giovedì 4 maggio 2017

un Volto per asciugare le lacrime

Il Giubileo della Misericordia, che si è concluso, l’anno scorso è stato un momento di grande apprendimento da parte nostra sull’immagine di Dio misericordioso. 
Papa Francesco, il vicario di Gesù sulla terra, ha insistito tantissimo sul Volto della misericordia nella bolla di indizione del Giubileo e durante tutto il corso dell’anno. 
Dalla diffusione enorme della devozione verso il velo della Veronica fino ad oggi, il culto e l’adorazione del Volto Santo sono molto vivi nella chiesa di Gesù. Mi sembra, inoltre, che questo culto e questa adorazione siano importanti per gli ultimi tempi e per il ritorno glorioso di Gesù. 
Per spiegare questo voglio proporvi la lettura di due brani. Il primo è quello di una locuzione interiore avvenuta in seguito ad una prodigiosa effusione di sangue da un quadretto del Volto Santo che si trovava in Africa a Cotonou, in Benin. Il secondo è tratto dalla lettera di Papa Francesco “Misericordia et misera”. 
La descrizione dell’evento prodigioso avvenuto in Africa è riportato nel sito delle monache carmelitane scalze di Parma. 



La locuzione da parte del Padre Eterno a cui facevo riferimento sopra è la seguente: “Figli miei! Durante i giorni terribili che ci saranno sulla terra, il S. Volto del mio Divino Figlio sarà veramente di aiuto ( un vero panno per asciugare le lacrime), perché i miei figli si nasconderanno là dietro”. 
Nella Lettera Apostolica, “Misericordia et Misera”, papa Francesco dice: “La misericordia possiede anche il volto della consolazioneE’vero spesso siamo messi a dura prova, ma non deve venire mai meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione. Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui veniamo rinchiusi”. 
A mio avviso, c’è una forte correlazione tra questi due brani ed un richiamo altrettanto forte che questi due brani rimandano alla Parola di Dio. 
Innanzitutto, lo splendore del Volto del Signore che dà la salvezza. E’ molto diffuso anche in forma di giaculatoria il verso del Salmo 79: “Fa splendere il tuo volto Signore e noi saremo salvi”. Poi il legame tra la consolazione e la ricerca del Volto di Dio che possiamo leggere in Matteo 25, dove è chiaro che la nostra azione consolante mostra il volto di Dio agli altri e viceversa. Infine, il bellissimo passaggio dell’Apocalisse: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi”. E’ davvero estremamente tenero e sponsale questo versetto: ciò che asciuga le lacrime non è un oggetto, ma il Volto stesso del Signore che ci ama. 

Penso che questa sia una luce importante che ci permette di affrontare le tristezze e le afflizioni della quotidianità, cercando tra le lacrime, quel Volto, pieno di amore, che ci solleva e strofina la sua guancia contro la nostra (Os.11,4)
Il mio augurio è che presto sia io che tu possiamo trovare quel Volto...
Maranathà, Vieni Signore!

