lunedì 2 ottobre 2017

Un mese per meditare...sul Volto di Gesù!

In uno dei messaggi dati da Maria a Kibeho leggiamo: "Meditate il Rosario. Meditate il Rosario dei dolori della Vergine. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori. Cambiate i vostri cuori".
Questo messaggio semplice, secondo me, racchiude in sé dei consigli preziosi per la crescita interiore in tutti i sensi.
In questo post, mi voglio soffermare solo su come la meditazione ci porti ad incontrare il Volto del Signore che si svela nel percorso quotidiano della vita di ognuno.
Ho scelto di cominciare con questo messaggio, perchè ottobre è il mese del Rosario e, proprio in questo mese, ci sono anche  dei santi che ci aiutano nella preghiera meditativa.
Cominciamo in ordine cronologico: il 1 ottobre la Chiesa ricorda Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Il nome religioso di Teresa non è casuale. Teresa stessa illustrerà questa sua particolare devozione in un suo disegno alla fine del primo manoscritto di Storia di un'anima. Ella si lascia ispirare da una devozione legata a Sr Maria di S. Pietro e che ha influenzato tanti santi contemporanei.Tale devozione particolare ha il compito speciale di onorare il Volto di Gesù per riparare le offese di chi non lo onora. Il 6 agosto 1896, Festa della Trasfigurazione, Teresa si consacrerà in maniera particolare al Volto Santo di Gesù con un bellissimo atto di consacrazione (lo trovate sulla pagina Facebook della nostra parrocchia).
Il 5 ottobre ricordiamo Faustyna Kowalska. Faustyna non smette di parlare al mondo ancor oggi, non solo attraverso i suoi scritti, ma anche attraverso i segni prodigiosi legati al culto alla Divina Misericordia di cui è stata prima e speciale destinataria.
In questi ultimi tempi, un fotografo di Torino, Aldo Guerreschi, ha provato a sovrapporre l'immagine che Faustyna ha fatto dipingere dal pittore Kazimorwski e ora conservata a Vilnius con l'immagine della Sindone di Torino. Il risultato della sovrapposizione è che i due volti sono quasi completamente sovrapponibili: stessa distanza tra le pupille, naso allungato, labbra identiche, baffi e barba tagliati allo stesso modo, capelli che, in entrambe le immagini, ricadono sui lati. Saverio Gaeta, l'autore da cui ho preso questa notizia, cita, a proposito di questa sovrapposizione, questo passo del Diario di Faustyna: "Una volta Gesù mi disse: - Il mio sguardo da questa immagine e tale e quale allo sguardo dalla Croce". Se la Sindone è il lenzuolo che avvolgeva l'Uomo della croce è sorprendente come ci sia questa verosimiglianza con l'immagine che Gesù ha rivelato a Faustyna nel 1931.
L'ultimo in ordine cronologico, ma primo per età anagrafica è Giuda Taddeo. Le rappresentazioni artistiche e molta letteratura patristica, storica e apocrifa ci rimandano ad un legame di Giuda Taddeo con un "panno prodigioso" su cui era impresso il Volto del Signore. E' verosimile il legame con la Sindone perchè Giuda Taddeo è stato l'evangelizzatore degli edesseni e le fonti scientifiche sul Volto del Signore confermano la presenza di un mandylion, panno su cui era impresso il Volto Santo, ad Edessa nei primi secoli della Chiesa.
Mi piace riportarvi un racconto apocrifo, riportato anche da alcuni padri della Chiesa, in cui si racconta che Taddeo abbia guarito il re di Edessa, Abgar. Quando l'apostolo si è presentato alla presenza del re, ha messo davanti a sé un panno. Il re non vedeva più Taddeo, ma un volto estremamente luminoso.
Concludo ora, ritornando al messaggio iniziale di Maria. Secondo me, meditare è questo: guardare Dio con gli occhi dell'amore e trasformarsi. E' questo che è avvenuto a questi grandi santi ed è questo che auguro che avvenga a noi in questo mese di grande meditazione. Che chiunque passi sul vostro cammino, veda il Volto luminoso di Gesù Crocifisso e Risorto. 
Maranathà, vieni Signore!



