domenica 3 dicembre 2017

Farai nascere Dio nel tuo presepe?

Il nostro presepe napoletano ha un senso profondo che diventa utilissimo ai nostri giorni per "rievangelizzare il Natale". Qui a Napoli, infatti, il presepe non è la rappresentazione della nascita di Gesù Bambino come quella che ha realizzato S. Francesco a Greccio, per capirci.
E' una cosa molto diversa.
Il presepe napoletano è accogliere la Santa Famiglia con il Bambino che sta per nascere nel nostro mondo. I luoghi, i personaggi, i significati non sono quelli della Betlemme di 2017 anni fa, ma quelli dei nostri paesi, con i nostri mestieri e i simbolismi dell'animo umano legati ai personaggi.
E' un presepe simbolico, un viaggio esperienziale nel quale si scende nel profondo dell'anima fin dentro i suoi abissi e lì si trova Dio che ci è venuto a cercare.
Nel nostro presepe il bene e il male coesistono e Gesù si mette proprio lì nel mezzo tra il bene e il male, in questa eterna lotta del nostro cuore e porta l'Amore.
Anche al Centro, ho preparato una piccola mangiatoia per Gesù: è stata adagiata su un pezzo di legno dell'albero che questa estate si è spezzato. Quel tronco non ha più radici né foglie, ma è proprio in quella parte del nostro cuore che vogliamo che venga a nascere Gesù. E' in quella parte del cuore che stiamo lavorando nei nostri percorsi di counseling. Ed è proprio quella parte di noi che produrrà meraviglie.
Ho messo la mangiatoia all'ingresso del Centro, perchè tutti prima di salire a lavorare su di sé possano guardare quel legno e predisporsi alla fioritura. Il mio amato S. Alfonso dice nel suo meraviglioso canto di Natale che con la nascita di Gesù la natura rifiorisce. Noi ci auguriamo che tutte le persone che stanno venendo al Centro possano rifiorire. 


Quest'anno mi piacerebbe fare a tutti i nostri lettori e amici una proposta. Realizzate il vostro presepe rappresentando la parte del vostro mondo in cui Dio può venire a compiere cose meravigliose, la parte del vostro mondo che ha maggiormente bisogno del Suo intervento di amore.
Sarà questo il nostro modo di cercarlo, di attenderlo, di sperare. Vivremo così il nostro Avvento. 
Poi mi racconterete le meraviglie che ha fatto quando è venuto nel vostro presepe.
Maranathà, vieni Signore!

martedì 28 novembre 2017

Due evangelizzatori che mi piacciono molto

Oggi la chiesa ricorda l'anniversario delle apparizioni di Kibeho in Ruanda.
Queste apparizioni, dopo Fatima, sono state le uniche approvate dalla chiesa.
Ancora poco approfondite, le apparizioni della Madonna in Africa hanno con sé insegnamenti preziosissimi.
In questo post volevo riflettere con voi sulla grande forza di evangelizzazione che, in questo tempo, hanno due persone sulla terra. Esse sono il papa Francesco e Maria.
Maria va in posti sconosciuti alle grandi folle del mondo, si rivolge ai bambini o ai giovani e, attraverso dei piccoli Davide, comincia a formare eserciti contro i grandi Golia della storia che non tardano a presentarsi.
E' successo così in Europa come in Africa.
Il papa sembra fare lo stesso: egli non va nelle grandi manifestazioni cattoliche, né ai grandi santuari. Lo abbiamo visto aprire le porte dell'anno della Misericordia, proprio in Africa a Bangui, nel bel mezzo della guerra della Repubblica Centrafricana. Oggi, mentre scrivo, il papa è in Myanmar, dove i cristiani sono pochi, ma non sono soli.
Un'altra cosa che hanno in comune è quella di entrare nella lotta. Essi si recano nei posti dove ci sono pericoli, lotte, guerre per portare la benedizione e la preghiera. Mi piace riprendere la mia similitudine ritornando a Kibeho. Qui la Madre del Verbo insegna ai ragazzi la benedizione. Invita a aspergere di acqua benedetta le persone presenti che i ragazzi vedono come fiori da innaffiare. La Madonna insegna a benedire e ad intercedere. E lo stesso il Papa: questa mattina ho letto che, durante l'incontro con i leader religiosi nel suo viaggio in Asia, egli ha benedetto tutti con la benedizione di Aronne. Questa benedizione è legata ad una promessa bellissima che proprio Dio fa ad Aronne: "Così porrai il mio Nome sugli israeliti ed io li benedirò" (Nm 6, 27). In modo semplice, "da fratello a fratello", ha portato il nome del Signore e la potenza del suo Volto su quelle persone e sulle loro vite. Sono convinta che la benedizione, più di qualsiasi discorso avrà potere sui cuori.
C'è un altro aspetto stupendo dell'evangelizzazione di queste due persone a noi cattolici tanto care. Sia Maria sia il papa stanno preparando il ritorno del Signore. In maniera eloquente, ce lo dice Alphonsine, una delle ragazze di Kibeho che oggi è una monaca di clausura: "Se Maria sta venendo a Kibeho, è per preparare il ritorno di suo Figlio. Il mondo si sta avvicinando alla fine. Il ritorno di Gesù è vicino. Ma la fine del mondo non è una punizione. La Vergine Maria viene per avvisarci di prepararci per il ritorno di suo Figlio. Dobbiamo soffrire con Gesù, pregare ed essere apostoli per preparare il suo ritorno”.
Francesco va in tutto il mondo a mostrare il volto di amore di Gesù, perchè sa che quando lo Sposo verrà vorrà rivedere nella sua Sposa i tratti di colei che ha saputo farsi madre dell'umanità che Egli desidera portare nel suo Regno.