sabato 25 marzo 2017

Guarire corpo, mente e spirito attraverso la spiritualità ebraico-cristiana

Durante questa quaresima, sto scoprendo, con grande gioia, che si stanno riscoprendo a livello globale ed universale delle pratiche che, da sempre, caratterizzano l'antica tradizione ebraico-cristiana.
Voglio cominciare dal digiuno.
Sto leggendo articoli e libri sul tema del digiuno davvero interessanti.
Ci sono ricerche mediche in cui  si sottolineano i benefici del digiuno sulla salute generale dell'essere umano. Ci sono studi sull'ecologia che dimostrano quanto la pratica del digiuno dalle carni in particolari giorni della quaresima potrebbe aiutare a guarire anche il nostro pianeta.
Naturalmente, la ricchissima spiritualità ebraico cristiana non è univoca. C'è una ricchezza di modi e pratiche per digiunare tra le quali esiste un solo denominatore comune: l'amore. 
Il digiuno parte da un atto d'amore che è segno del distacco dall'egoismo e termina con un atto di amore che ci apre il cuore a qualcosa di nuovo.
La sfida di ogni quaresima è proprio questa: trovare il nostro digiuno, poi, gradualmente, trovare i modi per realizzarlo attraverso l'alimentazione, lo stile di vita, gli atti di amore.
Se non hai ancora trovato "il tuo digiuno"per questa quaresima, puoi chiedere allo Spirito Santo di suggerirti di quale digiuno hai bisogno e cominciare, piano piano, fino a raggiungere in modo completo la richiesta che il Signore ti ha fatto per essere libero dalle tue zavorre!
Se hai bisogno di aiuto puoi scrivermi qui o sulla pagina Facebook del Centro o della parrocchia.
Altro aspetto è l'uso della luce.
Fin dai tempi in cui la ritualità di Shabbat ha cominciato a prendere forma, esiste nella nostra tradizione religiosa un gesto estremamente evocativo: quello di accendere delle candele per illuminare le tenebre. Gli ebrei lo fanno ogni sabato durante lo Shabbat, molti ordini monastici accendono le luci della Resurrezione il sabato sera, lo faremo la notte di Pasqua in tutte le nostre chiese.
Anche l'alternarsi di luce ed ombra in noi, sulla terra, nelle relazioni, nelle comunità di lavoro come in quelle ecclesiali è un elemento che può essere vissuto per il benessere. Abbiamo bisogno di questo alternarsi per riposare in maniera sana, per pregare, per creare rapporti intimi.
Proprio oggi, il wwf invita a spegnere le luci per un'ora al fine di prestare attenzione al grave cambiamento climatico in atto. Sarebbe bello che noi cristiani vivessimo questo momento pensando alla luce e alle tenebre anche in maniera spirituale. Sarebbe bello anche che le nostre comunità recuperassero un segno per indicare questo alternarsi di luce e di tenebre in cui il nostro Gesù ci porta la vittoria sempre.
Infine c'è la festa. 
Ho letto che, in particolare in America, si sta recuperando il senso del sabato anche tra i cristiani.
Una lettura, secondo me, pregiudiziale del sabato ebraico ci ha portato a credere che riposare il sabato fosse eccessivo. Gesù rispettava il sabato e ne conosceva profondamente il senso. Come per ogni cosa, Egli lo ha svincolato dai legalismi degli uomini, ma non ne ha mai cancellato i principi. Noi però, abbiamo ridotto il nostro giorno di riposo ad un angosciante giorno vuoto.
Anche attraverso il ricominciare a fare festa, la riscoperta del giorno di riposo assume un senso spirituale e la domenica diventa un giorno per diffondere la resurrezione.
Chiediti come ti riposi e se ti riposi; chiediti se quando leggi questa parole la tua persona sente delle sfumature affettive che hai bisogno di recuperare per riscopriti, per riscoprire ciò che ti circonda e chi ami. 
Vissuta così la quaresima ci fa risorgere insieme a Gesù. Vuoi provare? Egli verrà e risorgere nella tua vita!
Maranathà, vieni Signore!