venerdì 15 settembre 2017

Non mi piacciono le statue delle Madonne piangenti e vestite di nero. Mi fa un pò impressione soffermarmi a guardare nella mia parrocchia di origine la statua della Madonna con le spade conficcate nel petto. Tendo a passare velocemente e a non guardare. Certi dolori, inevitabilmente, li vuoi tenere lontani, perchè ti rimbombano dentro. Ti creano delle esplosioni nel cuore.
Tuttavia, la mia scuola di amore che è il Centro per la famiglia e la coppia mi ha portato a guardare dei dolori che mi spaventano. Li ho "dovuti" abbracciare, e, vi garantisco che l'effetto è stato impressionante, ma più reale, perchè non si tratta di abbracciare una statua piangente, ma una persona vera.
E'impressionante che Dio ci chieda di accompagnare certi dolori, di mettere le mani in certe ingiustizie che ti fanno rabbrividire e per le quali, per quanti strumenti professionali tu possa avere, ti senti piccolo e...stavo per scrivere impotente, ma impotente no...impressionata!
Non mi sento impotente per due motivi: 1) ci sono situazioni che trovano al Centro l'ultima spiaggia di un'accoglienza empatica. Di solito le hanno attraversate tutte: professionisti della salute, preti, maghi, cartomanti, ma la situazione è così ingarbugliata che vengono lasciati soli e più poveri di prima...; 2) avviene sempre qualcosa durante i colloqui in cui io percepisco che la Speranza e la Vittoria di Gesù stanno agendo durante il colloquio. Vi faccio semplicemente un esempio: mentre una persona sta parlando di tante cose dolorose che ha fatto, di cose brutte non condivisibili, soprattutto cristianamente, all'improvviso si ferma, mi guarda e mi dice: "Tu ci credi al male? Io penso che anche nel mio caso sia intervenuto il male". Al mio semplice "si", la persona si scioglie e si apre una via di collaborazione per cominciare a vedere la luce, ad andare altrove, a credere in sé. Quando davanti ai miei occhi si apre questo squarcio, io penso al giorno della resurrezione in cui quella Donna con le spade nel petto si mette ad urlare perchè Dio ha cambiato il suo lutto in Vittoria.
Sto imparando a pensare che per stare vicino a certi dolori, per toccarli, per abbracciarli non basti un cuore buona, una buona volontà, una competenza professionale. Quello serve, ma ciò che fa la differenza è l'Amore espresso, è toccare le ferite.
L'altro giorno un ragazzo, ponendomi una grande sfida, mi ha detto: "Tu mi accompagni?". Anche lì, io mi sono sentita come quando passo davanti alla statua di quella Donna piena di spade con la voglia di girare la faccia dall'altra parte. L'ho guardato negli occhi e gli ho detto: "Ok, ti accompagno".
Sarà la forza del suo cuore e quella di Dio a mostrare la Gloria e la Vittoria in quella sofferenza.
In tutto questo lavoro, mi sento accompagnata da un uomo stupendo. Una persona che se lo ascoltate e lo vedete nei video, vi sembrerà innocuo, invece è un gigante dell'amore. Parlo di don Pino. Don Pino Puglisi. Questo grande educatore ha messo le mani nei cuori feriti di tanti giovani e penso che abbia tirato tante spade dal Cuore di quella Donna piena di dolore che è Maria, ma che è anche la Chiesa. Da don Pino mi sento protetta e spero che quando sono inorridita, con la voglia di fuggire, mi presti il suo sorriso. Quel sorriso che converte i cuori e strappa gente al male.
E chissà...può darsi che Gesù al suo ritorno mi dirà che in queste persone ferite, in quella che mi ha fatto più impressione, io ho incontrato Lui...intanto io Lo aspetto!
Maranathà, vieni Signore!

