lunedì 14 marzo 2016

Sorprendenti scoperte dall'anno 1000!

Da quando la nostra parrocchia ha ricevuto come santa Ildegarda di Bingen, ho ripreso tra le mani le sue opere meravigliose. Avevo letto quà e là alcune cose, nel momento in cui Papa Benedetto l'aveva proclamata dottore della chiesa, ma, ormai da mesi, sono quasi quotidianamente in sua compagnia. Ho scoperto non solo una vera maestra nella fede, ma un riferimento intellettuale e sapienziale di enorme importanza.
Papa francesco, nella sua enciclica "Laudato si"fa riferimento ad una conversione ecologica, cioè al vivere in sintonia, Ildegarda direbbe, da musicista, "in armonia" con la creazione e con l'opera creatrice di Dio. Inoltre, l'ecologia a cui egli fa riferimento non si limita al rapporto con la natura, ma coinvolge anche la visione dell'uomo e di ciò che è propriamente umano.
Oggi, con voi, mi volevo soffermare proprio su questo. Lo voglio fare attraverso uno sguardo pacificante sulla storia che Ildegarda ci consente di fare. Ho usato questo termine perché ci sono delle epoche storiche che noi abbiamo imparato a catalogare come epoche oscure, ma, che forse nascondono in sé molta più luce di quanta possiamo averne noi oggi.
Una di questa è lo sguardo sulla femminilità. Guardare alla donna e al suo modo di essere ci porta inevitabilmente a guardare anche l'uomo. Essi sono le due parti quell'umano di cui, a mio avviso, dobbiamo riappropriarci per vivere secondo la conversione di cui vi ho detto sopra.
Vi riporto le parole di Ildegarda, perchè possiate anche voi partecipare direttamente alle sensazionali scoperte sulla sua sapienza ispirata: "La donna è fragile e si rivolge all'uomo perchè si prenda cura di lei come la luna riceve la sua forza dal sole. Per questo, la donna è sottomessa all'uomo e deve essere sempre pronta a servirlo. Ma è la donna che veste l'uomo con l'opera della sua scienza, perchè ella fu creata da carne e sangue, invece l'uomo prima di essere formato era fango e, per questo, egli nella sua nudità, si rivolge alla donna perchè lo vesta". 
Abbiamo davanti uno scritto che è stato redatto nell'anno 1000 e che ci mostra che, forse, quelli arretrati siamo noi.
Ildegarda ci mostra una reciprocità interessante che, a mio avviso, stiamo perdendo.
Anche quando leggo o quando mi confronto con esperti della differenza di genere, per esempio, in ambito di casi violenza, la "colpa" di certi reati o disagi viene data alla diversità tra i sessi. Per me, invece, è il contrario. E' questa diversità che sta pericolosamente scomparendo. Questa diversità crea la specie, la nostra specie, non tanto in termini riproduttivi, in quanto ormai la biotecnologia riproduce la vita in laboratorio, ma in termini di benessere. Più perdiamo la complementarietà di cui parla Ildegarda, più stiamo male dentro.
Mi ha incuriosito infine la spiegazione che Ildegarda dà. E' una spiegazione spirituale, ma forse, se interroghiamo il nostro spirito, intendiamo quanto possa essere realistica, concreta questa spiegazione. Faccio di nuovo riferimento a ciò che Ildegarda scrive: "l'antico serpente, vedendo che aveva perso il luogo dove desiderava porre la sua sede, poichè era stato cacciato all'inferno, esacerbò la sua collera verso la donna riconoscendo in essa la radice del genere umano, poichè è colei che genera. Il suo odio è cresciuto estremamente ed ha detto a sè stesso che non avrebbe mai smesso di perseguitarla fino a distruggerla affogandola nelle acque del mare dopo averla prima ingannata".
E' interessante questo aspetto che Ildegarda mette in evidenza: è come se il male, il diavolo, volesse togliere il potere generativo alla donna. Sono convinta che Ildegarda non si riferisca ad un aspetto esclusivamente fisico della generatività, infatti ho davanti agli occhi tantissimi esempi di "soffocamento della generatività femminile"in molti ambiti. In quel generare, lo credo profondamente, c'è il futuro dell'uomo e dell'umanità.
Il brano dell'Apocalisse a cui Ildegarda si riferisce dice che la terra aiuta la donna, perchè anche la terra, come la donna, ha il potere generativo e, anche a lei,lo stiamo togliendo.
Sono sicura che ciascuno di noi potrà scoprire in questi due piccoli testi gli elementi per la sua riflessione personale, sociale, professionale ed ecclesiale.
Perchè la nuova umanità sarà il concludersi del grande parto di Dio nella Gerusalemme celeste...
Maranathà, vieni Signore!