giovedì 29 dicembre 2016

Piante della terra, benedite il Signore

La meditazione davanti all'albero e al presepe, in questi giorni, mi riconnette profondamente con dei vissuti arcaici interiori ed esteriori molto forti che voglio condividere con voi oggi.
Vi ho già detto, nei post precedenti che mi piace riscoprire le storie antiche del Natale, le tradizioni e le leggende che le hanno generate. In questo processo di riscoperta, incontro i grandi evangelizzatori che il cristianesimo ha avuto e resto meravigliata dall'Intelligenza che lo Spirito Santo ha saputo dare loro nello svolgimento del ministero.
Ieri, ho portato l'incenso benedetto per le stanze del nostro Centro. Ho lasciato accese solo le luci delle candele mentre si diffondeva l'odore e la benedizione di Gesù nei luoghi dove accolgo tutte le sofferenze, i pianti e le rinascite di chiunque si rivolga a noi per chiedere aiuto. Nel frattempo, il mio pensiero era rivolto ai santi evangelizzatori di cui vi ho parlato sopra. Essi sono stati in grado di relazionarsi con gli elementi, oltre che con gli uomini, perchè tutto portasse lode al Signore. Il fumo saliva al cielo e io pensavo a quell'Intelligenza che ha saputo vedere come usare con amore gli elementi della terra per il bene, per il Vangelo, per portare la guarigione.
L'incenso e i nostri sempreverdi, l'abete e il pino, hanno una profonda correlazione. Ildegarda, infatti, nel Medioevo, usava le resine di questi alberi per fumigare gli ambienti. Una sua affermazione interessante, che poi richiama anche la scelta dell'abete per l'albero di Natale da parte di S. Bonifacio, è questa: "Gli spiriti odiano l'abete ed evitano il luogo in cui esso cresce". Anche per questo noi a Natale decoriamo l'abete, perchè santi come Ildegarda e Bonifacio li hanno indicati come elementi che riportano a Cristo.
Il fumo dell'incenso ha la caratteristica di aprire all'uomo un varco di desiderio per poter raggiungere il cielo e al cielo di proteggere l'uomo. Noi oggi usiamo l'incenso in grani e trattiamo queste sostanze in maniera un pò frettolosa e generica, ma i nostri santi, anticipando i trattati di aromaterapia, hanno individuato proprio attraverso un'intelligenza che viene dallo Spirito Santo le caratteristiche terapeutiche integrali di queste sostanze. Più tardi, l'erboristeria ha cominciato a riconoscere le virtù benefiche sull'organismo e sulla psiche.
Papa Francesco ci dice che la potenza della redenzione ha avuto un impatto profetico anche sulla creazione (cfr. Laudato si). Io credo che lo Spirito Santo ci stia annunciando una nuova domenica di redenzione che si trova scritta nel libro dell'universo e che forse non siamo stati ancora in grado di leggere. Io chiedo allo Spirito Santoche ci dia questa nuova luce di interpretazione della profezia di redenzione nella natura e aspetto e offro la mia vita perchè si realizzi questa meraviglia che è descritta nel libro dell'Apocalisse:"E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.  In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1-2).
 Amen! Maranathà, vieni Signore!

domenica 25 dicembre 2016

La leggenda del lupino: la tradizione napoletana del Natale espressa in un canto

Per me un momento fondamentale delle feste natalizie è riascoltare il meraviglioso canto di Alfonso de Liguori e riprendere quei canti e quelle tradizioni che hanno aiutato il popolo napoletano di cui faccio parte ad entrare in relazione con Gesù. Ogni anno scopro sempre qualcosa di nuovo e di intenso che cattura la mia anima per tutto il periodo delle feste di Natale.
Quest'anno la mia scoperta è stato un canto stupendo che avevo ascoltato nella Cantata dei Pastori, ma su cui non mi ero mai soffermata.


Vi metto il link qui nella versione che io preferisco che è quella cantata da Concetta Barra. https://youtu.be/g42WvAcZMfg
Questo canto dalla musicalità tanto intesa che unisce il suono della zampogna e delle nacchere rappresenta la bellissima capacità di integrazione che la terra napoletana possiede e che si esprime nella sua musica. Mi voglio soffermare in questo post sul contenuto del canto di cui vi riporto le parole:
A Betlemme se iettaje lu banno 
contr'a criature sott'a li duje anne.
Fuie Maria cu nu 'ruosso schianto
lu figlie arravugliato int'a lu manto
e li Giudeie nun danno arricietto
a ogni mamma sbatte lu core 'mpietto
ah...fuje Maria va pe' la campagna
ah... ca l'angelo da cielo l'accumpagna.
Ovì lloco 'nu giudeo cu 'na brutta faccia
le vo' levà lu figlio dalli braccia.

tremma Maria e corre senza sciate
lu Bambeniello zitto e appaurato.
E attuorne attuorne nun ce sta reparo
sole ciele scupierto e tiempo amaro.
Ah... curre Maria ca viento s'avvicina
ah... curre e annascunne a Gesù Bambino.
Quanno 'a Maronna perza se vedette
a ogni fronna aiuto aiuto dicette.