lunedì 17 luglio 2017

Ci bruciano per eliminare la nostra Bellezza

In questi giorni tante lacrime sono cadute dai nostri occhia a causa dei terribili incendi che hanno coinvolto tante parti della nostra Campania.
Il nostro Vesuvio, qui ad Ercolano, è stato completamente invaso dalle fiamme. Ci sono stati giorni in cui il cielo era rosso e il nostro Parco Nazionale bruciava in maniera inesorabile.
Abbiamo avuto paura sia perché il fuoco stava per arrivare alle abitazioni sia perchè, lo scrivo con enorme dolore, sul Vesuvio all'interno del Parco Nazionale (area protetta) vi sono ben due discariche. In quelle discariche, che sono una ripugnante macchia sulla bellezza unica del nostro territorio, sono stati sversati rifiuti tossici di ogni tipo. Se le fiamme avessero lambito le discariche si sarebbe verificata una situazione pericolosa per tutto il territorio. Avremmo pagato sulla salute, molto di più di quanto non stiamo già pagando.
Sono stati giorni difficili per noi e lo sono ancora per tanti abitanti dei paesi vesuviani.
Ieri, altri roghi sono stati appiccati a Ponticelli, proprio vicino alla parrocchia dei SS. Pietro e Paolo dove svolgiamo il nostro ministero. Alcuni amici hanno dovuto lasciare le case fino a notte inoltrata perchè c'era il rischio che l'incendio arrivasse ai loro appartamenti.
Ora, però, dopo aver alzato la voce contro queste mani criminali che vogliono deliberatamente distruggere la nostra terra per i loro interessi, voglio raccontarvi due belle esperienze di cui sono testimone.
La prima riguarda i cittadini vesuviani. Credo che si sia dato in questo giorni un bellissimo messaggio di collaborazione tra le istituzioni, il volontariato e la cittadinanza locale. Tantissime persone hanno collaborato per spegnere gli incendi, hanno difeso gli animali, si sono fatti in quattro per aiutare in qualche modo.
La seconda bella esperienza è legata ad uno dei miei luoghi del cuore. Sul Vesuvio, nei pressi di quota 1000, c'è un altare molto carino che, in tanti momenti, è stato per me luogo di meditazione. All'inizio del mio impegno parrocchiale a Ponticelli, ormai più di 10 anni fa, ho fortemente voluto che potessimo celebrare una messa in quel luogo. Proprio quel piccolo spazio sacro, grazie a Dio, non è stato toccato dagli incendi! Io credo che questo sia un segno di Dio: Egli ci dice che il nostro Vulcano è suo. 
Credo, inoltre, che questo segno ci debba convertire profondamente. Se il Vesuvio, questo simbolo così importante della nostra terra appartiene a Dio, è necessario che noi lo proteggiamo. Non possiamo lasciarlo nelle mani del male e dei suoi operatori. Questo vulcano meraviglioso è la mia, la tua identità ed è necessario rispondere direttamente e coraggiosamente per difenderlo e valorizzarlo. 
Lo stesso vale per ogni angolo del nostro territorio.
Se lasceremo che la nostra identità sia usurpata nel nostro Vesuvio, pagheremo le conseguenze perchè i nostri corpi, le nostre emozioni, le nostre anime, la nostra collettività è impastata della terra di questo vulcano. 
Maranthà, Vieni Signore!

giovedì 4 maggio 2017

un Volto per asciugare le lacrime

Il Giubileo della Misericordia, che si è concluso, l’anno scorso è stato un momento di grande apprendimento da parte nostra sull’immagine di Dio misericordioso. 
Papa Francesco, il vicario di Gesù sulla terra, ha insistito tantissimo sul Volto della misericordia nella bolla di indizione del Giubileo e durante tutto il corso dell’anno. 
Dalla diffusione enorme della devozione verso il velo della Veronica fino ad oggi, il culto e l’adorazione del Volto Santo sono molto vivi nella chiesa di Gesù. Mi sembra, inoltre, che questo culto e questa adorazione siano importanti per gli ultimi tempi e per il ritorno glorioso di Gesù. 
Per spiegare questo voglio proporvi la lettura di due brani. Il primo è quello di una locuzione interiore avvenuta in seguito ad una prodigiosa effusione di sangue da un quadretto del Volto Santo che si trovava in Africa a Cotonou, in Benin. Il secondo è tratto dalla lettera di Papa Francesco “Misericordia et misera”. 
La descrizione dell’evento prodigioso avvenuto in Africa è riportato nel sito delle monache carmelitane scalze di Parma. 



