Durante il Convegno Nazionale dei counselor che si è tenuto l'11 di questo mese, sono rimasta colpita dall'intervento che ha tenuto la sociolinguista Vera Gheno. Da un'analisi del linguaggio, fatta da lei durante il lockdown, è emerso che gli italiani avevano quasi completamente accantonato l'uso del futuro semplice.
La pandemia e i provvedimenti dei governi per far fronte alla diffusione del contagio, in effetti, ci hanno fatto perdere di vista la progettualità, il domani. Niente ci sembra più nelle nostre mani...
Quando invece stamattina ho letto il Vangelo e quando l'ho riascoltato a Messa, come una melodia nuova risuonavano nelle mie orecchie tanti futuri: avrai, partorirai, sarà grande, scenderà su di te! Mi sono aggrappata a quelle parole con tutto il cuore, perchè per ogni futuro usato dall'angelo si aprivano degli scenari possibili.
Io ho fatto così. Per ogni futuro che leggevo o che veniva letto dicevo il mio "Eccomi".
Maranatha, vieni Signore!
Tre eventi accaduti in tempo recente nella nostra Chiesa cattolica possono aiutarci a ripensare alla domanda che ho posto come titolo a questo post, interrogandoci sul rapporto che abbiamo con la Parola di Dio. Il mese scorso, durante la festa di Natale, abbiamo proclamato le parole della bellissima meditazione con cui Giovanni apre il suo Vangelo: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Oltre alle parole dell’apostolo, nel nostro approfondimento e nella nostra preghiera con la Parola di Dio possono guidarci anche il video che il Papa ha realizzato per la Rete Mondiale di Preghiera e le catechesi che Papa Leone sta tenendo il mercoledì, durante l’Udienza, sulla costituzione dogmatica Dei Verbum. Il primo, interessantissimo stimolo che emerge dalle catechesi del Papa è che la Parola di Dio va letta in chiave relazionale . Noi cristiani crediamo che la Parola sia una comunicazione che Dio rivolge a chi ama, in modo personale, e che realizza una relazio...

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