giovedì 29 dicembre 2016

Piante della terra, benedite il Signore

La meditazione davanti all'albero e al presepe, in questi giorni, mi riconnette profondamente con dei vissuti arcaici interiori ed esteriori molto forti che voglio condividere con voi oggi.
Vi ho già detto, nei post precedenti che mi piace riscoprire le storie antiche del Natale, le tradizioni e le leggende che le hanno generate. In questo processo di riscoperta, incontro i grandi evangelizzatori che il cristianesimo ha avuto e resto meravigliata dall'Intelligenza che lo Spirito Santo ha saputo dare loro nello svolgimento del ministero.
Ieri, ho portato l'incenso benedetto per le stanze del nostro Centro. Ho lasciato accese solo le luci delle candele mentre si diffondeva l'odore e la benedizione di Gesù nei luoghi dove accolgo tutte le sofferenze, i pianti e le rinascite di chiunque si rivolga a noi per chiedere aiuto. Nel frattempo, il mio pensiero era rivolto ai santi evangelizzatori di cui vi ho parlato sopra. Essi sono stati in grado di relazionarsi con gli elementi, oltre che con gli uomini, perchè tutto portasse lode al Signore. Il fumo saliva al cielo e io pensavo a quell'Intelligenza che ha saputo vedere come usare con amore gli elementi della terra per il bene, per il Vangelo, per portare la guarigione.
L'incenso e i nostri sempreverdi, l'abete e il pino, hanno una profonda correlazione. Ildegarda, infatti, nel Medioevo, usava le resine di questi alberi per fumigare gli ambienti. Una sua affermazione interessante, che poi richiama anche la scelta dell'abete per l'albero di Natale da parte di S. Bonifacio, è questa: "Gli spiriti odiano l'abete ed evitano il luogo in cui esso cresce". Anche per questo noi a Natale decoriamo l'abete, perchè santi come Ildegarda e Bonifacio li hanno indicati come elementi che riportano a Cristo.
Il fumo dell'incenso ha la caratteristica di aprire all'uomo un varco di desiderio per poter raggiungere il cielo e al cielo di proteggere l'uomo. Noi oggi usiamo l'incenso in grani e trattiamo queste sostanze in maniera un pò frettolosa e generica, ma i nostri santi, anticipando i trattati di aromaterapia, hanno individuato proprio attraverso un'intelligenza che viene dallo Spirito Santo le caratteristiche terapeutiche integrali di queste sostanze. Più tardi, l'erboristeria ha cominciato a riconoscere le virtù benefiche sull'organismo e sulla psiche.
Papa Francesco ci dice che la potenza della redenzione ha avuto un impatto profetico anche sulla creazione (cfr. Laudato si). Io credo che lo Spirito Santo ci stia annunciando una nuova domenica di redenzione che si trova scritta nel libro dell'universo e che forse non siamo stati ancora in grado di leggere. Io chiedo allo Spirito Santoche ci dia questa nuova luce di interpretazione della profezia di redenzione nella natura e aspetto e offro la mia vita perchè si realizzi questa meraviglia che è descritta nel libro dell'Apocalisse:"E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.  In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1-2).
 Amen! Maranathà, vieni Signore!

domenica 25 dicembre 2016

La leggenda del lupino: la tradizione napoletana del Natale espressa in un canto

Per me un momento fondamentale delle feste natalizie è riascoltare il meraviglioso canto di Alfonso de Liguori e riprendere quei canti e quelle tradizioni che hanno aiutato il popolo napoletano di cui faccio parte ad entrare in relazione con Gesù. Ogni anno scopro sempre qualcosa di nuovo e di intenso che cattura la mia anima per tutto il periodo delle feste di Natale.
Quest'anno la mia scoperta è stato un canto stupendo che avevo ascoltato nella Cantata dei Pastori, ma su cui non mi ero mai soffermata.