La locuzione da parte del Padre Eterno a cui facevo riferimento sopra è la seguente: “Figli miei! Durante i giorni terribili che ci saranno sulla terra, il S. Volto del mio Divino Figlio sarà veramente di aiuto ( un vero panno per asciugare le lacrime), perché i miei figli si nasconderanno là dietro”. 
Nella Lettera Apostolica, “Misericordia et Misera”, papa Francesco dice: “La misericordia possiede anche il volto della consolazioneE’vero spesso siamo messi a dura prova, ma non deve venire mai meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione. Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui veniamo rinchiusi”. 
A mio avviso, c’è una forte correlazione tra questi due brani ed un richiamo altrettanto forte che questi due brani rimandano alla Parola di Dio. 
Innanzitutto, lo splendore del Volto del Signore che dà la salvezza. E’ molto diffuso anche in forma di giaculatoria il verso del Salmo 79: “Fa splendere il tuo volto Signore e noi saremo salvi”. Poi il legame tra la consolazione e la ricerca del Volto di Dio che possiamo leggere in Matteo 25, dove è chiaro che la nostra azione consolante mostra il volto di Dio agli altri e viceversa. Infine, il bellissimo passaggio dell’Apocalisse: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi”. E’ davvero estremamente tenero e sponsale questo versetto: ciò che asciuga le lacrime non è un oggetto, ma il Volto stesso del Signore che ci ama. 

Penso che questa sia una luce importante che ci permette di affrontare le tristezze e le afflizioni della quotidianità, cercando tra le lacrime, quel Volto, pieno di amore, che ci solleva e strofina la sua guancia contro la nostra (Os.11,4)
Il mio augurio è che presto sia io che tu possiamo trovare quel Volto...
Maranathà, Vieni Signore!

sabato 25 marzo 2017

Guarire corpo, mente e spirito attraverso la spiritualità ebraico-cristiana

Durante questa quaresima, sto scoprendo, con grande gioia, che si stanno riscoprendo a livello globale ed universale delle pratiche che, da sempre, caratterizzano l'antica tradizione ebraico-cristiana.
Voglio cominciare dal digiuno.
Sto leggendo articoli e libri sul tema del digiuno davvero interessanti.
Ci sono ricerche mediche in cui  si sottolineano i benefici del digiuno sulla salute generale dell'essere umano. Ci sono studi sull'ecologia che dimostrano quanto la pratica del digiuno dalle carni in particolari giorni della quaresima potrebbe aiutare a guarire anche il nostro pianeta.
Naturalmente, la ricchissima spiritualità ebraico cristiana non è univoca. C'è una ricchezza di modi e pratiche per digiunare tra le quali esiste un solo denominatore comune: l'amore. 
Il digiuno parte da un atto d'amore che è segno del distacco dall'egoismo e termina con un atto di amore che ci apre il cuore a qualcosa di nuovo.
La sfida di ogni quaresima è proprio questa: trovare il nostro digiuno, poi, gradualmente, trovare i modi per realizzarlo attraverso l'alimentazione, lo stile di vita, gli atti di amore.
Se non hai ancora trovato "il tuo digiuno"per questa quaresima, puoi chiedere allo Spirito Santo di suggerirti di quale digiuno hai bisogno e cominciare, piano piano, fino a raggiungere in modo completo la richiesta che il Signore ti ha fatto per essere libero dalle tue zavorre!
Se hai bisogno di aiuto puoi scrivermi qui o sulla pagina Facebook del Centro o della parrocchia.
Altro aspetto è l'uso della luce.
Fin dai tempi in cui la ritualità di Shabbat ha cominciato a prendere forma, esiste nella nostra tradizione religiosa un gesto estremamente evocativo: quello di accendere delle candele per illuminare le tenebre. Gli ebrei lo fanno ogni sabato durante lo Shabbat, molti ordini monastici accendono le luci della Resurrezione il sabato sera, lo faremo la notte di Pasqua in tutte le nostre chiese.
Anche l'alternarsi di luce ed ombra in noi, sulla terra, nelle relazioni, nelle comunità di lavoro come in quelle ecclesiali è un elemento che può essere vissuto per il benessere. Abbiamo bisogno di questo alternarsi per riposare in maniera sana, per pregare, per creare rapporti intimi.
Proprio oggi, il wwf invita a spegnere le luci per un'ora al fine di prestare attenzione al grave cambiamento climatico in atto. Sarebbe bello che noi cristiani vivessimo questo momento pensando alla luce e alle tenebre anche in maniera spirituale. Sarebbe bello anche che le nostre comunità recuperassero un segno per indicare questo alternarsi di luce e di tenebre in cui il nostro Gesù ci porta la vittoria sempre.
Infine c'è la festa. 
Ho letto che, in particolare in America, si sta recuperando il senso del sabato anche tra i cristiani.
Una lettura, secondo me, pregiudiziale del sabato ebraico ci ha portato a credere che riposare il sabato fosse eccessivo. Gesù rispettava il sabato e ne conosceva profondamente il senso. Come per ogni cosa, Egli lo ha svincolato dai legalismi degli uomini, ma non ne ha mai cancellato i principi. Noi però, abbiamo ridotto il nostro giorno di riposo ad un angosciante giorno vuoto.
Anche attraverso il ricominciare a fare festa, la riscoperta del giorno di riposo assume un senso spirituale e la domenica diventa un giorno per diffondere la resurrezione.
Chiediti come ti riposi e se ti riposi; chiediti se quando leggi questa parole la tua persona sente delle sfumature affettive che hai bisogno di recuperare per riscopriti, per riscoprire ciò che ti circonda e chi ami. 
Vissuta così la quaresima ci fa risorgere insieme a Gesù. Vuoi provare? Egli verrà e risorgere nella tua vita!
Maranathà, vieni Signore!