"Frutto 'e lupino mio, frutto 'e lupino
arapete e annascunna lu mio bambino".

"Vattenne!" lu lupino rispunnette
e forte forte li fronne sbattette.
Ah... Lupino  ca tu fuste amaro assaie
ah... sempe cchiù amaro addeventarraie.
E doppo ca lu lupino se 'nzerraie
Maria a n'albero 'e pigne tuzzuliaie.

"Frutto 'e pignuolo mio, frutto 'e pignuolo,
arapete e annascunna lu mio figliuolo"
E subbeto lu pignuolo s'arapette
e mamma e figlio 'nzino annascunnette.
Ah... reparate reparete Maria
Ah... ca li giudeie so gghiute pe' nata via.
E doppo ca lu Bambine se sarvaie
cu la manella santa lu carezzaie.

"Pignuolo ca puozz'essere beneritto
ch arreparaste a Ddio zitto zitto.
si ogg bbuono tu aviste lu core
de 'ncienzo santo purtarraie l'odore.
Ah... e donna e lu Bambino se sarvaien
Ah... 'na mana piccerella 'nce lassaie
Ah... pignuolo tu che a Ddio t'arapiste
Ah... ce purtarraie la mana de Gesù Cristo. 

Per chi non conosce la lingua napoletana, questo antico canto parte dalla vicenda della fuga in Egitto raccontata nei Vangeli. A questa vicenda evangelica, nel canto, viene associato un racconto popolare antichissimo legato a due frutti della nostra terra: il lupino e il pinolo. 
Maria, durante la fuga, chiede aiuto agli alberi di essere protetta insieme al suo bambino dai soldati di Erode che tentano di ucciderlo. 
Si avvicina ad un lupino chiedendogli di essere nascosta con il piccolo Gesù, ma il lupino comincia a battere forte le sue fronde rifiutandosi di accogliere il Bambino, invece il pino apre le sue pigne e al suo interno vi nasconde Gesù. 
Da quel momento, il frutto del lupino già amaro, è diventato ancora più amaro, mentre alla pigna sono concesse due benedizioni particolari: emanare un odore di incenso ed avere al suo interno dei frutti somiglianti alla manina del Bambino Gesù
Questa tradizione è rimasta molto forte nella cultura popolare. Nelle nostre case, infatti, a Natale, si fa scaldare sul fuoco la pigna perchè l'incenso santo  che emana da essa possa allontanare il male dalle nostre case e porti la benedizione di Gesù Bambino. 
In questo anno, in cui riscopriamo le tradizioni spirituali legate alla natura e al loro utilizzo nel benessere e nella guarigione spirituale, mi sembra molto significativa questa usanza così bella e così importante dal punto di vista naturale e spirituale. 
Potete farlo tutti: procuratevi una pigna e lasciate che il suo profumo si spanda nella vostra casa portando la benedizione del Natale. Noi, in parrocchia, ogni anno, distribuiamo anche l'incenso per ricordare questa leggenda e per  fare in modo da dare l'incenso a chi non fosse riuscito a procurarsi la pigna per tempo. 
Buon Natale a tutti!
Maranathà,vieni Signore Gesù!