Vi metto il link qui nella versione che io preferisco che è quella cantata da Concetta Barra. https://youtu.be/g42WvAcZMfg
Questo canto dalla musicalità tanto intesa che unisce il suono della zampogna e delle nacchere rappresenta la bellissima capacità di integrazione che la terra napoletana possiede e che si esprime nella sua musica. Mi voglio soffermare in questo post sul contenuto del canto di cui vi riporto le parole:
A Betlemme se iettaje lu banno 
contr'a criature sott'a li duje anne.
Fuie Maria cu nu 'ruosso schianto
lu figlie arravugliato int'a lu manto
e li Giudeie nun danno arricietto
a ogni mamma sbatte lu core 'mpietto
ah...fuje Maria va pe' la campagna
ah... ca l'angelo da cielo l'accumpagna.
Ovì lloco 'nu giudeo cu 'na brutta faccia
le vo' levà lu figlio dalli braccia.

tremma Maria e corre senza sciate
lu Bambeniello zitto e appaurato.
E attuorne attuorne nun ce sta reparo
sole ciele scupierto e tiempo amaro.
Ah... curre Maria ca viento s'avvicina
ah... curre e annascunne a Gesù Bambino.
Quanno 'a Maronna perza se vedette
a ogni fronna aiuto aiuto dicette.

"Frutto 'e lupino mio, frutto 'e lupino
arapete e annascunna lu mio bambino".

"Vattenne!" lu lupino rispunnette
e forte forte li fronne sbattette.
Ah... Lupino  ca tu fuste amaro assaie
ah... sempe cchiù amaro addeventarraie.
E doppo ca lu lupino se 'nzerraie
Maria a n'albero 'e pigne tuzzuliaie.

"Frutto 'e pignuolo mio, frutto 'e pignuolo,
arapete e annascunna lu mio figliuolo"
E subbeto lu pignuolo s'arapette
e mamma e figlio 'nzino annascunnette.
Ah... reparate reparete Maria
Ah... ca li giudeie so gghiute pe' nata via.
E doppo ca lu Bambine se sarvaie
cu la manella santa lu carezzaie.

"Pignuolo ca puozz'essere beneritto
ch arreparaste a Ddio zitto zitto.
si ogg bbuono tu aviste lu core
de 'ncienzo santo purtarraie l'odore.
Ah... e donna e lu Bambino se sarvaien
Ah... 'na mana piccerella 'nce lassaie
Ah... pignuolo tu che a Ddio t'arapiste
Ah... ce purtarraie la mana de Gesù Cristo. 

Per chi non conosce la lingua napoletana, questo antico canto parte dalla vicenda della fuga in Egitto raccontata nei Vangeli. A questa vicenda evangelica, nel canto, viene associato un racconto popolare antichissimo legato a due frutti della nostra terra: il lupino e il pinolo. 
Maria, durante la fuga, chiede aiuto agli alberi di essere protetta insieme al suo bambino dai soldati di Erode che tentano di ucciderlo. 
Si avvicina ad un lupino chiedendogli di essere nascosta con il piccolo Gesù, ma il lupino comincia a battere forte le sue fronde rifiutandosi di accogliere il Bambino, invece il pino apre le sue pigne e al suo interno vi nasconde Gesù. 
Da quel momento, il frutto del lupino già amaro, è diventato ancora più amaro, mentre alla pigna sono concesse due benedizioni particolari: emanare un odore di incenso ed avere al suo interno dei frutti somiglianti alla manina del Bambino Gesù
Questa tradizione è rimasta molto forte nella cultura popolare. Nelle nostre case, infatti, a Natale, si fa scaldare sul fuoco la pigna perchè l'incenso santo  che emana da essa possa allontanare il male dalle nostre case e porti la benedizione di Gesù Bambino. 
In questo anno, in cui riscopriamo le tradizioni spirituali legate alla natura e al loro utilizzo nel benessere e nella guarigione spirituale, mi sembra molto significativa questa usanza così bella e così importante dal punto di vista naturale e spirituale. 
Potete farlo tutti: procuratevi una pigna e lasciate che il suo profumo si spanda nella vostra casa portando la benedizione del Natale. Noi, in parrocchia, ogni anno, distribuiamo anche l'incenso per ricordare questa leggenda e per  fare in modo da dare l'incenso a chi non fosse riuscito a procurarsi la pigna per tempo. 
Buon Natale a tutti!
Maranathà,vieni Signore Gesù!

