Passa ai contenuti principali

Un modo nuovo (o forse no) di vivere il tempo

Probabilmente, la sapienza spirituale cristiana ha sempre considerato questo aspetto di cui sto per scrivere, ma i ritmi frenetici e "l'artificializzazione" degli ambienti in cui viviamo, ci hanno fatto perdere di vista l'armonia, o meglio, la terapia che la santificazione del tempo porta in sé.
Avete mai riflettuto sul fatto che le feste tradizionali di alcuni santi e le feste bibliche d'Israele abbiano in sé lo scopo di valorizzare il cambiamento che viene dai cicli della natura e di armonizzare corpo, mente e spirito?
Noi, quest'anno, come già vi avevo anticipato, ci stiamo muovendo in questa direzione, spinti soprattutto dal dono nuovo che lo Spirito Santo ci ha fatto nel Giubileo della Misericordia: le due nuove opere di misericordia verso il creato.
A questo proposito, voglio raccontarvi due momenti significativi che abbiamo vissuto: la festa biblica di Sukkot e l'affidamento dell'autunno a S. Michele. 
Ogni anno celebriamo le feste bibliche in versione cristiana, nel senso che viviamo le feste del popolo di Israele adattandole al significato che esse possono avere nella valorizzazione del tempo liturgico che stiamo vivendo. In particolare, quest'anno abbiamo sottolineato in maniera più forte l'originale dimensione agricola di questa festa. Abbiamo portato a Dio ciò che la natura ci ha dato e abbiamo anche messo nelle Sue mani il frutto del nostro lavoro pastorale ringraziandolo per tutto ciò che ci  ha dato. Abbiamo benedetto l'acqua con la consapevolezza che è Dio che provvede dal cielo ciò che ci è necessario per la nostra vita. Abbiamo pregato nella tenda per vivere il cammino che Dio ci fa fare attraverso lo scorrere del tempo per realizzare con noi la tenda nuziale nel giorno della venuta del Messia.
Ieri, inoltre, abbiamo avuto il nostro gruppo di counseling spirituale per affidare a S. Michele l'autunno che stiamo vivendo. L'equinozio di autunno, il movimento del sole che rende uguali il giorno e la notte, avviene proprio in corrispondenza della festa di S. Michele ed è proprio stato lui il primo a combattere contro le tenebre che avanzavano nell'armonia della creazione. Attraverso i cinque sensi, abbiamo esplorato la luce e il buio, il dolce e il pungente, l'aggressività e l'armonia.
Insieme a S. Michele abbiamo capito che non è nostro compito eliminare il nemico. Il nostro compito è non mescolarci a lui, perché il l'obiettivo del diavolo è farci perdere noi stesse. Abbiamo pianto, riso e condiviso vissuti tra donne di età e realtà veramente diverse e siamo tornate a casa con un olio per prenderci cura di noi e un incenso per pregare per la liberazione dalle tensioni.
Abbiamo scoperto,infine, di essere brave combattenti, quindi di poter far parte di quella battaglia nella schiera di Michele che vedrà la vittoria del Signore e il suo ritorno per rapirci.
Maranathà, vieni Signore!

Commenti

Post popolari in questo blog

Anime abbandonate

In questo periodo dell’anno, mi piace soffermarmi a meditare sul grande patrimonio religioso e culturale napoletano che riguarda le anime dei morti. È un culto che amo profondamente: una forma di comunione tra i vivi e i defunti che nessuno è mai riuscito a interrompere. Tra le anime che riposano negli ipogei di Napoli, ci sono le anime abbandonate , quelle dimenticate, senza nome, senza preghiere. Eppure, proprio verso di loro, il popolo napoletano ha sviluppato una delle forme più intelligenti e misericordiose di spiritualità: l’adozione dell’anima abbandonata. Nella tradizione partenopea, un’anima abbandonata può essere “adottata” da un vivente, che si prende cura di lei con preghiere e gesti d’amore, senza giudicarne la vita o i peccati. È un atto rivoluzionario, soprattutto se pensiamo che, in alcuni periodi della storia, la Chiesa cattolica proibiva di pregare o seppellire certe categorie di morti. Il popolo napoletano, però, ha scelto la misericordia , superando...

Uscire dagli schemi, perfino da quelli religiosi: il mio commento al messaggio di Leone XIV per la giornata del Malato 2026

Nel 1992 san Giovanni Paolo II decise di istituire, nel giorno della memoria della Beata Vergine di Lourdes, una Giornata mondiale dedicata alla preghiera per i malati. L’intento era chiaro: sensibilizzare tutto il popolo di Dio sul tema della cura, della sofferenza e della prossimità. Da allora sono passati 34 anni e, puntualmente, i successori di Pietro ci invitano a non distogliere lo sguardo dal dolore e da chi lo vive più da vicino. Vorrei soffermarmi innanzitutto sulla portata dirompente che l’evento di Lourdes ha avuto nella vita ecclesiale e, in modo particolare, nella cura dei malati. Il messaggio che da Lourdes è scaturito ci ha mostrato cosa il Signore può fare: un luogo piccolissimo e apparentemente insignificante è diventato la seconda meta di pellegrinaggio al mondo. L’impronta lasciata da Lourdes nella devozione mariana è fortissima e continua, senza interruzione, attraverso i secoli. Moltissime devozioni nascono da lì o a Lourdes fanno riferimento. C’è poi il potente si...

Gesù bambino e i santi

L'anno pastorale che è in corso è un momento per noi di meditazione sulla grande chiamata alla santità. Stiamo cercando di cogliere tutte le occasioni per "godere" pienamente dei tesori preziosi che chi ci ha preceduto ha conquistato in questo senso. In questi giorni di Avvento, è stato bello meditare sul rapporto che alcuni dei nostri santi più amati avevano con Gesù Bambino. Li vogliamo condividere con voi come un dono di Natale. Innanzitutto, vogliamo ricordare le apparizioni di Gesù Bambino a S. Pio da Pietrelcina.  Diverse volte, in presenza di diversi testimoni, S. Pio ha ricevuto la grazia che il Bambinello gli facesse visita o che, addirittura, la statuetta di Gesù Bambino tra le sue braccia si materializzasse. A padre Pio Gesù Bambino si è mostrato piagato: una cosa del genere è un evento raro nella storia della mistica! S. Faustina Kowalska , in diverse occasioni, vede Gesù Bambino. In particolare, in due occasioni, prima su invito di Gesù e poi su invito ...