Maranathà, Vieni Signore!

giovedì 23 novembre 2017

I poveri e le anime del purgatorio

Ho scelto di essere cattolica, perchè nel cattolicesimo le realtà spirituali si declinano praticamente. Non mi piacciono le spiritualità troppo astratte dove le cose non sono "di carne". La spiritualità cattolica non è solamente "di carne"cioè con un cuore di carne, perchè profondamente attenta all'uomo, ma consente una comunione profonda con il mondo spirituale. Questo ci fa vedere possibilità di amare anche oltre la morte.
Questo mese di novembre la nostra tradizione cattolica lo dedica completamente alle anime del purgatorio
Vi ho già scritto quanto noi, qui a Napoli, siamo profondamente legati alle anime sante che si trovano in Purgatorio, in più, oggi voglio condividere con voi, il senso che io ho dato al fatto che papa Francesco abbia istituito in novembre la giornata del povero.
Domenica scorsa, in moltissime realtà cattoliche, si sono offerti pranzi, si sono moltiplicate opere di misericordia in favore dei poveri.
Queste azioni di misericordia per la cultura mediterranea non si fermano alla lotta alla povertà e non sono nemmeno l'alta aspirazione di vedere Gesù nel povero. Da noi, nel mese di novembre, guardare ai poveri significa creare comunione: si dà ad un povero sconosciuto per consolare un'anima abbandonata. E' una sola azione di amore che riesce a mettere in comunione il cielo, la terra e chi è in attesa di preparsi per l'incontro con il Re.
In passato, i mendicantii usavano proprio chiedere aiuto dicendo: "Rifrisc all'anim ro priatorio". Inoltre, le anime del purgatorio vengono definite "anime pezzentelle", perchè proprio come i poveri,aspettano dai vivi le preghiere per potersi presentare davanti al trono di Gesù.
Sarebbe stato bello offrire un'opera di misericordia in questo mese pensando a qualcuno che è morto e per cui nessuno prega o di cui tutti si sono dimenticati. Creerebbe legami di amore più efficaci e ci educherebbe all'umiltà, perchè forse, non tutti avremo bisogno che qualcuno ci dia da mangiare, ma tutti moriremo. E tutti vivi e morti abbiamo bisogno di atti di amore.
Per me, lo Spirito Santo ha illuminato il nostro caro papa Francesco a scegliere inconsapevolmente novembre per questa giornata del povero. E noi possiamo tutti fare il nostro gesto di misericordia facendo arrivare il nostro amore a chi non si trova più nel tempo. Chi di voi non lo ha ancora fatto, è ancora in tempo. Novembre non è ancora finito!
Non dimentichiamo di creare legami d'amore per la resurrezione.


Maranathà, vieni Signore!

venerdì 20 ottobre 2017

Gesù ti regala una spada!

