Passa ai contenuti principali

Il rito iniziale della quaresima, Gesù e il diavolo, Ildegarda di Bingen

Oggi, finalmente, trovo il tempo per scrivere e per fare, anche a voi che leggete il nostro diario on line, gli auguri di una Quaresima piena di Spirito Santo.
La riflessione, che voglio fare con voi oggi, vuole partire dal segno delle Ceneri che, mercoledì, nelle nostre comunità parrocchiali, sono state imposte sul nostro capo. La nostra ritualità cattolica è tanto bella e ricca che dobbiamo godercela in ogni piccolo simbolo.
Quando ero giovane, ero contenta, che non si dicesse più la frase "Polvere sei e polvere ritornerai", mi sembrava troppo legata alla morte, oggi, invece, credo che "Convertitevi e credete al Vangelo", non si possa comprendere pienamente se prima non si comprende la frase precedente. Ho trovato una bella vignetta in Facebook che diceva così "Poiché sei polvere e polvere ritornerai, convertiti e credi al Vangelo". Mi è sembrata davvero completa, perché ci fa entrare nel senso "modellante"dell'itinerario quaresimale.
P. Raffaele, nella sua omelia di mercoledì, ci ha detto proprio che, oggi, la pratica di incenerire i defunti mette ancora di più in evidenza il nostro "essere fatti di terra", come dice papa Francesco. E' un legame che  fa riemergere alla nostra mente la radice della parola umiltà. 
Ho già scritto in questo blog che non sopporto chi si definisce umile ed invita gli altri ad esserlo, perché in qualche modo, sta facendo una sviolinata al suo ego. A proposito di questo, vi confesso una cosa: il Vangelo di questa domenica, sì, proprio quello delle tentazioni di Gesù, mi ha fatto tanto sorridere, perché lì si vede in modo chiarissimo chi è umile e chi non lo è.
Immaginate di leggere il racconto pensando solo ai due protagonisti Gesù e il diavolo.
Il primo è Dio, ha fame, non parla mai di sé come Dio, intendo dire, che non si vanta del suo potere. Il secondo è già condannato alla seconda morte, eppure non fa altro che sbandierare il suo potere, mostra i suoi domini e le sue soluzioni, ci prova, ancora una volta, con Dio ad essere Dio.
Ho riso tanto perché il vangelo di oggi ci mostra che Gesù è umile, per dirlo con un linguaggio più moderno, è umano e, dalla sua consapevolezza rispetto all'essere uomo, viene fuori che è anche Dio. Provate a fare il giochetto che ho fatto io: mettetevi al posto di Gesù, con una creatura, che avete creato voi e che vi ronza intorno come una mosca fastidiosa, dopo che avete digiunato per 40 giorni. Cosa avreste fatto?
Io avrei subito detto al diavolo: "Stupido, ma hai capito chi sono?".
Gesù non lo fa. Questo mi ha fatto capire quanto io sia lontana dalla vera umiltà, ma soprattutto dal mio essere "uomo, fatta di terra". Mentre scrivo penso, che se non sono ben stesa sulla terra non riesco a guardare il cielo. E che se mi stendo, ho paura che il nemico mi vede fragile, ma Gesù ci mostra che, vedendo la fragilità della nostra umanità, egli se ne va, perché la fragilità gli fa paura quanto la croce, perché la fragilità è il travaglio che ci portiamo nell'essere e che ci partorisce in cielo.
Prima di concludere, devo parlarvi della mia grande Amma (le amma sono le madri del deserto, le monache sagge), che quest'anno la nostra parrocchia ha ricevuto come santa per il 2016. Ho scritto sopra, nel titolo, il suo nome Ildegarda di Bingen. Avevo conosciuto e cominciato a leggere Ildegarda, quando papa Benedetto, l'aveva proclamata dottore della Chiesa. In questa quaresima, spinta da questo desiderio di diventare più "umana"ho ripreso tra le mani i suoi meravigliosi scritti. Ildegarda è un genio, una donna poliedrica e moderna, ma ciò che mi colpisce di lei è la spinta a questa umanizzazione dell'uomo proprio guardando alla terra, al cosmo, agli elementi. Ildegarda mi sta insegnando che, se guardiamo il mondo creato, la terra di cui siamo fatti, entriamo nel linguaggio umile del Creatore e nella misericordia che impregna l'azione creativa che Egli ha impresso in ogni elemento.


