martedì 13 febbraio 2018

Purim e il volto nascosto di Dio

Il Carnevale è sempre stato una delle mie feste preferite ed ho sempre amato travestirmi. Ancora di più, da quando in parrocchia, abbiamo deciso di arricchire la bellezza della nostra festa di Carnevale con la festa biblica di Purim. Questa festa aiuta a dare un senso spirituale al Carnevale e svela il volto di Dio che si nasconde nelle vicende umane. Quest'anno, ancora di più, il nostro carnevale è arricchito di senso perchè la celebrazione della festa del Volto Santo ci aiuta a meditare sull'amore di Dio che si traveste dei volti dell'umanità e che trasforma il male in bene.
La festa di Purim ha origine da una vicenda storica del popolo di Dio narrata nel libro di Ester. Non a caso, Ester, insieme al Cantico dei Cantici, appartiene ai due unici libri presenti nella Bibbia dove il nome di Dio non viene esplicitamente menzionato. Dio si nasconde già tra le pieghe di quel libro.
Il Talmud dice che anche il nome Ester deriva da una frase che il Signore pronuncia in Deuteronomio 31,18: haster astir panai - in quel giorno io nasconderò il mio volto. 
Gli ebrei della diaspora vivono, infatti, insieme ai persiani e i loro costumi si sono molto corrotti per aver assunto lo stile di vita dei pagani. Si rompe un rapporto: gli ebrei non mostrano più Dio di cui dovrebbero essere lo specchio; Dio non c'è in quel mondo.
C'è urgente bisogno di una persona che ripari la relazione ferita tra il Volto di Dio e Israele. Proprio per questo, i rabbini mettono in evidenza l'assonanza etimologica e terminologica tra Purim e Yom Kippur. Queste due feste ci mostrano la relazione con un Volto che è stato ferito e nascosto e la necessità dell'espiazione, di portare i peccatori a Dio.
Anche se si mette Dio fuori dal proprio mondo, Dio entra. Gli ebrei non lo vedono, ma ecco che quando sono pronti i patiboli, una ragazza crede nel sogno profetico di suo zio Mardocheo e gioca la sua vita per invocare il Volto di Dio sul popolo. Prega, digiuna e offre un banchetto per tutti nel regno...
Ed ecco che Dio si manifesta e la vittoria è grande!
Quello che ho scritto sopra, mi fa ricordare molto l'intervento di Gesù. Egli è il Dio nascosto. Si nasconde come Dio nella sua umanità, nell'eucarestia, nei Sacramenti, nei poveri e nei piccoli. Se tu, però, credi che in quel Volto sia presente la gloria di Dio e "giochi la tua vita- pur" su di Lui, allora, come dice Lui stesso "vedrai la gloria di Dio".
Buona festa del Volto Santo e Buona Quaresima!
Maranathà, Vieni Signore!

