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E, mentre tu ti metti in viaggio verso l'aldilà alla ricerca di Dio, Egli stesso viene incontro a te

Ieri abbiamo acceso la seconda candela della Corona di Avvento.
Osservare la corona ci fa pensare al viaggio del sole e al cammino che i popoli nordici facevano simbolicamente per evocarlo. Era un modo per andare incontro al sole che veniva: proprio per questo noi cristiani abbiamo ripreso questa simbologia per invocare Gesù. Il sole che essi invocavano stava proprio per riprendere a brillare, nella nostra parte di emisfero, e a dare luce, ma i loro timori, la paura, la nostalgia impedivano loro di vederlo. Gli evangelizzatori di quei popoli, pieni di Spirito Santo, hanno ripreso questo bellissimo simbolo per sottolineare quanto, non solo noi desideriamo Gesù quanto essi desideravano il sole, ma anche che Gesù, come il sole è sempre presente quando le ore di buio sono tante e che tornerà a brillare, dopo gli inverni della nostra fede e della nostra psiche.
Mentre accendevo la seconda candela, ho pregato la bellissima preghiera di S. Brandano. Eccola:"Aiutami nel viaggio oltre la realtà che
mi è familiare verso lo sconosciuto.
Donami la fede di lasciare vecchie
vie e di aprire nuove prospettive
insieme a Te. Cristo dei misteri, confido che tu sei più forte di ogni tempesta che è in me.
Mi fiderò nel buio e so
che i miei tempi, fin da ora, sono nelle tue mani.
Sintonizza il mio spirito sulla musica del cielo,
e conta comunque sulla mia obbedienza"
Questa preghiera stupenda mi ha fatto venire in mente il nostro presepe, il presepe napoletano. Anch'esso, come la corona, simboleggia un viaggio, il viaggio del nuovo anno, di un nuovo ciclo cosmico, che, nel presepe, è rappresentato dal personaggio di Benino.
E anche il presepe napoletano, come la corona, è circondato da erbe che si mettono tutt'intorno.
I nostri antenati, qui a Napoli, utilizzavano 5( per alcuni autori)7  erbe (per altri) per proteggere il presepe dalle influenze demoniache. In realtà, queste erbe apotropaiche erano anche usate nella medicina tradizionale e popolare come medicamento. Esse proteggevano colui che, insieme a Benino, andava alla ricerca della Luce in un mondo "al confine"tra questa terra e l'eternità. Queste erbe, insieme ad altre, come l'agrifoglio, il vischio e l'abete e insieme all'odore della resina di pino, riempiono le nostre case a Natale proprio al fine di proteggerle, ma purtroppo non lo ricordiamo più. 
Un altro aneddoto interessante: la minestra maritata, che, a Napoli, si usa come primo piatto a Natale, è proprio segno di questo "matrimonio"che Gesù ha inaugurato con la comunione tra cielo e terra. In essa ci sono le erbe ed i pinoli, cibo tipico dei defunti, perché veniva usato nei refrigerio per i defunti, e la carne, il cibo della terra. Noi "maritiamo"questi ingredienti come segno e simbologia sacra della venuta di Gesù anche a tavola.


Sabato prossimo alle 16.30, avremo un incontro di crescita personale proprio sulle erbe apotropaiche nel presepe e nella tradizione culinaria napoletana. Inoltre, in parrocchia, in diversi giorni ed orari, si potrà ripercorrere tutto il viaggio di Benino nel presepe napoletano: potrete essere aggiornati sugli orari e i giorni sul nostro sito www.santipietroepaolo.net oppure sulla pagina facevo della Parrocchia.
Intanto buon viaggio e fate buoni incontri!!!
Maranathà, vieni Signore!

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