domenica 18 dicembre 2016

Un Dio che dà più valore ai sogni che alle regole

Il titolo che ho scelto per questo post deriva un grande insegnamento, ma anche da un grande sconvolgimento che Gesù porta nel mondo non appena arriva. Il suo ingresso nella nostra vicenda umana rompe tutte le regole: quelle della religione ebraica, quelle del paganesimo, quelle del benpensantismo comune del suo tempo, ma anche del nostro.
Il mio lavoro mi porta ad avere un rapporto funzionale con le regole, ma so, dal grande insegnamento dei bambini, che esiste qualcosa di più importante delle regole che è l'amore.
A proposito di regole infrante, anche noi, ieri, all'accensione della quarta candela della nostra corona, abbiamo deciso di non fare quello che avevamo previsto di fare. Abbiamo lavorato sul nostro rapporto con gli uomini, delle nostre sofferenze, dei nostri sogni e di quanto, se l'Amore non entra in una storia di amore tra un uomo e una donna, anche il rapporto più duraturo e solido finisce male.
In questo mi viene in mente Giuseppe. Da bambina le favole mi facevano sognare il principe azzurro, da grande ho capito che Giuseppe di Nazaret è proprio un principe azzurro di quelli che le favole ci facevano sognare.
Non sto a ripetere la grande esaltazione che il Vangelo fa di Giuseppe con quelle due parole, uomo giusto, in cui c'è un riconoscimento ufficiale della sua santità sia per gli ebrei del suo tempo, sia per i cristiani. Quello che voglio sottolineare è la sua grande capacità di mettere da parte la sua immagine pubblica per seguire un sogno di dalla sera alla mattina, quest'uomo si alza e segue il suo sogno. Sceglie di amare. Ama la sua Maria, ama il frutto del grembo di questa donna, ama il suo Dio che ha amato la sua donna prima di lui e gli ha fatto perdere l' "immagine" o la reputazione, come preferite.

amore: un sogno che metteva insieme la sua storia personale con la promessa del Messia a cui la sua gente aveva anelato per secoli. Pensate un pò:
Ed è questo che lo rende il padre di Dio che decide di farsi uomo. La persona a cui lo Sposo dell'umanità sceglie di somigliare, da cui scegli di essere educato, da cui impara ad amare la sposa. Dio si sceglie un padre che dà più valore ai sogni che alle regole perchè questo è amare.
Vi invitiamo tutti, maschi e femmine, a lasciarvi incontrare da Giuseppe prima di questo Natale. Lasciate che l'uomo dei sogni guarisca l'immagine maschile o femminile che ha impedito ai vostri sogni di realizzarsi. Guardatelo come modello di sposo e di uomo, perchè faccia riprendere a sognare anche voi. E che questo Natale, vi faccia fare gli stessi gesti di Giuseppe: risvegliarvi dal sognare e fare tutto ciò che serve per seguire il vostro sogno.
Felici sogni a tutti! Buon Natale!
Maranathà, vieni Signore!

domenica 11 dicembre 2016

Dio: Incomprensibile eppure capace di "stare con noi"

Ieri abbiamo acceso la terza candela della nostra corona intraprendendo lo stesso viaggio di uno dei pastori del nostro presepe napoletano, Benino.
Benino è il pastore che sogna, posizionato sulla sommità del presepe. Mi piace sottolineare questa caratteristica del pastorello, perchè il presepe napoletano ci dice in che posizione metterci per incontrare Dio. Benino usa la parte di sé meno vigile, non pragmatica, eppure è il personaggio che ritroviamo poi, tra i primi, in ginocchio davanti alla grotta del Messia. E' il primo ad incontrarlo...
Anche noi ci siamo messe in una posizione fisica e interiore

aperta al sogno, per intraprendere il nostro viaggio verso la grotta.
Voglio condividere con voi degli aspetti interessanti emersi dal nostro viaggio attraverso il "nostro" personale presepe.
Il primo è il Mistero: nel nostro viaggio verso la grotta è emersa questa Presenza misteriosa, inattingibile eppure operante.
Il secondo è la fragilità. La fragilità ci scuote nel profondo e provoca comportamenti che non sempre sono coerenti con il nostro essere cristiani. Eppure, non so perchè (anche questo appartiene al Mistero) a Dio piace incontrarci proprio lì nelle nostre fragilità. Sono convinta che questo valga per le persone, ma anche per la chiesa cattolica e le chiese cristiane.
Mi ha colpito questo proprio nel Vangelo di oggi. Giovanni il Battista, il profeta, più che un profeta, oggi ci mostra la sua fragilità. Nelle sue catene, a pochi momenti dalla morte, ecco che il dubbio si fa strada. "Sei tu il Messia?". Gesù non risponde a Giovanni, usa , parlando di sè, le azioni del prendersi cura di chi è fragile, ma ha una Parola per Giovanni: "Beato chi non si scandalizza di me".
Secondo me, è questa la beatitudine con cui Gesù, "canonizza" Giovanni. E' come sei dicesse: "Tu che sei perfetto, che sei più di un profeta, non ti sei scandalizzato del mio amore che prende in braccio i fragili, che si sporca con i peccati della gente, che arriva fino all'inferno per recuperare chi amo".Sono convinta che quel dubbio di Giovanni, lo abbia reso bambino, lo abbia spogliato prima del Battesimo di sangue, per poter fare l'ultimo passaggio per entrare nella gloria di Dio.
Gesù ammira Giovanni, ma ora gli deve aprire il Cielo, lo deve rendere pronto per il Battesimo di sangue, quindi lo rende piccolo e povero perchè anche egli possa ascoltare  e fare esperienza della Buona Novella del Regno. 
Allora, mi è venuta un'idea da tutta questa riflessione! Se questo natale cambiassimo posizione anche noi? Se sognassimo anche noi con il cuore di bambini la grande Luce divina che deve venire? Forse, anche noi come Giovanni, potremo essere presi in braccio da Gesù...
Maranathà, vieni Signore!!!