E' bene che ci diciamo la verità: il nostro spirito di accoglienza in questi tempi è molto condizionato dalla paura. Gli attentati che avvengono in ogni parte del mondo, l'ultimo è di qualche giorno fa in Somalia, ci fanno guardare tutti con diffidenza. Chiunque può imbottirsi di tritolo e farsi saltare, generando morte e terrore.

Cosa fare? Come noi, che siamo di Gesù, possiamo fare la sua volontà e vincere la nostra paura? 
Qualche anno fa, il vescovo nigeriano Oliver Dashe Doeme stava pregando davanti al santissimo Sacramento e chiedeva a Gesù come combattere gli orribili attacchi terroristici di Boko Haram, affiliato all'Isis. Improvvisamente, gli appare Gesù con una spada in mano. Quando il Signore consegna la spada al vescovo, essa diventa un Rosario. Gesù gli dice per tre volte: "Boko Haram se n'è andato". 
E' molto chiaro il comando di Gesù. Egli ci sta affidando la spada del Rosario per affrontare la paura del terrore che sempre ci accompagna.
Da questa bella apparizione è nato un invito a tutti i credenti del mondo, avallata dallo stesso vescovo nigeriano: pregare il Rosario ogni giorno "per la sconfitta dell'Isis e la conversione dei suoi membri".
Mi sembra un bel modo per affidare a Gesù la nostra paura e poter accogliere  l'altro nella libertà sapendo che Maria, come a Lepanto, ci darà la vittoria.
Mancano pochi giorni alla fine del mese del Rosario e tutti noi possiamo impegnarci di più in questa preghiera che può cambiare le sorti del mondo. Non dimentichiamo che le preghiere dei bambini a Fatima e di chi ha creduto alla loro testimonianza, ci hanno fatto vedere il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo reale senza alcuno spargimento di sangue. Perchè non dovrebbe essere così anche oggi?
La vuoi una spada? Prendi un Rosario e unisciti a noi per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la venuta del Regno di Gesù!
Maranathà, vieni Signore!

lunedì 2 ottobre 2017

Un mese per meditare...sul Volto di Gesù!

In uno dei messaggi dati da Maria a Kibeho leggiamo: "Meditate il Rosario. Meditate il Rosario dei dolori della Vergine. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori".
Questo messaggio semplice, secondo me, racchiude in sé dei consigli preziosi per la crescita interiore in tutti i sensi.
In questo post, mi voglio soffermare solo su come la meditazione ci porti ad incontrare il Volto del Signore che si svela nel percorso quotidiano della vita di ognuno.
Ho scelto di cominciare con questo messaggio, perchè ottobre è il mese del Rosario e, proprio in questo mese, ci sono anche  dei santi che ci aiutano nella preghiera meditativa.
Cominciamo in ordine cronologico: il 1 ottobre la Chiesa ricorda Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Il nome religioso di Teresa non è casuale. Teresa stessa illustrerà questa sua particolare devozione in un suo disegno alla fine del primo manoscritto di Storia di un'anima. Ella si lascia ispirare da una devozione legata a Sr Maria di S. Pietro e che ha influenzato tanti santi contemporanei.Tale devozione particolare ha il compito speciale di onorare il Volto di Gesù per riparare le offese di chi non lo onora. Il 6 agosto 1896, Festa della Trasfigurazione, Teresa si consacrerà in maniera particolare al Volto Santo di Gesù con un bellissimo atto di consacrazione (lo trovate sulla pagina Facebook della nostra parrocchia).
Il 5 ottobre ricordiamo Faustyna Kowalska. Faustyna non smette di parlare al mondo ancor oggi, non solo attraverso i suoi scritti, ma anche attraverso i segni prodigiosi legati al culto alla Divina Misericordia di cui è stata prima e speciale destinataria.
In questi ultimi tempi, un fotografo di Torino, Aldo Guerreschi, ha provato a sovrapporre l'immagine che Faustyna ha fatto dipingere dal pittore Kazimorwski e ora conservata a Vilnius con l'immagine della Sindone di Torino. Il risultato della sovrapposizione è che i due volti sono quasi completamente sovrapponibili: stessa distanza tra le pupille, naso allungato, labbra identiche, baffi e barba tagliati allo stesso modo, capelli che, in entrambe le immagini, ricadono sui lati. Saverio Gaeta, l'autore da cui ho preso questa notizia, cita, a proposito di questa sovrapposizione, questo passo del Diario di Faustyna: "Una volta Gesù mi disse: - Il mio sguardo da questa immagine e tale e quale allo sguardo dalla Croce". Se la Sindone è il lenzuolo che avvolgeva l'Uomo della croce è sorprendente come ci sia questa verosimiglianza con l'immagine che Gesù ha rivelato a Faustyna nel 1931.
L'ultimo in ordine cronologico, ma primo per età anagrafica è Giuda Taddeo. Le rappresentazioni artistiche e molta letteratura patristica, storica e apocrifa ci rimandano ad un legame di Giuda Taddeo con un "panno prodigioso" su cui era impresso il Volto del Signore. E' verosimile il legame con la Sindone perchè Giuda Taddeo è stato l'evangelizzatore degli edesseni e le fonti scientifiche sul Volto del Signore confermano la presenza di un mandylion, panno su cui era impresso il Volto Santo, ad Edessa nei primi secoli della Chiesa.
Mi piace riportarvi un racconto apocrifo, riportato anche da alcuni padri della Chiesa, in cui si racconta che Taddeo abbia guarito il re di Edessa, Abgar. Quando l'apostolo si è presentato alla presenza del re, ha messo davanti a sé un panno. Il re non vedeva più Taddeo, ma un volto estremamente luminoso.
Concludo ora, ritornando al messaggio iniziale di Maria. Secondo me, meditare è questo: guardare Dio con gli occhi dell'amore e trasformarsi. E' questo che è avvenuto a questi grandi santi ed è questo che auguro che avvenga a noi in questo mese di grande meditazione. Che chiunque passi sul vostro cammino, veda il Volto luminoso di Gesù Crocifisso e Risorto. 
Maranathà, vieni Signore!