domenica 7 gennaio 2018

Il mio viaggio nel presepe

Ho dedicato un pò del mio tempo libero in questo periodo natalizio a visitare presepi.
Gli anziani mi hanno raccontato che, in passato, si visitavano i presepi anche a casa delle persone per poter vedere e capire come avessero rappresentato il Natale di Gesù.
La Campania è una terra che ben si addice alla rappresentazione di presepi, anche viventi, perchè alcuni dei nostri paesi hanno l'aspetto infero e digradante tipico del caratteristico presepe napoletano.
Quando visito i presepi, porto sempre nel cuore quella meravigliosa rappresentazione natalizia dell'abate Perrucci che è la Cantata dei pastori. Quello che è oggi la Cantata è l'insieme di ciò che l'abate ha scritto e il popolo napoletano ha costruito nel tempo. E' l'integrazione tra il sacro e il popolare.
In questa splendida rappresentazione due personaggi di Napoli, pieni di difetti, fisici, psichici e spirituali, intraprendono un viaggio verso la grotta di Betlemme. Sapete cosa li guida? La fame.
Spinti proprio dalla fame, con tutte le implicazioni che essa comporta, i due personaggi, Razzullo e Sarchiapone, effettuano un viaggio, che attraverso la simbologia dei mestieri tipici della nostra terra li porterà a crescere interiormente e a trovarsi davanti alla grotta per cantare lo splendido canto di S. Alfonso che, nel tempo, è stato aggiunto alla Cantata.
Proprio come i due personaggi affamati della Cantata, mi piace osservare i presepi con lo sguardo bambino e giocoso, tenendo ogni mia fame a fior di pelle. Mi piace entrare in relazione con la gente e con la terra che mi ospita. Proprio in questi momenti scopro la grande capacità di incontro che ancora possiede la gente della nostra terra. La grande capacità di accogliere il pellegrino, il diverso, anche quando, come Razzullo e Sarchiapone, esso appare un pò strano e deforme.
E' molto bella la caratteristica di interazione tra i personaggi del presepe e i visitatori che ho visto in alcuni presepi delle nostre zone. Ed è stato ancora più bello vedere che proprio accanto a noi, nel presepe organizzato da molti miei amici della Contrada Oliva di Barra, ci fosse una Madonna nera, una ragazza di colore che rappresentava Maria.
Un'altro aspetto di grande crescita nel pellegrinaggio al presepe è la lotta. Non si arriva alla grotta senza lottare. La natura, con le condizioni atmosferiche o con l'asperità del territorio, ci mette davanti la lotta: qui a Napoli noi diciamo che chi esce a Natale incontra i diavoli, perchè essi camminano nelle nostre strade per impedire che il bambino nasca. Questo modo di dire indica l'inasprirsi della lotta per arrivare a vedere la salvezza.
E poi si arriva. E trovi davanti a te un neonato. Così comprendi che tutta quella fame che ti porti dentro puoi condividerla con un Dio che ha il tuo stesso bisogno...
Maranathà, vieni Signore!

domenica 3 dicembre 2017

Farai nascere Dio nel tuo presepe?

Il nostro presepe napoletano ha un senso profondo che diventa utilissimo ai nostri giorni per "rievangelizzare il Natale". Qui a Napoli, infatti, il presepe non è la rappresentazione della nascita di Gesù Bambino come quella che ha realizzato S. Francesco a Greccio, per capirci.
E' una cosa molto diversa.
Il presepe napoletano è accogliere la Santa Famiglia con il Bambino che sta per nascere nel nostro mondo. I luoghi, i personaggi, i significati non sono quelli della Betlemme di 2017 anni fa, ma quelli dei nostri paesi, con i nostri mestieri e i simbolismi dell'animo umano legati ai personaggi.
E' un presepe simbolico, un viaggio esperienziale nel quale si scende nel profondo dell'anima fin dentro i suoi abissi e lì si trova Dio che ci è venuto a cercare.
Nel nostro presepe il bene e il male coesistono e Gesù si mette proprio lì nel mezzo tra il bene e il male, in questa eterna lotta del nostro cuore e porta l'Amore.
Anche al Centro, ho preparato una piccola mangiatoia per Gesù: è stata adagiata su un pezzo di legno dell'albero che questa estate si è spezzato. Quel tronco non ha più radici né foglie, ma è proprio in quella parte del nostro cuore che vogliamo che venga a nascere Gesù. E' in quella parte del cuore che stiamo lavorando nei nostri percorsi di counseling. Ed è proprio quella parte di noi che produrrà meraviglie.
Ho messo la mangiatoia all'ingresso del Centro, perchè tutti prima di salire a lavorare su di sé possano guardare quel legno e predisporsi alla fioritura. Il mio amato S. Alfonso dice nel suo meraviglioso canto di Natale che con la nascita di Gesù la natura rifiorisce. Noi ci auguriamo che tutte le persone che stanno venendo al Centro possano rifiorire. 


