Ieri ho letto un articolo di Vatican News dedicato al Video del Papa per il mese di maggio. Mi hanno colpito in modo particolare alcuni dati riportati dal giornalista nel commento: secondo il Rapporto 2026 del Programma Alimentare Mondiale, 318 milioni di persone soffrono la fame, mentre il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente segnala che oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato ogni anno.
Nel suo discorso alla FAO del 16 ottobre 2025, Papa Leone ha definito questa realtà “un paradosso oltraggioso”. Parole forti, che risuonano come un richiamo alla coscienza.
Quasi inevitabilmente, questo mi ha riportata alla parabola evangelica del ricco Epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,19-21). Gesù, con questa immagine così concreta, mette a nudo una delle ferite più profonde dell’umanità: l’indifferenza. Lazzaro è lì, visibile, ma non visto. I cani si accorgono della sua sofferenza, mentre Epulone no.
E forse è proprio questo che pesa di più anche nelle ingiustizie che viviamo o subiamo: non tanto il male in sé, quanto il fatto di diventare invisibili agli occhi degli altri. Quando si è troppo concentrati su se stessi, l’altro scompare.
A partire da questa riflessione, mi sono chiesta cosa potrei fare, nel mio piccolo, per scuotermi da questo possibile atteggiamento “epulonico” che, in modi diversi, rischia di caratterizzare sempre più anche la nostra società occidentale. Non qualcosa di grandioso come gli obiettivi dell’Agenda 2030 — tra cui “Fame Zero” — ma un passo concreto, quotidiano.
E proprio pensando al mese di maggio, tradizionalmente dedicato a Maria, mi è venuta un’idea. Nella nostra tradizione popolare è consuetudine offrire alla Vergine un “fioretto”: un impegno semplice ma significativo, vissuto giorno dopo giorno. Per i nostri nonni non era solo una rinuncia, ma un gesto capace di connettere il cielo e la terra, la fede e la vita concreta.
Perché allora non trasformare questo mese in un tempo di attenzione e conversione rispetto allo spreco?
Potremmo, ad esempio:
* mettere nel piatto solo ciò che siamo sicuri di consumare;
* organizzare meglio la spesa;
* controllare frigorifero e dispensa per evitare che il cibo venga buttato;
* inventare ricette creative per riutilizzare gli avanzi.
Sono piccoli gesti, ma possono educarci a uno sguardo più attento e responsabile. Lo Spirito Santo e la nostra fantasia sapranno suggerirci le forme più adatte al nostro stile di vita.
E sarebbe bello che il risparmio generato da queste scelte non restasse solo per noi, ma diventasse dono: un aiuto concreto alle mense dei poveri della nostra città o alle associazioni che combattono la fame.
Ad Ercolano, abbiamo un’immagine di Maria particolarmente significativa: la Vergine di Pugliano che allatta il Bambino. Un gesto semplice e potente, che parla di cura, nutrimento, amore concreto.
Forse potremmo vivere questo mese proprio così: imparando a diventare, nel nostro piccolo, capaci di nutrire — non solo noi stessi, ma anche gli altri.
E alla fine di maggio, offrire a Maria le scelte fatte per somigliare a Lei.
Maranathà, vieni Signore.



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