giovedì 2 marzo 2017

Purificare

In questa quaresima, vogliamo farci accompagnare dalla riflessione sul termine "purificare" così significativo e profondo e seguire il Signore dove ci vorrà portare fino a Pasqua.
La purificazione è un'attività molto significativa, attraverso lo quale con un'atto della volontà o uno sforzo fisico, insieme all'azione di una sostanza, si elimina lo sporco da qualcosa o qualcuno. Mi piace vederla così la quaresima come un'azione di purificazione in cui noi, con l'aiuto dello Spirito Santo, togliamo lo sporco dalle nostre vite e i segni sacramentali. 
Abbiamo cominciato la quaresima proprio con un elemento purificatore, la cenere. Oggi per noi questo segno ha perso il senso di purificazione. Nei tempi passati, invece, quando la lisciva (che si faceva con la cenere) per rendere pulite e splendenti le superfici si produceva in casa, la cenere era subito associata al concetto di pulizia e di purificazione.
Anche il digiuno ha questo significato. E' una purificazione del corpo per renderlo più attento alla voce di Dio. Qualche giorno fa, ho scoperto un articolo su internet, che mi ha fatto molto riflettere. Riguardava il digiuno quaresimale che, nei secoli passati, facevano gli abati a Montevergine. Il digiuno era di "erbe e pomi". In pratica essi si nutrivano per tutto il periodo quaresimale, esclusivamente,  di verdure e frutta. Il monachesimo proponeva, secoli fa, quel mangiare sano che oggi viene decantato tantissimo. Era per purificare anche gli organi da ciò che era "artefatto". Bisognava mangiare solo quello che veniva dalla mano di Dio. Sarebbe interessante riprendere le ricette del digiuno di Ildegarda di Bingen, che attribuiva al digiuno fatto con le erbe un grande potenziale di guarigione interiore ed esteriore.
E poi c'è l'acqua. Proprio qualche giorno prima che entrassimo nel deserto quaresimale, papa Francesco ci ha parlato della grande importanza dell'acqua e del disastro che incombe su di noi quando usiamo l'acqua senza tenere conto dei poveri e degli indifesi. Anelare all'acqua viva della Pasqua di Gesù non può non farci meditare su questo elemento fondamentale della purificazione, da cui, peraltro, dipende tutta la nostra esistenza.
In questo itinerario di purificazione, sarebbe importante che, ogni giorno,meditassimo sull'acqua nel silenzio del nostro cuore per ascoltare cosa lo Spirito Santo ci vuole dire.
 Mettiamoci in cammino nel deserto, dunque, e chiediamo a Dio di lavorare in maniera meravigliosa per la purificazione della nostra vita.
Maranathà, vieni Signore!