domenica 18 dicembre 2016

Un Dio che dà più valore ai sogni che alle regole

Il titolo che ho scelto per questo post deriva un grande insegnamento, ma anche da un grande sconvolgimento che Gesù porta nel mondo non appena arriva. Il suo ingresso nella nostra vicenda umana rompe tutte le regole: quelle della religione ebraica, quelle del paganesimo, quelle del benpensantismo comune del suo tempo, ma anche del nostro.
Il mio lavoro mi porta ad avere un rapporto funzionale con le regole, ma so, dal grande insegnamento dei bambini, che esiste qualcosa di più importante delle regole che è l'amore.
A proposito di regole infrante, anche noi, ieri, all'accensione della quarta candela della nostra corona, abbiamo deciso di non fare quello che avevamo previsto di fare. Abbiamo lavorato sul nostro rapporto con gli uomini, delle nostre sofferenze, dei nostri sogni e di quanto, se l'Amore non entra in una storia di amore tra un uomo e una donna, anche il rapporto più duraturo e solido finisce male.
In questo mi viene in mente Giuseppe. Da bambina le favole mi facevano sognare il principe azzurro, da grande ho capito che Giuseppe di Nazaret è proprio un principe azzurro di quelli che le favole ci facevano sognare.
Non sto a ripetere la grande esaltazione che il Vangelo fa di Giuseppe con quelle due parole, uomo giusto, in cui c'è un riconoscimento ufficiale della sua santità sia per gli ebrei del suo tempo, sia per i cristiani. Quello che voglio sottolineare è la sua grande capacità di mettere da parte la sua immagine pubblica per seguire un sogno di dalla sera alla mattina, quest'uomo si alza e segue il suo sogno. Sceglie di amare. Ama la sua Maria, ama il frutto del grembo di questa donna, ama il suo Dio che ha amato la sua donna prima di lui e gli ha fatto perdere l' "immagine" o la reputazione, come preferite.

amore: un sogno che metteva insieme la sua storia personale con la promessa del Messia a cui la sua gente aveva anelato per secoli. Pensate un pò:
Ed è questo che lo rende il padre di Dio che decide di farsi uomo. La persona a cui lo Sposo dell'umanità sceglie di somigliare, da cui scegli di essere educato, da cui impara ad amare la sposa. Dio si sceglie un padre che dà più valore ai sogni che alle regole perchè questo è amare.
Vi invitiamo tutti, maschi e femmine, a lasciarvi incontrare da Giuseppe prima di questo Natale. Lasciate che l'uomo dei sogni guarisca l'immagine maschile o femminile che ha impedito ai vostri sogni di realizzarsi. Guardatelo come modello di sposo e di uomo, perchè faccia riprendere a sognare anche voi. E che questo Natale, vi faccia fare gli stessi gesti di Giuseppe: risvegliarvi dal sognare e fare tutto ciò che serve per seguire il vostro sogno.
Felici sogni a tutti! Buon Natale!
Maranathà, vieni Signore!

domenica 11 dicembre 2016

Dio: Incomprensibile eppure capace di "stare con noi"

Ieri abbiamo acceso la terza candela della nostra corona intraprendendo lo stesso viaggio di uno dei pastori del nostro presepe napoletano, Benino.
Benino è il pastore che sogna, posizionato sulla sommità del presepe. Mi piace sottolineare questa caratteristica del pastorello, perchè il presepe napoletano ci dice in che posizione metterci per incontrare Dio. Benino usa la parte di sé meno vigile, non pragmatica, eppure è il personaggio che ritroviamo poi, tra i primi, in ginocchio davanti alla grotta del Messia. E' il primo ad incontrarlo...
Anche noi ci siamo messe in una posizione fisica e interiore

