Gesti semplici per un ' alba di pace

In questi giorni siamo di nuovo davanti a una situazione di grande preoccupazione internazionale. L’Iran è diventato teatro di bombardamenti che in pochi giorni si sono allargati a tutto il Medio Oriente. Come diceva Papa Francesco, “tutto è connesso”. E infatti le conseguenze di questa guerra si stanno già facendo sentire in tutto il mondo: le borse crollano, il prezzo della benzina aumenta vertiginosamente e cresce la tensione internazionale, alimentata anche dalle minacce rivolte alle ambasciate di Stati Uniti e Israele in diversi Paesi. Mio nonno, negli ultimi anni della sua vita, decise di raccontarmi ciò che aveva vissuto durante la guerra. Era un bambino tra i cinque e i sette anni. Da quei racconti ho capito una cosa molto semplice e molto forte: nessuno dovrebbe vivere la guerra. Quando Papa Leone parla di pace disarmata, ci ricorda qualcosa di essenziale: la guerra non può esportare la pace. Può esportare solo morte, dolore, distruzione e povertà. Alla fine, dentro e fuori i conflitti lasciano soprattutto rabbia e odio. Personalmente io posso comprendere la rabbia dei popoli che cercano giustizia, la sete di riscatto e di libertà. Ma spesso, nella logica della guerra, chi viene a “liberarti” finisce per diventare padrone in un altro modo. Non ci sarà più il tiranno di prima, ma potrebbero fare da tiranni il mercato, il debito o altri sistemi di potere.
Non sono un’esperta di politica internazionale e non pretendo di capirne tutte le dinamiche. Ma so che Gesù è venuto anche a sovvertire la nostra idea di giustizia. Anche la mia. Per noi cristiani la pace non è qualcosa di spontaneo o facile: è uno sforzo, una lotta quotidiana, un lavoro paziente per diventare sempre più simili al Padre. Da pedagogista mi accorgo spesso che la nostra società – e talvolta anche le nostre famiglie e le nostre scuole – non educa davvero alla pace. Così finiamo per non essere in pace prima di tutto dentro di noi, e di conseguenza nemmeno fuori, nelle relazioni, nei luoghi di lavoro, negli spazi sociali. Le guerre combattute con bombe computerizzate che vediamo nei notiziari sono solo la forma più rumorosa e drammatica di tante altre guerre meno visibili. Guerre che si combattono ogni giorno nei rapporti umani, nei conflitti quotidiani, nei tanti spazi di socialità a cui abbiamo accesso. Eppure io sento un grande bisogno di vivere qualcosa di diverso: l’armonia in azione, la collaborazione che nasce tra le persone, la riconciliazione che lenisce le ferite. Non avremo la pace tra i popoli se non scegliamo prima la pace nelle cose piccole: nei gesti gentili, nella tenerezza, nel rispetto di ciò che non è nostro e non ci serve. Da questi pensieri è nata un’idea semplice: il Calendario della Pace per il mese di marzo.> Si tratta di un calendario composto da 31 frasi, ognuna pensata per ispirare un piccolo gesto concreto che possa aiutarci a costruire la pace dentro di noi e intorno a noi. Ogni giorno del mese pubblico sui miei profili social una card che può diventare l’ispirazione per la giornata. Il calendario, però, non è legato solo ai giorni del mese. Le card possono essere utilizzate anche in modo atemporale, come piccole ispirazioni da scegliere quando se ne sente il bisogno.
Possono diventare uno strumento semplice ma prezioso: in famiglia, per aiutare i bambini a diventare operatori di pace nei gruppi giovanili nei gruppi di adulti o di anziani nei percorsi educativi e formativi Anche la grafica è stata pensata per comunicare serenità e speranza. L’immagine di base è quella di un giardino in fiore all’alba, simbolo della speranza in qualcosa di concreto che vogliamo vedere nascere nel mondo. Ogni giorno, inoltre, compare un elemento nuovo: un arcobaleno, una colomba o un ramo di ulivo, simboli che da sempre parlano di pace e riconciliazione. Allora vi faccio una domanda semplice: siete dei nostri? Le card del calendario sono pubbliche, gratuite e disponibili per tutti. Se vogliamo davvero cambiare qualcosa, possiamo iniziare da qui: da un gesto piccolo, quotidiano, condiviso. Uniamoci per accendere nei cuori il fuoco di Colui che è la Pace. Forse allora quell’alba che tanto desideriamo vedere sorgerà davvero. Maranathà, vieni signore!

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