Quest'anno mi piacerebbe fare a tutti i nostri lettori e amici una proposta. Realizzate il vostro presepe rappresentando la parte del vostro mondo in cui Dio può venire a compiere cose meravigliose, la parte del vostro mondo che ha maggiormente bisogno del Suo intervento di amore.
Sarà questo il nostro modo di cercarlo, di attenderlo, di sperare. Vivremo così il nostro Avvento. 
Poi mi racconterete le meraviglie che ha fatto quando è venuto nel vostro presepe.
Maranathà, vieni Signore!

martedì 28 novembre 2017

Due evangelizzatori che mi piacciono molto

Oggi la chiesa ricorda l'anniversario delle apparizioni di Kibeho in Ruanda.
Queste apparizioni, dopo Fatima, sono state le uniche approvate dalla chiesa.
Ancora poco approfondite, le apparizioni della Madonna in Africa hanno con sé insegnamenti preziosissimi.
In questo post volevo riflettere con voi sulla grande forza di evangelizzazione che, in questo tempo, hanno due persone sulla terra. Esse sono il papa Francesco e Maria.
Maria va in posti sconosciuti alle grandi folle del mondo, si rivolge ai bambini o ai giovani e, attraverso dei piccoli Davide, comincia a formare eserciti contro i grandi Golia della storia che non tardano a presentarsi.
E' successo così in Europa come in Africa.
Il papa sembra fare lo stesso: egli non va nelle grandi manifestazioni cattoliche, né ai grandi santuari. Lo abbiamo visto aprire le porte dell'anno della Misericordia, proprio in Africa a Bangui, nel bel mezzo della guerra della Repubblica Centrafricana. Oggi, mentre scrivo, il papa è in Myanmar, dove i cristiani sono pochi, ma non sono soli.
Un'altra cosa che hanno in comune è quella di entrare nella lotta. Essi si recano nei posti dove ci sono pericoli, lotte, guerre per portare la benedizione e la preghiera. Mi piace riprendere la mia similitudine ritornando a Kibeho. Qui la Madre del Verbo insegna ai ragazzi la benedizione. Invita a aspergere di acqua benedetta le persone presenti che i ragazzi vedono come fiori da innaffiare. La Madonna insegna a benedire e ad intercedere. E lo stesso il Papa: questa mattina ho letto che, durante l'incontro con i leader religiosi nel suo viaggio in Asia, egli ha benedetto tutti con la benedizione di Aronne. Questa benedizione è legata ad una promessa bellissima che proprio Dio fa ad Aronne: "Così porrai il mio Nome sugli israeliti ed io li benedirò" (Nm 6, 27). In modo semplice, "da fratello a fratello", ha portato il nome del Signore e la potenza del suo Volto su quelle persone e sulle loro vite. Sono convinta che la benedizione, più di qualsiasi discorso avrà potere sui cuori.
C'è un altro aspetto stupendo dell'evangelizzazione di queste due persone a noi cattolici tanto care. Sia Maria sia il papa stanno preparando il ritorno del Signore. In maniera eloquente, ce lo dice Alphonsine, una delle ragazze di Kibeho che oggi è una monaca di clausura: "Se Maria sta venendo a Kibeho, è per preparare il ritorno di suo Figlio. Il mondo si sta avvicinando alla fine. Il ritorno di Gesù è vicino. Ma la fine del mondo non è una punizione. La Vergine Maria viene per avvisarci di prepararci per il ritorno di suo Figlio. Dobbiamo soffrire con Gesù, pregare ed essere apostoli per preparare il suo ritorno”.
Francesco va in tutto il mondo a mostrare il volto di amore di Gesù, perchè sa che quando lo Sposo verrà vorrà rivedere nella sua Sposa i tratti di colei che ha saputo farsi madre dell'umanità che Egli desidera portare nel suo Regno.

Maranathà, Vieni Signore!