giovedì 2 marzo 2017

Purificare

In questa quaresima, vogliamo farci accompagnare dalla riflessione sul termine "purificare" così significativo e profondo e seguire il Signore dove ci vorrà portare fino a Pasqua.
La purificazione è un'attività molto significativa, attraverso lo quale con un'atto della volontà o uno sforzo fisico, insieme all'azione di una sostanza, si elimina lo sporco da qualcosa o qualcuno. Mi piace vederla così la quaresima come un'azione di purificazione in cui noi, con l'aiuto dello Spirito Santo, togliamo lo sporco dalle nostre vite e i segni sacramentali. 
Abbiamo cominciato la quaresima proprio con un elemento purificatore, la cenere. Oggi per noi questo segno ha perso il senso di purificazione. Nei tempi passati, invece, quando la lisciva (che si faceva con la cenere) per rendere pulite e splendenti le superfici si produceva in casa, la cenere era subito associata al concetto di pulizia e di purificazione.
Anche il digiuno ha questo significato. E' una purificazione del corpo per renderlo più attento alla voce di Dio. Qualche giorno fa, ho scoperto un articolo su internet, che mi ha fatto molto riflettere. Riguardava il digiuno quaresimale che, nei secoli passati, facevano gli abati a Montevergine. Il digiuno era di "erbe e pomi". In pratica essi si nutrivano per tutto il periodo quaresimale, esclusivamente,  di verdure e frutta. Il monachesimo proponeva, secoli fa, quel mangiare sano che oggi viene decantato tantissimo. Era per purificare anche gli organi da ciò che era "artefatto". Bisognava mangiare solo quello che veniva dalla mano di Dio. Sarebbe interessante riprendere le ricette del digiuno di Ildegarda di Bingen, che attribuiva al digiuno fatto con le erbe un grande potenziale di guarigione interiore ed esteriore.
E poi c'è l'acqua. Proprio qualche giorno prima che entrassimo nel deserto quaresimale, papa Francesco ci ha parlato della grande importanza dell'acqua e del disastro che incombe su di noi quando usiamo l'acqua senza tenere conto dei poveri e degli indifesi. Anelare all'acqua viva della Pasqua di Gesù non può non farci meditare su questo elemento fondamentale della purificazione, da cui, peraltro, dipende tutta la nostra esistenza.
In questo itinerario di purificazione, sarebbe importante che, ogni giorno,meditassimo sull'acqua nel silenzio del nostro cuore per ascoltare cosa lo Spirito Santo ci vuole dire.
 Mettiamoci in cammino nel deserto, dunque, e chiediamo a Dio di lavorare in maniera meravigliosa per la purificazione della nostra vita.
Maranathà, vieni Signore!

