Si nasconde come Dio nella sua umanità, nell'eucarestia, nei Sacramenti, nei poveri e nei piccoli. Se tu, però, credi che in quel Volto sia presente la gloria di Dio e "giochi la tua vita- pur" su di Lui, allora, come dice Lui stesso "vedrai la gloria di Dio".
Buona festa del Volto Santo e Buona Quaresima!
Maranathà, Vieni Signore!

domenica 7 gennaio 2018

Il mio viaggio nel presepe

Ho dedicato un pò del mio tempo libero in questo periodo natalizio a visitare presepi.
Gli anziani mi hanno raccontato che, in passato, si visitavano i presepi anche a casa delle persone per poter vedere e capire come avessero rappresentato il Natale di Gesù.
La Campania è una terra che ben si addice alla rappresentazione di presepi, anche viventi, perchè alcuni dei nostri paesi hanno l'aspetto infero e digradante tipico del caratteristico presepe napoletano.
Quando visito i presepi, porto sempre nel cuore quella meravigliosa rappresentazione natalizia dell'abate Perrucci che è la Cantata dei pastori. Quello che è oggi la Cantata è l'insieme di ciò che l'abate ha scritto e il popolo napoletano ha costruito nel tempo. E' l'integrazione tra il sacro e il popolare.
In questa splendida rappresentazione due personaggi di Napoli, pieni di difetti, fisici, psichici e spirituali, intraprendono un viaggio verso la grotta di Betlemme. Sapete cosa li guida? La fame.
Spinti proprio dalla fame, con tutte le implicazioni che essa comporta, i due personaggi, Razzullo e Sarchiapone, effettuano un viaggio, che attraverso la simbologia dei mestieri tipici della nostra terra li porterà a crescere interiormente e a trovarsi davanti alla grotta per cantare lo splendido canto di S. Alfonso che, nel tempo, è stato aggiunto alla Cantata.
Proprio come i due personaggi affamati della Cantata, mi piace osservare i presepi con lo sguardo bambino e giocoso, tenendo ogni mia fame a fior di pelle. Mi piace entrare in relazione con la gente e con la terra che mi ospita. Proprio in questi momenti scopro la grande capacità di incontro che ancora possiede la gente della nostra terra. La grande capacità di accogliere il pellegrino, il diverso, anche quando, come Razzullo e Sarchiapone, esso appare un pò strano e deforme.
E' molto bella la caratteristica di interazione tra i personaggi del presepe e i visitatori che ho visto in alcuni presepi delle nostre zone. Ed è stato ancora più bello vedere che proprio accanto a noi, nel presepe organizzato da molti miei amici della Contrada Oliva di Barra, ci fosse una Madonna nera, una ragazza di colore che rappresentava Maria.
Un'altro aspetto di grande crescita nel pellegrinaggio al presepe è la lotta. Non si arriva alla grotta senza lottare. La natura, con le condizioni atmosferiche o con l'asperità del territorio, ci mette davanti la lotta: qui a Napoli noi diciamo che chi esce a Natale incontra i diavoli, perchè essi camminano nelle nostre strade per impedire che il bambino nasca. Questo modo di dire indica l'inasprirsi della lotta per arrivare a vedere la salvezza.
E poi si arriva. E trovi davanti a te un neonato. Così comprendi che tutta quella fame che ti porti dentro puoi condividerla con un Dio che ha il tuo stesso bisogno...
Maranathà, vieni Signore!

domenica 3 dicembre 2017

Farai nascere Dio nel tuo presepe?

Il nostro presepe napoletano ha un senso profondo che diventa utilissimo ai nostri giorni per "rievangelizzare il Natale". Qui a Napoli, infatti, il presepe non è la rappresentazione della nascita di Gesù Bambino come quella che ha realizzato S. Francesco a Greccio, per capirci.
E' una cosa molto diversa.
Il presepe napoletano è accogliere la Santa Famiglia con il Bambino che sta per nascere nel nostro mondo. I luoghi, i personaggi, i significati non sono quelli della Betlemme di 2017 anni fa, ma quelli dei nostri paesi, con i nostri mestieri e i simbolismi dell'animo umano legati ai personaggi.
E' un presepe simbolico, un viaggio esperienziale nel quale si scende nel profondo dell'anima fin dentro i suoi abissi e lì si trova Dio che ci è venuto a cercare.
Nel nostro presepe il bene e il male coesistono e Gesù si mette proprio lì nel mezzo tra il bene e il male, in questa eterna lotta del nostro cuore e porta l'Amore.
Anche al Centro, ho preparato una piccola mangiatoia per Gesù: è stata adagiata su un pezzo di legno dell'albero che questa estate si è spezzato. Quel tronco non ha più radici né foglie, ma è proprio in quella parte del nostro cuore che vogliamo che venga a nascere Gesù. E' in quella parte del cuore che stiamo lavorando nei nostri percorsi di counseling. Ed è proprio quella parte di noi che produrrà meraviglie.
Ho messo la mangiatoia all'ingresso del Centro, perchè tutti prima di salire a lavorare su di sé possano guardare quel legno e predisporsi alla fioritura. Il mio amato S. Alfonso dice nel suo meraviglioso canto di Natale che con la nascita di Gesù la natura rifiorisce. Noi ci auguriamo che tutte le persone che stanno venendo al Centro possano rifiorire. 