giovedì 23 novembre 2017

I poveri e le anime del purgatorio

Ho scelto di essere cattolica, perchè nel cattolicesimo le realtà spirituali si declinano praticamente. Non mi piacciono le spiritualità troppo astratte dove le cose non sono "di carne". La spiritualità cattolica non è solamente "di carne"cioè con un cuore di carne, perchè profondamente attenta all'uomo, ma consente una comunione profonda con il mondo spirituale. Questo ci fa vedere possibilità di amare anche oltre la morte.
Questo mese di novembre la nostra tradizione cattolica lo dedica completamente alle anime del purgatorio
Vi ho già scritto quanto noi, qui a Napoli, siamo profondamente legati alle anime sante che si trovano in Purgatorio, in più, oggi voglio condividere con voi, il senso che io ho dato al fatto che papa Francesco abbia istituito in novembre la giornata del povero.
Domenica scorsa, in moltissime realtà cattoliche, si sono offerti pranzi, si sono moltiplicate opere di misericordia in favore dei poveri.
Queste azioni di misericordia per la cultura mediterranea non si fermano alla lotta alla povertà e non sono nemmeno l'alta aspirazione di vedere Gesù nel povero. Da noi, nel mese di novembre, guardare ai poveri significa creare comunione: si dà ad un povero sconosciuto per consolare un'anima abbandonata. E' una sola azione di amore che riesce a mettere in comunione il cielo, la terra e chi è in attesa di preparsi per l'incontro con il Re.
In passato, i mendicantii usavano proprio chiedere aiuto dicendo: "Rifrisc all'anim ro priatorio". Inoltre, le anime del purgatorio vengono definite "anime pezzentelle", perchè proprio come i poveri,aspettano dai vivi le preghiere per potersi presentare davanti al trono di Gesù.
Sarebbe stato bello offrire un'opera di misericordia in questo mese pensando a qualcuno che è morto e per cui nessuno prega o di cui tutti si sono dimenticati. Creerebbe legami di amore più efficaci e ci educherebbe all'umiltà, perchè forse, non tutti avremo bisogno che qualcuno ci dia da mangiare, ma tutti moriremo. E tutti vivi e morti abbiamo bisogno di atti di amore.
Per me, lo Spirito Santo ha illuminato il nostro caro papa Francesco a scegliere inconsapevolmente novembre per questa giornata del povero. E noi possiamo tutti fare il nostro gesto di misericordia facendo arrivare il nostro amore a chi non si trova più nel tempo. Chi di voi non lo ha ancora fatto, è ancora in tempo. Novembre non è ancora finito!
Non dimentichiamo di creare legami d'amore per la resurrezione.


Maranathà, vieni Signore!

venerdì 20 ottobre 2017

Gesù ti regala una spada!

E' bene che ci diciamo la verità: il nostro spirito di accoglienza in questi tempi è molto condizionato dalla paura. Gli attentati che avvengono in ogni parte del mondo, l'ultimo è di qualche giorno fa in Somalia, ci fanno guardare tutti con diffidenza. Chiunque può imbottirsi di tritolo e farsi saltare, generando morte e terrore.

Cosa fare? Come noi, che siamo di Gesù, possiamo fare la sua volontà e vincere la nostra paura? 
Qualche anno fa, il vescovo nigeriano Oliver Dashe Doeme stava pregando davanti al santissimo Sacramento e chiedeva a Gesù come combattere gli orribili attacchi terroristici di Boko Haram, affiliato all'Isis. Improvvisamente, gli appare Gesù con una spada in mano. Quando il Signore consegna la spada al vescovo, essa diventa un Rosario. Gesù gli dice per tre volte: "Boko Haram se n'è andato". 
E' molto chiaro il comando di Gesù. Egli ci sta affidando la spada del Rosario per affrontare la paura del terrore che sempre ci accompagna.
Da questa bella apparizione è nato un invito a tutti i credenti del mondo, avallata dallo stesso vescovo nigeriano: pregare il Rosario ogni giorno "per la sconfitta dell'Isis e la conversione dei suoi membri".
Mi sembra un bel modo per affidare a Gesù la nostra paura e poter accogliere  l'altro nella libertà sapendo che Maria, come a Lepanto, ci darà la vittoria.
Mancano pochi giorni alla fine del mese del Rosario e tutti noi possiamo impegnarci di più in questa preghiera che può cambiare le sorti del mondo. Non dimentichiamo che le preghiere dei bambini a Fatima e di chi ha creduto alla loro testimonianza, ci hanno fatto vedere il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo reale senza alcuno spargimento di sangue. Perchè non dovrebbe essere così anche oggi?
La vuoi una spada? Prendi un Rosario e unisciti a noi per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la venuta del Regno di Gesù!
Maranathà, vieni Signore!

lunedì 2 ottobre 2017

Un mese per meditare...sul Volto di Gesù!