domenica 12 febbraio 2017

Insieme agli alberi verso Gerusalemme nuova

Nel corso di quest'anno l'approfondimento della "connessione"che esiste tra gli elementi del creato creato ha messo in evidenza quanto le nostre emozioni siano legate tantissimo ai meccanismi naturali. Molto più di quanto noi stessi ci accorgiamo.
Provate a pensare un attimino a quanto il solo passare, dopo il lungo inverno, davanti ad un albero che fiorisce scateni in voi delle reazioni di benessere inaspettate. Questo benessere non è solo emotivo, ma anche fisico e spirituale. Raccontandovi di Tu be Shevat capirete perchè.
Tu be Shevat è il momento in cui gli ebrei festeggiano la linfa che sale dalle radici al tronco e piccole gemme verdi compaiono sugli alberi. Essi attribuiscono a questo momento una forte carica spirituale e anche "riparativa".
E' vero che in tutta la Parola di Dio gli elementi della natura hanno un ruolo importantissimo. Gesù stesso in tante parabole approfondisce i legami tra mondo spirituale e mondo naturale. Ci sono due passi che spiritualmente mi hanno fatto risuonare e  mi hanno spinto a volere che questa festa si celebrasse. Il primo è "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi"(Rm8,19,22). In questo passo, Paolo mette in evidenza il comune destino dell'uomo e del creato verso la manifestazione della gloria dei figli di Dio. A me piace immaginare che la creazione ci stia accompagnando con il suo travaglio verso Gerusalemme nuova. 
L'altro passo è dal libro dell'Apocalisse:Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città (Ap.22,14). Il Sangue di Gesù con cui noi laviamo le nostre vesti ci fa sperare di poter avere accesso all'albero della vita e all'ingresso della città del Grande Re. 
In questi due passi ci sono i miei stimoli per celebrare la creazione in cui Dio ci ha collocati: l'essere in cammino insieme alla natura e il lavorare immergendo le nostre vesti e rendendole candide per mangiare i frutti dell'albero che ci darà la vita e la luce che abbiamo perso
Dal momento che in parrocchia si solennizzano, in chiave messianica, tutte le feste ebraiche, ho proposto di farlo anche per questa. Abbiamo suddiviso la festa in due momenti principali: 1. piantare un mandorlo all'esterno dell'edificio parrocchiale; 2. celebrare il bellissimo seder di Tu be Shevat.
Sono stati entrambi momenti davvero intensi.
Quando abbiamo piantato il nostro mandorlo riflettevo sul fatto che il semplice fatto di piantare sia un atto di fede e di impegno. Si ha fede che qualcosa avvenga e ci si impegna a prendersi cura di una creatura che è per noi e che parla a noi del suo mondo. Da tutto questo, come insegna la festa di Tu be Shevat, l'uomo ha tanto da imparare.
Il seder di Tu be Shevat innanzitutto, ci ha ribadito un insegnamento delle generazioni passate che forse avevamo dimenticato. L'atto di benedire per ciò che Dio ci dà.
 Per 12 volte abbiamo benedetto un frutto della terra accompagnandolo con il vino che a mano a mano diventava da bianco a rosso. Queste 12 benedizioni mi hanno ricordato quell'albero dell'Apocalisse:"In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall'altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all'anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1). Anche qui la mia mente ha sognato che, come noi, siamo chiamati ad essere, nella potenza dello Spirito Santo, figli della luce grazie alla resurrezione di Gesù, così tutti gli elementi della creazione potessero essere avvolti dalla potenza dello Spirito Santo ed essere primizie che manifestano e anticipano la grazia di quell'albero di vita le cui foglie servono a guarire le nazioni. 
Ho letto che in tante parti del mondo, lo Spirito Santo sta insegnando a chiedere la benedizione per gli uomini e per i luoghi che abitano, perchè la lotta tra il male e il bene avviene anche sugli elementi della creazione. Quindi, se il male vuole danneggiare la lode e la guarigione presenti nella creazione, noi non possiamo non emettere i gemiti inesprimibili che ci fanno invocare lo Spirito Santo per la piena redenzione in cui sia noi sia il creato manifesteremo pienamente e completamente la gloria di Gesù. 
Maranathà, vieni Signore!

venerdì 3 febbraio 2017

La riscoperta della candelora

Ci sono delle feste che, secondo me, molto più di altre hanno un valore universale. Esse si rivolgono a dei bisogni dell'animo umano che vanno al di là del periodo storico, delle latitudini, della cultura. Una di queste feste è proprio la Candelora. 
Mi piace tanto leggere le tradizioni legate alle feste tradizionali cristiane: non posso smettere di rendere lode allo Spirito Santo per come ha illuminato gli evangelizzatori nelle diverse epoche storiche. Nella festa tradizionale della Candelora affluiscono, infatti, i miti che sono alla base della nostra cultura europea, come quello di Proserpina, le tradizioni agricole, la Parola di Dio applicata nel vissuto quotidiano. Tutto è stato riportato a Gesù.
Lo scopo di questo post è proprio quello di riappropriarci orgogliosamente di queste meravigliose tradizioni senza perderle nella banalizzazione del sacro che, purtroppo, invade anche la chiesa cattolica. Per farlo voglio soffermarmi, su due elementi caratteristici della tradizione cattolica di questa festa: la candela e la fumigazione di erbe per purificare le case e le stalle.
La Parola di Dio viene applicata alla vita quotidiana benedicendo e accendendo una candela che rappresenta la luce di Gesù che Simeone ed Anna hanno avuto il dono di riconoscere.
Questa candela va custodita in casa ed accesa in occasione di calamità naturale, quando in casa c'è un moribondo, quando non si riesce a ritrovare una persona. E' un segno di fede importante, quando dentro e fuori di noi, tutto è buio e la nostra speranza vacilla. Dico con rammarico che sia i sacerdoti che i genitori educano poco a queste tradizioni e, secondo me, questo non ci consente di "portare a casa"la fede, con conseguenze nefaste non solo dal punto di vista religioso, ma anche educativo, sociale e culturale.
Il secondo aspetto a cui ho fatto riferimento, quello della purificazione delle case e delle stalle, è legato ad un altro aspetto del Vangelo di questo giorno. Al momento della presentazione del bambino, è previsto dalla legge che anche la madre faccia la purificazione. Nei luoghi di montagna e anche nelle campagne, c'era la tradizione antica di purificare gli ambienti di vita e di lavoro con un erba aromatica. Come Maria, si è purificata, così anche la casa si purifica per meditare sulla Parola di Dio. Al di là dell'efficacia, oggi anche di moda, della fumiga
zione degli ambienti, è importantissimo pensare a cosa purificare in casa nostra e invitare i membri della nostra famiglia, soprattutto i bambini a fare con noi questi gesti.
Così non solo lavoreremo per tramandare la nostra fede, ma difenderemo anche la nostra cultura, le nostre tradizioni e ci riconnetteremo in maniera profonda con il creato.
Infine, questa festa ci ricorda la condizione di attesa del Messia. Che Egli ci trovi vigilanti e con la luce accesa come le vergini sagge. 
Maranathà, vieni Signore!

