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La "nostra pentecoste"


Se mi metto a pensare ai doni che Gesù ci ha fatto quest'anno inviandoci lo Spirito Santo, mi viene un grandissimo stupore nell'anima. Non mi abituo al fatto che il nostro Dio è un amato a cui piace stupire l'amata...
Vi descrivo solo alcune delle sue meraviglie:
Il primo dono che abbiamo sperimentato è l'unità.
Non sto parlando in modo retorico, nè eufemistico. Sto parlando di un'unità fattiva, concreta, derivante dal legame forte con il Capo che è il Signore. Un'unità che ti fa sentire parte di un corpo, che ti fa sentire un solo corpo.
Per la settimana in preparazione della Cresima, abbiamo voluto non più solo riunire i diversi gruppi di giovani che avrebbero fatto la cresima e i loro catechisti, ma abbiamo deciso di coinvolgere direttamente nell'organizzazione della settimana ogni catechista e, attraverso di lui, ogni gruppo. E' stato edificante vedere l'impegno che ciascuno ha messo in gioco durante queste giornate. Un impegno che ci ha fatti sentire gli organi del grande corpo di Cristo che è la Chiesa.
Altro dono bellissimo dello Spirito è stato vedere tanti giovani immergersi in maniera così intensa in un'esperienza spirituale.
Tante volte diciamo di trovare difficoltà a coinvolgere i giovani. In realtà, questa difficoltà viene solo dal fatto che non abbiamo il "coraggio"di metterli nelle mani di Dio. Pensiamo più alle strategie che all'esperienza del Signore. I catechisti mi hanno testimoniato quanto è stato forte per i ragazzi vivere le diverse tappe di incontro e di esperienza del Signore che la celebrazione della Pentecoste ci ha concesso di vivere. Abbiamo rischiato: li abbiamo lasciati soli come Mosè davanti al Roveto. E...
il Signore è sceso...
Vi stupirà, ma la terza esperienza di cui vogliamo raccontare la potenza, l'abbiamo fatta vedendo realizzata una parola che il Signore dice a Pietro parlandogli della morte come momento di glorificazione di Dio.
Proprio alle tre del pomeriggio del sabato prima di Pentecoste, Pasquale, il papà di Silvana, è stato chiamato in cielo.
Non vi parlerò di lui, perchè non mi piace esaltare una persona dopo la morte. Nel mio popolo si dice che l'amore si esprime in vita, poi è tardi. Anch'io sono convinta di questo.
Vi parlo, invece, della sua morte, perchè è stata gloria di Dio: è morto in Gesù, alla sua stessa ora. Ha trascorso
l'ultima notte qui in terra nella sua parrocchia, dove per tutta la vita aveva servito Gesù. Ai suoi funerali, dopo la celebrazione della Messa una persona ha detto: "Che bella giornata! Mi sono proprio goduto questo momento. Che pace". E io in quel momento ho capito cosa significa glorificare Dio nella morte.
Sono convinta che questo è il dono più grande dello Spirito Santo che ci concede di morire vincendo in Gesù la morte.
Gesù è il Signore. Alleluia!

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