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Sapevate che anche la morte è un tempo?

Stamattina, qui a Napoli, ci siamo svegliati presto perchè il letto ha dondolato un pò. Per il fatto che i lampadari hanno oscillato a lungo, ho capito che, da qualche parte, vicino a noi, la terra stesse oscillando in modo forte. Dopo un pò di tempo, i telegiornali e il web ci hanno fatto sapere che, un terremoto molto forte, di magnitudo 7.1, aveva fatto crollare tanti palazzi, chiese e case nell'Italia centrale, tra cui anche la Basilica di S. Benedetto a Norcia.
E'questo il periodo dell'anno in cui la natura e la chiesa ci fanno meditare sul senso della vita e della morte. Ed è impressionante come entrambe, anche in un momento che sembra oscuro, ci facciano sentire che la morte fisica è un tempo.
In effetti, è davvero misteriosa come cosa, ma è così. La nostra morte, come quella dei nostri cari, è per un tempo, poi, c'è il grande mistero della resurrezione dei corpi e la chiamata alla vita eterna o al dolore eterno. La chiesa ci dice che la gioia grande o il grande dolore sono per la nostra anima pronti già al momento della morte, ma anche quello è un tempo, perchè il nostro corpo mortale deve rivestirsi di immortalità.
Negli ultimi giorni, il nostro chiostro si è riempito di foglie che stanno cadendo dagli alberi. Una di esse ha colpito tanto la mia attenzione. Non solo era diventata gialla, ma mostrava come uno scheletro. Ho detto al Signore: " Si vede la tua mano, come le opere di un determinato pittore o di un musicista, anche noi e le foglie abbiamo qualcosa in comune. Moriamo alla stessa maniera".
Infine, ho letto su una rivista che quelle foglie sono utili a proteggere il terreno dal freddo, a concimarlo e che, senza la loro caduta, la pianta non potrebbe sopravvivere al freddo. Quindi la loro morte è per la vita!
Se riflettete bene, la stessa cosa ce la mostra la liturgia della chiesa in questi giorni, in un modo ancora più bello, perchè il ciclo liturgico è intriso dello Spirito della risurrezione di Gesù. Esso ci fa vedere prima i santi, cioè quello che ci aspetta, quello che saremo, e poi ci fa ricordare nell'amore di Gesù i nostri cari che vivono in lui.
In questo tempo, quindi, cosa facciamo? 
Restiamo uniti nell'amore e nella speranza, sapendo che la precarietà e la fragilità di oggi non sono per sempre. Aspettiamo, perchè sappiamo che non solo ci aspettano qui sulla terra nuovi cicli di vita e che possiamo amarci con le anime di coloro che abbiamo amato e che ora si trovano nel regno del Signore, ma anche che, quando questo ciclo sarà finito, ci sarà vita in abbondanza nella vittoria di Gesù. 


Per questo sempre lo invochiamo: Maranathà, Vieni Signore!

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