venerdì 6 gennaio 2017

Voglio diventare maga!!!

All'inizio di questo nuovo anno, in maniera scherzosa, avevo pubblicato su Facebook un video tratto dal film "La spada nella roccia"in cui viene rappresentato un duello tra mago Merlino e la maga Magò. Avevo scritto a commento che mi piacerebbe diventare una sintesi tra questi due maghi.
In realtà, quest'anno nuovo, mi ha mostrato dei magi a cui più realisticamente posso assomigliare: i santi magi del Vangelo.
Stamattina, ascoltando l'omelia del papa, riflettevo su come questi uomini fantastici sono stati aperti a Dio e al suo folle irrompere nella loro vita. Innanzitutto, essi avevano una sapienza scientifica e anche  religiosa, una sapienza che li ha portati a dare valore ad un evento astronomico, di cui altri non si erano accorti o a cui non avevano saputo dare un significato tale da muovere i loro passi verso la conoscenza di ciò che stava accadendo. Arrivati a Gerusalemme, non hanno pensato di essersi sbagliati, né si sono fermati, perchè lì a palazzo non era nato nessuno. Hanno chiesto, hanno verificato, hanno continuato a guardare il cielo. Già  se ci fermassimo a questo punto del racconto, la sapienza dei magi è aperta. Essi non sono chiusi nelle regole astronomiche e astrologiche della loro scoperta, ma come veri ricercatori stanno a guardare cosa succede, pronti a mettere in discussione quello che fino a quel momento avevano scoperto.
Ecco, poi, che la stella si ferma su una casa, la casa di un bambino con la madre. Credo che Maria non abbia avuto il tempo di spiegare la discendenza davidica della famiglia, eppure essi si prostrano e adorano. Hanno fiducia nel fatto che la stella sapesse più di quanto le loro regole astronomiche sapevano decifrare e sono convinti di aver trovato il re dei Giudei che nasce per dare speranza anche a tutte le altre genti. Provate ad immaginare delle personalità di alto livello religioso e politico che si fanno convincere dalla speranza di un bambino che nasce e che appartiene ad un popolo neppure tanto importante nell'epoca in cui vivevano. Essi sono in grado di trovare una connessione spirituale tra tutto il loro bagaglio culturale e spirituale e quel bambino. 
Anche al ritorno non li vediamo rigidi. Hanno incontrato il Messia, ma continuano ad essere cercatori di Dio. Quando ritornano a casa, essi seguono un sogno. Si fidano di una dimensione ineffabile. Non si sentono arrivati, perchè gli è stato concesso di incontrare il re dei giudei che è nato. Si lasciano ancora mettere in discussione da ciò che non sanno verificare.
E' così che voglio diventare in questo nuovo anno. Francesco, nella sua omelia, alzando gli occhi dal suo foglio, come quando vuole sottolineare l'importanza di ciò che sta dicendo, ha detto dobbiamo diventare "nostalgiosi"della patria celeste, essere aperti al nuovo, allo sconcertante.
Chiedo al Signore la grazia che ha concesso ai Magi: la grazia di non idolatrare quel poco che so davanti all'immensa sapienza di Dio; la grazia di non lasciarmi abbagliare dai palazzi del potere e alla loo manipolazione; la grazia di saper cambiare direzione anche, dopo poco, che Dio si è fatto tenere nelle braccia da me. 



