Piergiorgio Frassati e il coraggio di dare spazio ai giovani

In questo periodo dell’anno, moltissime realtà cristiane danno vita alle attività oratoriali estive. Tra le figure di santi che spesso ispirano queste esperienze, vorrei proporre un giovane che può offrire molto soprattutto agli adolescenti più grandi e a coloro che si preparano a svolgere il servizio di animatori: Pier Giorgio Frassati.
Pier Giorgio era un ragazzo con idee chiare sul mondo e sulla Chiesa. Credo sia importante offrire ai nostri giovani esempi di persone capaci di pensare con la propria testa, di maturare una visione personale e di impegnarsi con coraggio per realizzarla. I giovani hanno bisogno di modelli che li incoraggino a non essere spettatori, ma protagonisti della propria vita e della vita ecclesiale. Un altro aspetto che mi colpisce di Pier Giorgio è il suo coraggio nella leadership spirituale. Nel periodo in cui visse non esistevano, come oggi, gruppi giovanili guidati dagli stessi giovani. Eppure la sua testimonianza mostra quanto sia prezioso il contributo delle nuove generazioni alla vita della Chiesa. Oggi, anche alla luce delle indicazioni del Sinodo sui giovani, è fondamentale che essi possano avere una voce propria, assumersi responsabilità e diventare protagonisti di ciò che lo Spirito Santo suggerisce ai loro cuori. Mi affascina anche il modo in cui Pier Giorgio viveva la fede nella quotidianità: nello sport, nelle amicizie, nelle escursioni, nei momenti di svago. Un cristiano non smette di essere cristiano quando esce con gli amici, quando si diverte o quando pratica uno sport. Anzi, è proprio in quei contesti che spesso la testimonianza diventa più autentica e credibile. Infine, Pier Giorgio è un laico. Come molti santi del nostro tempo, ha vissuto la sua vocazione nel mondo, utilizzando la sua condizione per avvicinarsi alle persone, soprattutto a quelle che forse un sacerdote o un religioso non avrebbe mai incontrato. La sua vita ci ricorda che la santità non è riservata a pochi, ma è una chiamata per tutti. Lasciare che i nostri giovani riflettano su Pier Giorgio potrebbe diventare un’occasione preziosa per ascoltare ciò che pensano del mondo e della Chiesa. Potrebbe aiutarci a rinnovare strutture e mentalità ormai invecchiate e a lasciarci provocare da idee nuove, da quel cambiamento che spesso noi adulti fatichiamo ad accogliere.
Sto imparando a stare in silenzio, anche se sono ancora agli inizi di questo percorso. Una delle difficoltà maggiori è ascoltare continuamente la stessa frase: "Ma i giovani dove sono? Siamo sempre gli stessi!". Frequentando tanti giovani, però, so che non è vero che non hanno voglia di partecipare alla vita spirituale ed ecclesiale. Al contrario, il desiderio c’è. Forse il problema è che troppo spesso li vorremmo inserire nelle nostre strutture, nei nostri metodi e nei nostri modi di vivere, che giovani non sono più. Prima di lamentarci dell’assenza dei giovani, dovremmo chiederci quanto siamo davvero disposti a cambiare. Quanto siamo pronti a rivedere le nostre organizzazioni, i nostri ruoli, le nostre abitudini pastorali? Le realtà che coinvolgono realmente i giovani nel pensare e organizzare la pastorale sono ancora poche. Vorrei sottolineare una parola: pensare. Perché troppo spesso chiediamo ai giovani di collaborare a progetti già ideati dagli adulti, mentre il vero coinvolgimento nasce quando viene chiesto anche il loro contributo nella progettazione e nel discernimento. Non intendo dire che basti creare spazi separati per i giovani. Esistono molte realtà in cui essi si ritrovano, ma senza un reale cammino di fede. È un’esperienza legittima, ma non coincide con l’idea di Chiesa che ci consegna il Vangelo. La Chiesa di Gesù è una comunità intergenerazionale, in cui anziani, adulti, giovani e bambini non solo hanno ciascuno il proprio spazio, ma formano un unico Corpo.
Oggi celebriamo la festa del Corpus Domini. Forse è l’occasione giusta per riscoprire che la varietà delle persone e delle generazioni non deve trasformarsi in una somma di piccole “micro-Chiese” che convivono sotto lo stesso tetto, ma in un unico Corpo vivo e armonioso. Maranathà! Vieni, Signore!

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