aperta al sogno, per intraprendere il nostro viaggio verso la grotta.
Voglio condividere con voi degli aspetti interessanti emersi dal nostro viaggio attraverso il "nostro" personale presepe.
Il primo è il Mistero: nel nostro viaggio verso la grotta è emersa questa Presenza misteriosa, inattingibile eppure operante.
Il secondo è la fragilità. La fragilità ci scuote nel profondo e provoca comportamenti che non sempre sono coerenti con il nostro essere cristiani. Eppure, non so perchè (anche questo appartiene al Mistero) a Dio piace incontrarci proprio lì nelle nostre fragilità. Sono convinta che questo valga per le persone, ma anche per la chiesa cattolica e le chiese cristiane.
Mi ha colpito questo proprio nel Vangelo di oggi. Giovanni il Battista, il profeta, più che un profeta, oggi ci mostra la sua fragilità. Nelle sue catene, a pochi momenti dalla morte, ecco che il dubbio si fa strada. "Sei tu il Messia?". Gesù non risponde a Giovanni, usa , parlando di sè, le azioni del prendersi cura di chi è fragile, ma ha una Parola per Giovanni: "Beato chi non si scandalizza di me".
Secondo me, è questa la beatitudine con cui Gesù, "canonizza" Giovanni. E' come sei dicesse: "Tu che sei perfetto, che sei più di un profeta, non ti sei scandalizzato del mio amore che prende in braccio i fragili, che si sporca con i peccati della gente, che arriva fino all'inferno per recuperare chi amo".Sono convinta che quel dubbio di Giovanni, lo abbia reso bambino, lo abbia spogliato prima del Battesimo di sangue, per poter fare l'ultimo passaggio per entrare nella gloria di Dio.
Gesù ammira Giovanni, ma ora gli deve aprire il Cielo, lo deve rendere pronto per il Battesimo di sangue, quindi lo rende piccolo e povero perchè anche egli possa ascoltare  e fare esperienza della Buona Novella del Regno. 
Allora, mi è venuta un'idea da tutta questa riflessione! Se questo natale cambiassimo posizione anche noi? Se sognassimo anche noi con il cuore di bambini la grande Luce divina che deve venire? Forse, anche noi come Giovanni, potremo essere presi in braccio da Gesù...
Maranathà, vieni Signore!!!

domenica 4 dicembre 2016

E, mentre tu ti metti in viaggio verso l'aldilà alla ricerca di Dio, Egli stesso viene incontro a te

Ieri abbiamo acceso la seconda candela della Corona di Avvento.
Osservare la corona ci fa pensare al viaggio del sole e al cammino che i popoli nordici facevano simbolicamente per evocarlo. Era un modo per andare incontro al sole che veniva: proprio per questo noi cristiani abbiamo ripreso questa simbologia per invocare Gesù. Il sole che essi invocavano stava proprio per riprendere a brillare, nella nostra parte di emisfero, e a dare luce, ma i loro timori, la paura, la nostalgia impedivano loro di vederlo. Gli evangelizzatori di quei popoli, pieni di Spirito Santo, hanno ripreso questo bellissimo simbolo per sottolineare quanto, non solo noi desideriamo Gesù quanto essi desideravano il sole, ma anche che Gesù, come il sole è sempre presente quando le ore di buio sono tante e che tornerà a brillare, dopo gli inverni della nostra fede e della nostra psiche.
Mentre accendevo la seconda candela, ho pregato la bellissima preghiera di S. Brandano. Eccola:"Aiutami nel viaggio oltre la realtà che
mi è familiare verso lo sconosciuto.
Donami la fede di lasciare vecchie
vie e di aprire nuove prospettive
insieme a Te. Cristo dei misteri, confido che tu sei più forte di ogni tempesta che è in me.
Mi fiderò nel buio e so
che i miei tempi, fin da ora, sono nelle tue mani.
Sintonizza il mio spirito sulla musica del cielo,
e conta comunque sulla mia obbedienza"
Questa preghiera stupenda mi ha fatto venire in mente il nostro presepe, il presepe napoletano. Anch'esso, come la corona, simboleggia un viaggio, il viaggio del nuovo anno, di un nuovo ciclo cosmico, che, nel presepe, è rappresentato dal personaggio di Benino.
E anche il presepe napoletano, come la corona, è circondato da erbe che si mettono tutt'intorno.
I nostri antenati, qui a Napoli, utilizzavano 5( per alcuni autori)7  erbe (per altri) per proteggere il presepe dalle influenze demoniache. In realtà, queste erbe apotropaiche erano anche usate nella medicina tradizionale e popolare come medicamento. Esse proteggevano colui che, insieme a Benino, andava alla ricerca della Luce in un mondo "al confine"tra questa terra e l'eternità. Queste erbe, insieme ad altre, come l'agrifoglio, il vischio e l'abete e insieme all'odore della resina di pino, riempiono le nostre case a Natale proprio al fine di proteggerle, ma purtroppo non lo ricordiamo più. 
Un altro aneddoto interessante: la minestra maritata, che, a Napoli, si usa come primo piatto a Natale, è proprio segno di questo "matrimonio"che Gesù ha inaugurato con la comunione tra cielo e terra. In essa ci sono le erbe ed i pinoli, cibo tipico dei defunti, perché veniva usato nei refrigerio per i defunti, e la carne, il cibo della terra. Noi "maritiamo"questi ingredienti come segno e simbologia sacra della venuta di Gesù anche a tavola.