domenica 12 febbraio 2017

Insieme agli alberi verso Gerusalemme nuova

Nel corso di quest'anno l'approfondimento della "connessione"che esiste tra gli elementi del creato creato ha messo in evidenza quanto le nostre emozioni siano legate tantissimo ai meccanismi naturali. Molto più di quanto noi stessi ci accorgiamo.
Provate a pensare un attimino a quanto il solo passare, dopo il lungo inverno, davanti ad un albero che fiorisce scateni in voi delle reazioni di benessere inaspettate. Questo benessere non è solo emotivo, ma anche fisico e spirituale. Raccontandovi di Tu be Shevat capirete perchè.
Tu be Shevat è il momento in cui gli ebrei festeggiano la linfa che sale dalle radici al tronco e piccole gemme verdi compaiono sugli alberi. Essi attribuiscono a questo momento una forte carica spirituale e anche "riparativa".
E' vero che in tutta la Parola di Dio gli elementi della natura hanno un ruolo importantissimo. Gesù stesso in tante parabole approfondisce i legami tra mondo spirituale e mondo naturale. Ci sono due passi che spiritualmente mi hanno fatto risuonare e  mi hanno spinto a volere che questa festa si celebrasse. Il primo è "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi"(Rm8,19,22). In questo passo, Paolo mette in evidenza il comune destino dell'uomo e del creato verso la manifestazione della gloria dei figli di Dio. A me piace immaginare che la creazione ci stia accompagnando con il suo travaglio verso Gerusalemme nuova. 
L'altro passo è dal libro dell'Apocalisse:Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città (Ap.22,14). Il Sangue di Gesù con cui noi laviamo le nostre vesti ci fa sperare di poter avere accesso all'albero della vita e all'ingresso della città del Grande Re. 
In questi due passi ci sono i miei stimoli per celebrare la creazione in cui Dio ci ha collocati: l'essere in cammino insieme alla natura e il lavorare immergendo le nostre vesti e rendendole candide per mangiare i frutti dell'albero che ci darà la vita e la luce che abbiamo perso
Dal momento che in parrocchia si solennizzano, in chiave messianica, tutte le feste ebraiche, ho proposto di farlo anche per questa. Abbiamo suddiviso la festa in due momenti principali: 1. piantare un mandorlo all'esterno dell'edificio parrocchiale; 2. celebrare il bellissimo seder di Tu be Shevat.
Sono stati entrambi momenti davvero intensi.
Quando abbiamo piantato il nostro mandorlo riflettevo sul fatto che il semplice fatto di piantare sia un atto di fede e di impegno. Si ha fede che qualcosa avvenga e ci si impegna a prendersi cura di una creatura che è per noi e che parla a noi del suo mondo. Da tutto questo, come insegna la festa di Tu be Shevat, l'uomo ha tanto da imparare.
Il seder di Tu be Shevat innanzitutto, ci ha ribadito un insegnamento delle generazioni passate che forse avevamo dimenticato. L'atto di benedire per ciò che Dio ci dà.
 Per 12 volte abbiamo benedetto un frutto della terra accompagnandolo con il vino che a mano a mano diventava da bianco a rosso. Queste 12 benedizioni mi hanno ricordato quell'albero dell'Apocalisse:"In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall'altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all'anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1). Anche qui la mia mente ha sognato che, come noi, siamo chiamati ad essere, nella potenza dello Spirito Santo, figli della luce grazie alla resurrezione di Gesù, così tutti gli elementi della creazione potessero essere avvolti dalla potenza dello Spirito Santo ed essere primizie che manifestano e anticipano la grazia di quell'albero di vita le cui foglie servono a guarire le nazioni. 
Ho letto che in tante parti del mondo, lo Spirito Santo sta insegnando a chiedere la benedizione per gli uomini e per i luoghi che abitano, perchè la lotta tra il male e il bene avviene anche sugli elementi della creazione. Quindi, se il male vuole danneggiare la lode e la guarigione presenti nella creazione, noi non possiamo non emettere i gemiti inesprimibili che ci fanno invocare lo Spirito Santo per la piena redenzione in cui sia noi sia il creato manifesteremo pienamente e completamente la gloria di Gesù. 
Maranathà, vieni Signore!