venerdì 15 settembre 2017

Non mi piacciono le statue delle Madonne piangenti e vestite di nero. Mi fa un pò impressione soffermarmi a guardare nella mia parrocchia di origine la statua della Madonna con le spade conficcate nel petto. Tendo a passare velocemente e a non guardare. Certi dolori, inevitabilmente, li vuoi tenere lontani, perchè ti rimbombano dentro. Ti creano delle esplosioni nel cuore.
Tuttavia, la mia scuola di amore che è il Centro per la famiglia e la coppia mi ha portato a guardare dei dolori che mi spaventano. Li ho "dovuti" abbracciare, e, vi garantisco che l'effetto è stato impressionante, ma più reale, perchè non si tratta di abbracciare una statua piangente, ma una persona vera.
E'impressionante che Dio ci chieda di accompagnare certi dolori, di mettere le mani in certe ingiustizie che ti fanno rabbrividire e per le quali, per quanti strumenti professionali tu possa avere, ti senti piccolo e...stavo per scrivere impotente, ma impotente no...impressionata!
Non mi sento impotente per due motivi: 1) ci sono situazioni che trovano al Centro l'ultima spiaggia di un'accoglienza empatica. Di solito le hanno attraversate tutte: professionisti della salute, preti, maghi, cartomanti, ma la situazione è così ingarbugliata che vengono lasciati soli e più poveri di prima...; 2) avviene sempre qualcosa durante i colloqui in cui io percepisco che la Speranza e la Vittoria di Gesù stanno agendo durante il colloquio. Vi faccio semplicemente un esempio: mentre una persona sta parlando di tante cose dolorose che ha fatto, di cose brutte non condivisibili, soprattutto cristianamente, all'improvviso si ferma, mi guarda e mi dice: "Tu ci credi al male? Io penso che anche nel mio caso sia intervenuto il male". Al mio semplice "si", la persona si scioglie e si apre una via di collaborazione per cominciare a vedere la luce, ad andare altrove, a credere in sé. Quando davanti ai miei occhi si apre questo squarcio, io penso al giorno della resurrezione in cui quella Donna con le spade nel petto si mette ad urlare perchè Dio ha cambiato il suo lutto in Vittoria.
Sto imparando a pensare che per stare vicino a certi dolori, per toccarli, per abbracciarli non basti un cuore buona, una buona volontà, una competenza professionale. Quello serve, ma ciò che fa la differenza è l'Amore espresso, è toccare le ferite.
L'altro giorno un ragazzo, ponendomi una grande sfida, mi ha detto: "Tu mi accompagni?". Anche lì, io mi sono sentita come quando passo davanti alla statua di quella Donna piena di spade con la voglia di girare la faccia dall'altra parte. L'ho guardato negli occhi e gli ho detto: "Ok, ti accompagno".
Sarà la forza del suo cuore e quella di Dio a mostrare la Gloria e la Vittoria in quella sofferenza.
In tutto questo lavoro, mi sento accompagnata da un uomo stupendo. Una persona che se lo ascoltate e lo vedete nei video, vi sembrerà innocuo, invece è un gigante dell'amore. Parlo di don Pino. Don Pino Puglisi. Questo grande educatore ha messo le mani nei cuori feriti di tanti giovani e penso che abbia tirato tante spade dal Cuore di quella Donna piena di dolore che è Maria, ma che è anche la Chiesa. Da don Pino mi sento protetta e spero che quando sono inorridita, con la voglia di fuggire, mi presti il suo sorriso. Quel sorriso che converte i cuori e strappa gente al male.
E chissà...può darsi che Gesù al suo ritorno mi dirà che in queste persone ferite, in quella che mi ha fatto più impressione, io ho incontrato Lui...intanto io Lo aspetto!
Maranathà, vieni Signore!