Quest'anno mi piacerebbe fare a tutti i nostri lettori e amici una proposta. Realizzate il vostro presepe rappresentando la parte del vostro mondo in cui Dio può venire a compiere cose meravigliose, la parte del vostro mondo che ha maggiormente bisogno del Suo intervento di amore.
Sarà questo il nostro modo di cercarlo, di attenderlo, di sperare. Vivremo così il nostro Avvento. 
Poi mi racconterete le meraviglie che ha fatto quando è venuto nel vostro presepe.
Maranathà, vieni Signore!

martedì 28 novembre 2017

Due evangelizzatori che mi piacciono molto

Oggi la chiesa ricorda l'anniversario delle apparizioni di Kibeho in Ruanda.
Queste apparizioni, dopo Fatima, sono state le uniche approvate dalla chiesa.
Ancora poco approfondite, le apparizioni della Madonna in Africa hanno con sé insegnamenti preziosissimi.
In questo post volevo riflettere con voi sulla grande forza di evangelizzazione che, in questo tempo, hanno due persone sulla terra. Esse sono il papa Francesco e Maria.
Maria va in posti sconosciuti alle grandi folle del mondo, si rivolge ai bambini o ai giovani e, attraverso dei piccoli Davide, comincia a formare eserciti contro i grandi Golia della storia che non tardano a presentarsi.
E' successo così in Europa come in Africa.
Il papa sembra fare lo stesso: egli non va nelle grandi manifestazioni cattoliche, né ai grandi santuari. Lo abbiamo visto aprire le porte dell'anno della Misericordia, proprio in Africa a Bangui, nel bel mezzo della guerra della Repubblica Centrafricana. Oggi, mentre scrivo, il papa è in Myanmar, dove i cristiani sono pochi, ma non sono soli.
Un'altra cosa che hanno in comune è quella di entrare nella lotta. Essi si recano nei posti dove ci sono pericoli, lotte, guerre per portare la benedizione e la preghiera. Mi piace riprendere la mia similitudine ritornando a Kibeho. Qui la Madre del Verbo insegna ai ragazzi la benedizione. Invita a aspergere di acqua benedetta le persone presenti che i ragazzi vedono come fiori da innaffiare. La Madonna insegna a benedire e ad intercedere. E lo stesso il Papa: questa mattina ho letto che, durante l'incontro con i leader religiosi nel suo viaggio in Asia, egli ha benedetto tutti con la benedizione di Aronne. Questa benedizione è legata ad una promessa bellissima che proprio Dio fa ad Aronne: "Così porrai il mio Nome sugli israeliti ed io li benedirò" (Nm 6, 27). In modo semplice, "da fratello a fratello", ha portato il nome del Signore e la potenza del suo Volto su quelle persone e sulle loro vite. Sono convinta che la benedizione, più di qualsiasi discorso avrà potere sui cuori.
C'è un altro aspetto stupendo dell'evangelizzazione di queste due persone a noi cattolici tanto care. Sia Maria sia il papa stanno preparando il ritorno del Signore. In maniera eloquente, ce lo dice Alphonsine, una delle ragazze di Kibeho che oggi è una monaca di clausura: "Se Maria sta venendo a Kibeho, è per preparare il ritorno di suo Figlio. Il mondo si sta avvicinando alla fine. Il ritorno di Gesù è vicino. Ma la fine del mondo non è una punizione. La Vergine Maria viene per avvisarci di prepararci per il ritorno di suo Figlio. Dobbiamo soffrire con Gesù, pregare ed essere apostoli per preparare il suo ritorno”.
Francesco va in tutto il mondo a mostrare il volto di amore di Gesù, perchè sa che quando lo Sposo verrà vorrà rivedere nella sua Sposa i tratti di colei che ha saputo farsi madre dell'umanità che Egli desidera portare nel suo Regno.

Maranathà, Vieni Signore!