domenica 4 dicembre 2016

E, mentre tu ti metti in viaggio verso l'aldilà alla ricerca di Dio, Egli stesso viene incontro a te

Ieri abbiamo acceso la seconda candela della Corona di Avvento.
Osservare la corona ci fa pensare al viaggio del sole e al cammino che i popoli nordici facevano simbolicamente per evocarlo. Era un modo per andare incontro al sole che veniva: proprio per questo noi cristiani abbiamo ripreso questa simbologia per invocare Gesù. Il sole che essi invocavano stava proprio per riprendere a brillare, nella nostra parte di emisfero, e a dare luce, ma i loro timori, la paura, la nostalgia impedivano loro di vederlo. Gli evangelizzatori di quei popoli, pieni di Spirito Santo, hanno ripreso questo bellissimo simbolo per sottolineare quanto, non solo noi desideriamo Gesù quanto essi desideravano il sole, ma anche che Gesù, come il sole è sempre presente quando le ore di buio sono tante e che tornerà a brillare, dopo gli inverni della nostra fede e della nostra psiche.
Mentre accendevo la seconda candela, ho pregato la bellissima preghiera di S. Brandano. Eccola:"Aiutami nel viaggio oltre la realtà che
mi è familiare verso lo sconosciuto.
Donami la fede di lasciare vecchie
vie e di aprire nuove prospettive
insieme a Te. Cristo dei misteri, confido che tu sei più forte di ogni tempesta che è in me.
Mi fiderò nel buio e so
che i miei tempi, fin da ora, sono nelle tue mani.
Sintonizza il mio spirito sulla musica del cielo,
e conta comunque sulla mia obbedienza"
Questa preghiera stupenda mi ha fatto venire in mente il nostro presepe, il presepe napoletano. Anch'esso, come la corona, simboleggia un viaggio, il viaggio del nuovo anno, di un nuovo ciclo cosmico, che, nel presepe, è rappresentato dal personaggio di Benino.
E anche il presepe napoletano, come la corona, è circondato da erbe che si mettono tutt'intorno.
I nostri antenati, qui a Napoli, utilizzavano 5( per alcuni autori)7  erbe (per altri) per proteggere il presepe dalle influenze demoniache. In realtà, queste erbe apotropaiche erano anche usate nella medicina tradizionale e popolare come medicamento. Esse proteggevano colui che, insieme a Benino, andava alla ricerca della Luce in un mondo "al confine"tra questa terra e l'eternità. Queste erbe, insieme ad altre, come l'agrifoglio, il vischio e l'abete e insieme all'odore della resina di pino, riempiono le nostre case a Natale proprio al fine di proteggerle, ma purtroppo non lo ricordiamo più. 
Un altro aneddoto interessante: la minestra maritata, che, a Napoli, si usa come primo piatto a Natale, è proprio segno di questo "matrimonio"che Gesù ha inaugurato con la comunione tra cielo e terra. In essa ci sono le erbe ed i pinoli, cibo tipico dei defunti, perché veniva usato nei refrigerio per i defunti, e la carne, il cibo della terra. Noi "maritiamo"questi ingredienti come segno e simbologia sacra della venuta di Gesù anche a tavola.


Sabato prossimo alle 16.30, avremo un incontro di crescita personale proprio sulle erbe apotropaiche nel presepe e nella tradizione culinaria napoletana. Inoltre, in parrocchia, in diversi giorni ed orari, si potrà ripercorrere tutto il viaggio di Benino nel presepe napoletano: potrete essere aggiornati sugli orari e i giorni sul nostro sito www.santipietroepaolo.net oppure sulla pagina facevo della Parrocchia.
Intanto buon viaggio e fate buoni incontri!!!
Maranathà, vieni Signore!