Sabato prossimo alle 16.30, avremo un incontro di crescita personale proprio sulle erbe apotropaiche nel presepe e nella tradizione culinaria napoletana. Inoltre, in parrocchia, in diversi giorni ed orari, si potrà ripercorrere tutto il viaggio di Benino nel presepe napoletano: potrete essere aggiornati sugli orari e i giorni sul nostro sito www.santipietroepaolo.net oppure sulla pagina facevo della Parrocchia.
Intanto buon viaggio e fate buoni incontri!!!
Maranathà, vieni Signore!

sabato 26 novembre 2016

E'arrivato il tempo di attirare verso di noi l'Amato

Al tramonto di questo giorno comincerà il tempo di Avvento, il tempo in cui noi cristiani ci prepariamo in maniera più intensa alla venuta del Signore Gesù.
L'Avvento è un tempo estremamente interessante non solo dal punto di vista liturgico. Esso, infatti, possiede delle caratteristiche che ci permettono di entrare in una relazione profonda con le luci e le ombre della nostra interiorità, con le luci e le ombre dell'universo e con i segni di presenza della vita che esistono in natura malgrado tutto sembri morto.

Noi, quest'anno, ci siamo concentrate su un elemento caratteristico dell'avvento che è la Corona e sul messaggio di crescita personale che da essa proviene. Innanzitutto, spinte da un bellissimo passaggio della Lettera enciclica "Laudato si"in cui Papa Francesco dice: "...tutte le creature sono connesse tra di loro, di ognuna deve essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione...", siamo entrate in contatto profondo con la Corona: con la sua forma, con i suoi colori con le piante che la compongono e con la luce. Ciascuno di questi elementi, che vi ho elencato, ci ha detto qualcosa di noi, di ciò che siamo e del nostro potenziale, di ciò che vogliamo essere. Ci siamo accorte che il nostro desiderio archetipico di richiamare la luce non è unilaterale. La Luce stessa, che per noi è Dio, viene a noi e nella luce tremolante di una candela comincia il cambiamento, il rinnovamento, la conversione.
Poiché la relazione è uno scambio, non volevamo solo ricevere dalla natura, ma anche dare. Volevamo prenderci cura di questo pianeta, come, da sempre, questo pianeta si è preso cura di noi. Abbiamo aderito ad una iniziativa molto interessante che, in tutto il mondo, i cristiani delle diverse confessioni stanno facendo per "guarire la terra". E' un gesto semplice: sostituire una lampadina tradizionale con una lampadina ecologica per ogni candela di Avvento che viene accesa con l'intenzione di purificare ciascuno dei quattro elementi del pianeta.
Infine, poiché l'avvento è tempo di profezia, abbiamo invitato tutti i partecipanti ad essere profeti, annunciatori del cambiamento e della crescita che in ciascuno accade durante i nostri incontri. In queste settimane, troverete sulla pagina Facebook del Centro (Centro per la guarigione della famiglia e della coppia) le testimonianze di cosa avviene dentro di noi durante questi momenti di crescita e sviluppo personale e del nostro incontro con la Luce, con Dio che viene in noi.
Buon Avvento!!!
Maranathà, vieni Signore!

domenica 30 ottobre 2016

Sapevate che anche la morte è un tempo?