Questa per me è la grande magia di questi uomini ed è per questa magia che vorrei essere ricordata anche io.
Che i magi che hanno camminato per incontrare il Messia che è venuto nel mondo aiutino anche noi a  incontrare il Messia che sta tornando a rapirci!
Maranathà, vieni Signore!

giovedì 29 dicembre 2016

Piante della terra, benedite il Signore

La meditazione davanti all'albero e al presepe, in questi giorni, mi riconnette profondamente con dei vissuti arcaici interiori ed esteriori molto forti che voglio condividere con voi oggi.
Vi ho già detto, nei post precedenti che mi piace riscoprire le storie antiche del Natale, le tradizioni e le leggende che le hanno generate. In questo processo di riscoperta, incontro i grandi evangelizzatori che il cristianesimo ha avuto e resto meravigliata dall'Intelligenza che lo Spirito Santo ha saputo dare loro nello svolgimento del ministero.
Ieri, ho portato l'incenso benedetto per le stanze del nostro Centro. Ho lasciato accese solo le luci delle candele mentre si diffondeva l'odore e la benedizione di Gesù nei luoghi dove accolgo tutte le sofferenze, i pianti e le rinascite di chiunque si rivolga a noi per chiedere aiuto. Nel frattempo, il mio pensiero era rivolto ai santi evangelizzatori di cui vi ho parlato sopra. Essi sono stati in grado di relazionarsi con gli elementi, oltre che con gli uomini, perchè tutto portasse lode al Signore. Il fumo saliva al cielo e io pensavo a quell'Intelligenza che ha saputo vedere come usare con amore gli elementi della terra per il bene, per il Vangelo, per portare la guarigione.
L'incenso e i nostri sempreverdi, l'abete e il pino, hanno una profonda correlazione. Ildegarda, infatti, nel Medioevo, usava le resine di questi alberi per fumigare gli ambienti. Una sua affermazione interessante, che poi richiama anche la scelta dell'abete per l'albero di Natale da parte di S. Bonifacio, è questa: "Gli spiriti odiano l'abete ed evitano il luogo in cui esso cresce". Anche per questo noi a Natale decoriamo l'abete, perchè santi come Ildegarda e Bonifacio li hanno indicati come elementi che riportano a Cristo.
Il fumo dell'incenso ha la caratteristica di aprire all'uomo un varco di desiderio per poter raggiungere il cielo e al cielo di proteggere l'uomo. Noi oggi usiamo l'incenso in grani e trattiamo queste sostanze in maniera un pò frettolosa e generica, ma i nostri santi, anticipando i trattati di aromaterapia, hanno individuato proprio attraverso un'intelligenza che viene dallo Spirito Santo le caratteristiche terapeutiche integrali di queste sostanze. Più tardi, l'erboristeria ha cominciato a riconoscere le virtù benefiche sull'organismo e sulla psiche.
Papa Francesco ci dice che la potenza della redenzione ha avuto un impatto profetico anche sulla creazione (cfr. Laudato si). Io credo che lo Spirito Santo ci stia annunciando una nuova domenica di redenzione che si trova scritta nel libro dell'universo e che forse non siamo stati ancora in grado di leggere. Io chiedo allo Spirito Santoche ci dia questa nuova luce di interpretazione della profezia di redenzione nella natura e aspetto e offro la mia vita perchè si realizzi questa meraviglia che è descritta nel libro dell'Apocalisse:"E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.  In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1-2).
 Amen! Maranathà, vieni Signore!