In uno dei messaggi dati da Maria a Kibeho leggiamo: "Meditate il Rosario. Meditate il Rosario dei dolori della Vergine. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori".
Questo messaggio semplice, secondo me, racchiude in sé dei consigli preziosi per la crescita interiore in tutti i sensi.
In questo post, mi voglio soffermare solo su come la meditazione ci porti ad incontrare il Volto del Signore che si svela nel percorso quotidiano della vita di ognuno.
Ho scelto di cominciare con questo messaggio, perchè ottobre è il mese del Rosario e, proprio in questo mese, ci sono anche  dei santi che ci aiutano nella preghiera meditativa.
Cominciamo in ordine cronologico: il 1 ottobre la Chiesa ricorda Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Il nome religioso di Teresa non è casuale. Teresa stessa illustrerà questa sua particolare devozione in un suo disegno alla fine del primo manoscritto di Storia di un'anima. Ella si lascia ispirare da una devozione legata a Sr Maria di S. Pietro e che ha influenzato tanti santi contemporanei.Tale devozione particolare ha il compito speciale di onorare il Volto di Gesù per riparare le offese di chi non lo onora. Il 6 agosto 1896, Festa della Trasfigurazione, Teresa si consacrerà in maniera particolare al Volto Santo di Gesù con un bellissimo atto di consacrazione (lo trovate sulla pagina Facebook della nostra parrocchia).
Il 5 ottobre ricordiamo Faustyna Kowalska. Faustyna non smette di parlare al mondo ancor oggi, non solo attraverso i suoi scritti, ma anche attraverso i segni prodigiosi legati al culto alla Divina Misericordia di cui è stata prima e speciale destinataria.
In questi ultimi tempi, un fotografo di Torino, Aldo Guerreschi, ha provato a sovrapporre l'immagine che Faustyna ha fatto dipingere dal pittore Kazimorwski e ora conservata a Vilnius con l'immagine della Sindone di Torino. Il risultato della sovrapposizione è che i due volti sono quasi completamente sovrapponibili: stessa distanza tra le pupille, naso allungato, labbra identiche, baffi e barba tagliati allo stesso modo, capelli che, in entrambe le immagini, ricadono sui lati. Saverio Gaeta, l'autore da cui ho preso questa notizia, cita, a proposito di questa sovrapposizione, questo passo del Diario di Faustyna: "Una volta Gesù mi disse: - Il mio sguardo da questa immagine e tale e quale allo sguardo dalla Croce". Se la Sindone è il lenzuolo che avvolgeva l'Uomo della croce è sorprendente come ci sia questa verosimiglianza con l'immagine che Gesù ha rivelato a Faustyna nel 1931.
L'ultimo in ordine cronologico, ma primo per età anagrafica è Giuda Taddeo. Le rappresentazioni artistiche e molta letteratura patristica, storica e apocrifa ci rimandano ad un legame di Giuda Taddeo con un "panno prodigioso" su cui era impresso il Volto del Signore. E' verosimile il legame con la Sindone perchè Giuda Taddeo è stato l'evangelizzatore degli edesseni e le fonti scientifiche sul Volto del Signore confermano la presenza di un mandylion, panno su cui era impresso il Volto Santo, ad Edessa nei primi secoli della Chiesa.
Mi piace riportarvi un racconto apocrifo, riportato anche da alcuni padri della Chiesa, in cui si racconta che Taddeo abbia guarito il re di Edessa, Abgar. Quando l'apostolo si è presentato alla presenza del re, ha messo davanti a sé un panno. Il re non vedeva più Taddeo, ma un volto estremamente luminoso.
Concludo ora, ritornando al messaggio iniziale di Maria. Secondo me, meditare è questo: guardare Dio con gli occhi dell'amore e trasformarsi. E' questo che è avvenuto a questi grandi santi ed è questo che auguro che avvenga a noi in questo mese di grande meditazione. Che chiunque passi sul vostro cammino, veda il Volto luminoso di Gesù Crocifisso e Risorto. 
Maranathà, vieni Signore!