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La danza di Natale: lo Spirito Santo ci ha evangelizzato sulla misericordia

Ieri, scrivendo i miei auguri di Natale a chi mi segue su Facebook, ho usato queste parole:"Per me Natale è una danza: ci lavori per mesi, incontri persone che ti aiutano e persone che ti distruggono, ogni volta c'è sempre qualcosa che non va. E poi quella notte, quando riesci a sentire solo i tuoi piedi gelati sul marmo, qualcosa accade. E ti rendi conto che quegli otto minuti di fatica, che a te sono costati mesi, ti portano lì davanti a quella grotta, dove Dio si fa Bambino e tu diventi il bambino di Dio".






Ogni volta che danziamo a Natale sperimento qualcosa di soprannaturale. E'come se lo Spirito Santo evangelizzasse innanzitutto me, che da mesi prima a quella danza ci lavoro. La notte di Natale non conduco io. Siamo tutti condotti da qualcosa di silenzioso e potente che parla senza voce, che scrive nel cuore, che agisce nelle nostre tenebre. 
E' un'azione forte che si esprime su chi danza, su chi ci guarda e sul nostro essere chiesa. 
Quest'anno abbiamo voluto presentare a Gesù Bambino le ferite su cui chinarsi, le nostre ferite, quelle in cui il peccato può annidarsi e metterci nelle mani del diavolo. Abbiamo voluto rappresentare quella parte del cantico di S. Alfonso che non si sente nel canto, ma che riguarda il peccatore:

Io pure songo niro peccatore,
Ma non boglio esse cuoccio e ostinato.
Io non boglio cchiù peccare,
Voglio amare - voglio stà
Co Ninno bello
Comme nce sta lo voje e l'aseniello.
Nennillo mio, Tu si sole d'amore,
Faje luce e scarfe pure o peccatore
Quanno è tutto - niro e brutto
Comm'a pece, tanno cchiù
Lo tiene mente,
E o faje arreventà bello e sbrannente.
Ma Tu mme diciarraje ca chiagniste,
Acciò chiíagnesse pure o peccatore.
Agg o tuorto - haje fosse muorto
N'ora primmo de peccà!
Tu m'aje amato,
E io pe paga t'aggio maltrattato!
A buje, uocchie mieje, doje fontane
Avrite a fa de lagreme chiagnenno
Pe llavare - pe' scarfare
Li pedilli di Giesù;
Chi sa pracato
Decesse: via, ca t'aggio perdonato.
Viato me si agqio sta fortuna!
Che maje pozzo cchiù desiderare?
O Maria - Speranza mia,
Ment'io chiango, prega Tu:
Penza ca pure
Si fatta Mamma de li peccature
La cui traduzione in italiano è questa:
Io pure sono un nero peccatore,
Ma non voglio essere duro e ostinato.
Io non voglio più peccare,
Voglio amare voglio stare
Con il Bambino bello
Come ci stanno il bue e l'asinello.
Bambinello mio, Tu sei sole d'amore,
Fai luce e scaldi pure il peccatore
Quando è tutto nero e brutto
Come la pece, tanto più
Lo tieni a mente,
E lo fai diventare bello e splendente.
Ma Tu mi dirai che hai pianto,
Affinché piangesse pure il peccatore.
Ho torto, ahi! fossi morto
un'ora prima di peccare!
Tu m'hai amato,
E io come ringraziamento t'ho maltrattato!
A voi, occhi miei, due fontane
Avrete da fare di lacrime piangendo
Per lavare - per scaldare
i piedini di Gesù;
Chissà che placato
Non mi dica: via, che t'ho perdonato.
Beato me se ho questa fortuna!
Che mai posso più desiderare?
O Maria - Speranza mia,
Mentr'io piango, prega Tu:
pensa che sei pure
divenuta madre anche dei peccatori
Ogni volta che un peccatore si è presentato ai piedi di Gesù Bambino e lo ha accarezzato, Maria si è spostata dal suo posto ed è andata a rivestire di bianco il peccatore che ha messo il suo peccato o il suo dolore ai piedi di Gesù. 
Quando preparo la danza, poiché succede di tutto, non so perché faccio fare certe cose ai danzatori. Poi, la Notte di Natale, Dio mi parla, perché quell'azione assume un senso. Vedere Maria, che lascia il suo Bambino per abbracciare i peccatori o che si prende il bambino abortito e dà alla donna il suo Bambino, mi ha fatto vedere quel Dio che lascia il Cielo e viene ad abbracciare me; mi ha fatto vedere cosa vuole Dio da me soprattutto in questo anno; mi ha fatto vedere cosa vuole da noi, come chiesa in questo stupendo anno. 
Un altro aspetto che mi ha tanto colpito in questa notte è stata la centralità dei personaggi che hanno rappresentato i peccati e le ferite. Essi non hanno danzato, hanno camminato con il simbolo che portavano tra le mani, per mettere  in evidenza tutto il dolore di quel simbolo. Non so perché, ma a me sembravano sottolineati quei momenti in cui questi personaggi, un bambino in catene, un ragazzo con un fucile e una donna che portava tra le sue mani un bambino abortito, camminavano, arrivavano davanti al Bambino e venivano rivestiti. C'era tra noi e tra la gente un'emozione così forte in quei momenti che mi ha meravigliato. Era come se ci fossimo tutti in quei personaggi, era come se essi rappresentavano il nostro bambino in catene, la nostra violenza interiore ed esteriore, il nostro legame con la cultura della morte.
Eravamo lì pensando di non valere niente nel nostro dolore, eppure abbiamo visto la Madre che si è alzata per darci una veste bianca e che ha messo tra le nostre braccia il suo Piccolino. Ed è stato Natale, proprio in quel momento,lì in quel piccolo pezzo di Betlemme, per tutti noi. 
P.S.:Vi posto il link della danza così potete guardarla e sentirvi con noi immersi nella misericordia: https://youtu.be/ThoZ4c0CNSY
Buon Natale!
Maranathà, vieni Signore!

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