C'è un'immagine che Ildegarda vede e racconta nel Liber Divinorum Operum: "Quando Maria ha ricevuto l'annuncio dall'angelo, prima di rispondere, ha guardato a terra per ricordarsi di cosa era fatta, poi ha dato all'angelo la sua risposta".
Non credo di riuscire a diventare umile come Maria, ma mi piacerebbe imparare a guardare di cosa sono fatta, perché, credo profondamente, che la santità abbia inizio così. Che lo Spirito Santo ci modelli ad immagine del nuovo Adamo, colui che ha vinto!
Maranathà, vieni Signore Gesù

Commenti

Post popolari in questo blog

Come usate la Bibbia?

Tre eventi accaduti in tempo recente nella nostra Chiesa cattolica possono aiutarci a ripensare alla domanda che ho posto come titolo a questo post, interrogandoci sul rapporto che abbiamo con la Parola di Dio. Il mese scorso, durante la festa di Natale, abbiamo proclamato le parole della bellissima meditazione con cui Giovanni apre il suo Vangelo: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Oltre alle parole dell’apostolo, nel nostro approfondimento e nella nostra preghiera con la Parola di Dio possono guidarci anche il video che il Papa ha realizzato per la Rete Mondiale di Preghiera e le catechesi che Papa Leone sta tenendo il mercoledì, durante l’Udienza, sulla costituzione dogmatica Dei Verbum. Il primo, interessantissimo stimolo che emerge dalle catechesi del Papa è che la Parola di Dio va letta in chiave relazionale . Noi cristiani crediamo che la Parola sia una comunicazione che Dio rivolge a chi ama, in modo personale, e che realizza una relazio...

Anime abbandonate

In questo periodo dell’anno, mi piace soffermarmi a meditare sul grande patrimonio religioso e culturale napoletano che riguarda le anime dei morti. È un culto che amo profondamente: una forma di comunione tra i vivi e i defunti che nessuno è mai riuscito a interrompere. Tra le anime che riposano negli ipogei di Napoli, ci sono le anime abbandonate , quelle dimenticate, senza nome, senza preghiere. Eppure, proprio verso di loro, il popolo napoletano ha sviluppato una delle forme più intelligenti e misericordiose di spiritualità: l’adozione dell’anima abbandonata. Nella tradizione partenopea, un’anima abbandonata può essere “adottata” da un vivente, che si prende cura di lei con preghiere e gesti d’amore, senza giudicarne la vita o i peccati. È un atto rivoluzionario, soprattutto se pensiamo che, in alcuni periodi della storia, la Chiesa cattolica proibiva di pregare o seppellire certe categorie di morti. Il popolo napoletano, però, ha scelto la misericordia , superando...

Uscire dagli schemi, perfino da quelli religiosi: il mio commento al messaggio di Leone XIV per la giornata del Malato 2026

Nel 1992 san Giovanni Paolo II decise di istituire, nel giorno della memoria della Beata Vergine di Lourdes, una Giornata mondiale dedicata alla preghiera per i malati. L’intento era chiaro: sensibilizzare tutto il popolo di Dio sul tema della cura, della sofferenza e della prossimità. Da allora sono passati 34 anni e, puntualmente, i successori di Pietro ci invitano a non distogliere lo sguardo dal dolore e da chi lo vive più da vicino. Vorrei soffermarmi innanzitutto sulla portata dirompente che l’evento di Lourdes ha avuto nella vita ecclesiale e, in modo particolare, nella cura dei malati. Il messaggio che da Lourdes è scaturito ci ha mostrato cosa il Signore può fare: un luogo piccolissimo e apparentemente insignificante è diventato la seconda meta di pellegrinaggio al mondo. L’impronta lasciata da Lourdes nella devozione mariana è fortissima e continua, senza interruzione, attraverso i secoli. Moltissime devozioni nascono da lì o a Lourdes fanno riferimento. C’è poi il potente si...