Durante il Convegno Nazionale dei counselor che si è tenuto l'11 di questo mese, sono rimasta colpita dall'intervento che ha tenuto la sociolinguista Vera Gheno. Da un'analisi del linguaggio, fatta da lei durante il lockdown, è emerso che gli italiani avevano quasi completamente accantonato l'uso del futuro semplice.
La pandemia e i provvedimenti dei governi per far fronte alla diffusione del contagio, in effetti, ci hanno fatto perdere di vista la progettualità, il domani. Niente ci sembra più nelle nostre mani...
Quando invece stamattina ho letto il Vangelo e quando l'ho riascoltato a Messa, come una melodia nuova risuonavano nelle mie orecchie tanti futuri: avrai, partorirai, sarà grande, scenderà su di te! Mi sono aggrappata a quelle parole con tutto il cuore, perchè per ogni futuro usato dall'angelo si aprivano degli scenari possibili.
Io ho fatto così. Per ogni futuro che leggevo o che veniva letto dicevo il mio "Eccomi".
Maranatha, vieni Signore!
Il titolo di questo post riprende le parole di Papa Leone nel Messaggio per la X Giornata per la cura del Creato, dove ha definito il Borgo Laudato Sì un “seme che porta frutti di giustizia e di pace”. Venerdì 5, in maniera ufficiale, il Papa ha inaugurato a Castelgandolfo, nella residenza estiva dei papi, un Borgo dove i principi dell'Enciclica Laudato sì possano essere applicati, studiati e diffusi. Dieci anni fa, nel 2015, con la pubblicazione della Laudato Sì, Papa Francesco ci ha invitati a cambiare sguardo sul creato. Non più un bene da sfruttare, ma una casa comune da custodire. La trascuratezza di questa casa comune sta infatti generando ferite profonde: crisi ecologiche, povertà, ingiustizie sociali e rischi concreti per la stessa sopravvivenza dell’umanità. Con quella Enciclica, Francesco ha unito la voce cattolica a quella di altri cristiani di diverse confessioni, tutti mossi dallo stesso richiamo dello Spirito: prendersi cura della creazione. In questo decennio sono...

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