lunedì 17 luglio 2017

Ci bruciano per eliminare la nostra Bellezza

In questi giorni tante lacrime sono cadute dai nostri occhia a causa dei terribili incendi che hanno coinvolto tante parti della nostra Campania.
Il nostro Vesuvio, qui ad Ercolano, è stato completamente invaso dalle fiamme. Ci sono stati giorni in cui il cielo era rosso e il nostro Parco Nazionale bruciava in maniera inesorabile.
Abbiamo avuto paura sia perché il fuoco stava per arrivare alle abitazioni sia perchè, lo scrivo con enorme dolore, sul Vesuvio all'interno del Parco Nazionale (area protetta) vi sono ben due discariche. In quelle discariche, che sono una ripugnante macchia sulla bellezza unica del nostro territorio, sono stati sversati rifiuti tossici di ogni tipo. Se le fiamme avessero lambito le discariche si sarebbe verificata una situazione pericolosa per tutto il territorio. Avremmo pagato sulla salute, molto di più di quanto non stiamo già pagando.
Sono stati giorni difficili per noi e lo sono ancora per tanti abitanti dei paesi vesuviani.
Ieri, altri roghi sono stati appiccati a Ponticelli, proprio vicino alla parrocchia dei SS. Pietro e Paolo dove svolgiamo il nostro ministero. Alcuni amici hanno dovuto lasciare le case fino a notte inoltrata perchè c'era il rischio che l'incendio arrivasse ai loro appartamenti.
Ora, però, dopo aver alzato la voce contro queste mani criminali che vogliono deliberatamente distruggere la nostra terra per i loro interessi, voglio raccontarvi due belle esperienze di cui sono testimone.
La prima riguarda i cittadini vesuviani. Credo che si sia dato in questo giorni un bellissimo messaggio di collaborazione tra le istituzioni, il volontariato e la cittadinanza locale. Tantissime persone hanno collaborato per spegnere gli incendi, hanno difeso gli animali, si sono fatti in quattro per aiutare in qualche modo.
La seconda bella esperienza è legata ad uno dei miei luoghi del cuore. Sul Vesuvio, nei pressi di quota 1000, c'è un altare molto carino che, in tanti momenti, è stato per me luogo di meditazione. All'inizio del mio impegno parrocchiale a Ponticelli, ormai più di 10 anni fa, ho fortemente voluto che potessimo celebrare una messa in quel luogo. Proprio quel piccolo spazio sacro, grazie a Dio, non è stato toccato dagli incendi! Io credo che questo sia un segno di Dio: Egli ci dice che il nostro Vulcano è suo. 
Credo, inoltre, che questo segno ci debba convertire profondamente. Se il Vesuvio, questo simbolo così importante della nostra terra appartiene a Dio, è necessario che noi lo proteggiamo. Non possiamo lasciarlo nelle mani del male e dei suoi operatori. Questo vulcano meraviglioso è la mia, la tua identità ed è necessario rispondere direttamente e coraggiosamente per difenderlo e valorizzarlo. 
Lo stesso vale per ogni angolo del nostro territorio.
Se lasceremo che la nostra identità sia usurpata nel nostro Vesuvio, pagheremo le conseguenze perchè i nostri corpi, le nostre emozioni, le nostre anime, la nostra collettività è impastata della terra di questo vulcano. 
Maranthà, Vieni Signore!