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La leggenda del lupino: la tradizione napoletana del Natale espressa in un canto

Per me un momento fondamentale delle feste natalizie è riascoltare il meraviglioso canto di Alfonso de Liguori e riprendere quei canti e quelle tradizioni che hanno aiutato il popolo napoletano di cui faccio parte ad entrare in relazione con Gesù. Ogni anno scopro sempre qualcosa di nuovo e di intenso che cattura la mia anima per tutto il periodo delle feste di Natale.
Quest'anno la mia scoperta è stato un canto stupendo che avevo ascoltato nella Cantata dei Pastori, ma su cui non mi ero mai soffermata.


Vi metto il link qui nella versione che io preferisco che è quella cantata da Concetta Barra. https://youtu.be/g42WvAcZMfg
Questo canto dalla musicalità tanto intesa che unisce il suono della zampogna e delle nacchere rappresenta la bellissima capacità di integrazione che la terra napoletana possiede e che si esprime nella sua musica. Mi voglio soffermare in questo post sul contenuto del canto di cui vi riporto le parole:
A Betlemme se iettaje lu banno 
contr'a criature sott'a li duje anne.
Fuie Maria cu nu 'ruosso schianto
lu figlie arravugliato int'a lu manto
e li Giudeie nun danno arricietto
a ogni mamma sbatte lu core 'mpietto
ah...fuje Maria va pe' la campagna
ah... ca l'angelo da cielo l'accumpagna.
Ovì lloco 'nu giudeo cu 'na brutta faccia
le vo' levà lu figlio dalli braccia.

tremma Maria e corre senza sciate
lu Bambeniello zitto e appaurato.
E attuorne attuorne nun ce sta reparo
sole ciele scupierto e tiempo amaro.
Ah... curre Maria ca viento s'avvicina
ah... curre e annascunne a Gesù Bambino.
Quanno 'a Maronna perza se vedette
a ogni fronna aiuto aiuto dicette.

"Frutto 'e lupino mio, frutto 'e lupino
arapete e annascunna lu mio bambino".

"Vattenne!" lu lupino rispunnette
e forte forte li fronne sbattette.
Ah... Lupino  ca tu fuste amaro assaie
ah... sempe cchiù amaro addeventarraie.
E doppo ca lu lupino se 'nzerraie
Maria a n'albero 'e pigne tuzzuliaie.

"Frutto 'e pignuolo mio, frutto 'e pignuolo,
arapete e annascunna lu mio figliuolo"
E subbeto lu pignuolo s'arapette
e mamma e figlio 'nzino annascunnette.
Ah... reparate reparete Maria
Ah... ca li giudeie so gghiute pe' nata via.
E doppo ca lu Bambine se sarvaie
cu la manella santa lu carezzaie.

"Pignuolo ca puozz'essere beneritto
ch arreparaste a Ddio zitto zitto.
si ogg bbuono tu aviste lu core
de 'ncienzo santo purtarraie l'odore.
Ah... e donna e lu Bambino se sarvaien
Ah... 'na mana piccerella 'nce lassaie
Ah... pignuolo tu che a Ddio t'arapiste
Ah... ce purtarraie la mana de Gesù Cristo. 

Per chi non conosce la lingua napoletana, questo antico canto parte dalla vicenda della fuga in Egitto raccontata nei Vangeli. A questa vicenda evangelica, nel canto, viene associato un racconto popolare antichissimo legato a due frutti della nostra terra: il lupino e il pinolo. 
Maria, durante la fuga, chiede aiuto agli alberi di essere protetta insieme al suo bambino dai soldati di Erode che tentano di ucciderlo. 
Si avvicina ad un lupino chiedendogli di essere nascosta con il piccolo Gesù, ma il lupino comincia a battere forte le sue fronde rifiutandosi di accogliere il Bambino, invece il pino apre le sue pigne e al suo interno vi nasconde Gesù. 
Da quel momento, il frutto del lupino già amaro, è diventato ancora più amaro, mentre alla pigna sono concesse due benedizioni particolari: emanare un odore di incenso ed avere al suo interno dei frutti somiglianti alla manina del Bambino Gesù. 
Questa tradizione è rimasta molto forte nella cultura popolare. Nelle nostre case, infatti, a Natale, si fa scaldare sul fuoco la pigna perchè l'incenso santo  che emana da essa possa allontanare il male dalle nostre case e porti la benedizione di Gesù Bambino. 
In questo anno, in cui riscopriamo le tradizioni spirituali legate alla natura e al loro utilizzo nel benessere e nella guarigione spirituale, mi sembra molto significativa questa usanza così bella e così importante dal punto di vista naturale e spirituale. 
Potete farlo tutti: procuratevi una pigna e lasciate che il suo profumo si spanda nella vostra casa portando la benedizione del Natale. Noi, in parrocchia, ogni anno, distribuiamo anche l'incenso per ricordare questa leggenda e per  fare in modo da dare l'incenso a chi non fosse riuscito a procurarsi la pigna per tempo. 
Buon Natale a tutti!
Maranathà,vieni Signore Gesù!

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