Stamattina, qui a Napoli, ci siamo svegliati presto perchè il letto ha dondolato un pò. Per il fatto che i lampadari hanno oscillato a lungo, ho capito che, da qualche parte, vicino a noi, la terra stesse oscillando in modo forte. Dopo un pò di tempo, i telegiornali e il web ci hanno fatto sapere che, un terremoto molto forte, di magnitudo 7.1, aveva fatto crollare tanti palazzi, chiese e case nell'Italia centrale, tra cui anche la Basilica di S. Benedetto a Norcia.
E'questo il periodo dell'anno in cui la natura e la chiesa ci fanno meditare sul senso della vita e della morte. Ed è impressionante come entrambe, anche in un momento che sembra oscuro, ci facciano sentire che la morte fisica è un tempo.
In effetti, è davvero misteriosa come cosa, ma è così. La nostra morte, come quella dei nostri cari, è per un tempo, poi, c'è il grande mistero della resurrezione dei corpi e la chiamata alla vita eterna o al dolore eterno. La chiesa ci dice che la gioia grande o il grande dolore sono per la nostra anima pronti già al momento della morte, ma anche quello è un tempo, perchè il nostro corpo mortale deve rivestirsi di immortalità.
Negli ultimi giorni, il nostro chiostro si è riempito di foglie che stanno cadendo dagli alberi. Una di esse ha colpito tanto la mia attenzione. Non solo era diventata gialla, ma mostrava come uno scheletro. Ho detto al Signore: " Si vede la tua mano, come le opere di un determinato pittore o di un musicista, anche noi e le foglie abbiamo qualcosa in comune. Moriamo alla stessa maniera".
Infine, ho letto su una rivista che quelle foglie sono utili a proteggere il terreno dal freddo, a concimarlo e che, senza la loro caduta, la pianta non potrebbe sopravvivere al freddo. Quindi la loro morte è per la vita!
Se riflettete bene, la stessa cosa ce la mostra la liturgia della chiesa in questi giorni, in un modo ancora più bello, perchè il ciclo liturgico è intriso dello Spirito della risurrezione di Gesù. Esso ci fa vedere prima i santi, cioè quello che ci aspetta, quello che saremo, e poi ci fa ricordare nell'amore di Gesù i nostri cari che vivono in lui.
In questo tempo, quindi, cosa facciamo? 
Restiamo uniti nell'amore e nella speranza, sapendo che la precarietà e la fragilità di oggi non sono per sempre. Aspettiamo, perchè sappiamo che non solo ci aspettano qui sulla terra nuovi cicli di vita e che possiamo amarci con le anime di coloro che abbiamo amato e che ora si trovano nel regno del Signore, ma anche che, quando questo ciclo sarà finito, ci sarà vita in abbondanza nella vittoria di Gesù. 


Per questo sempre lo invochiamo: Maranathà, Vieni Signore!

venerdì 30 settembre 2016

Un modo nuovo (o forse no) di vivere il tempo

Probabilmente, la sapienza spirituale cristiana ha sempre considerato questo aspetto di cui sto per scrivere, ma i ritmi frenetici e "l'artificializzazione" degli ambienti in cui viviamo, ci hanno fatto perdere di vista l'armonia, o meglio, la terapia che la santificazione del tempo porta in sé.
Avete mai riflettuto sul fatto che le feste tradizionali di alcuni santi e le feste bibliche d'Israele abbiano in sé lo scopo di valorizzare il cambiamento che viene dai cicli della natura e di armonizzare corpo, mente e spirito?
Noi, quest'anno, come già vi avevo anticipato, ci stiamo muovendo in questa direzione, spinti soprattutto dal dono nuovo che lo Spirito Santo ci ha fatto nel Giubileo della Misericordia: le due nuove opere di misericordia verso il creato.
A questo proposito, voglio raccontarvi due momenti significativi che abbiamo vissuto: la festa biblica di Sukkot e l'affidamento dell'autunno a S. Michele. 
Ogni anno celebriamo le feste bibliche in versione cristiana, nel senso che viviamo le feste del popolo di Israele adattandole al significato che esse possono avere nella valorizzazione del tempo liturgico che stiamo vivendo. In particolare, quest'anno abbiamo sottolineato in maniera più forte l'originale dimensione agricola di questa festa. Abbiamo portato a Dio ciò che la natura ci ha dato e abbiamo anche messo nelle Sue mani il frutto del nostro lavoro pastorale ringraziandolo per tutto ciò che ci  ha dato. Abbiamo benedetto l'acqua con la consapevolezza che è Dio che provvede dal cielo ciò che ci è necessario per la nostra vita. Abbiamo pregato nella tenda per vivere il cammino che Dio ci fa fare attraverso lo scorrere del tempo per realizzare con noi la tenda nuziale nel giorno della venuta del Messia.
Ieri, inoltre, abbiamo avuto il nostro gruppo di counseling spirituale per affidare a S. Michele l'autunno che stiamo vivendo. L'equinozio di autunno, il movimento del sole che rende uguali il giorno e la notte, avviene proprio in corrispondenza della festa di S. Michele ed è proprio stato lui il primo a combattere contro le tenebre che avanzavano nell'armonia della creazione. Attraverso i cinque sensi, abbiamo esplorato la luce e il buio, il dolce e il pungente, l'aggressività e l'armonia.
Insieme a S. Michele abbiamo capito che non è nostro compito eliminare il nemico. Il nostro compito è non mescolarci a lui, perché il l'obiettivo del diavolo è farci perdere noi stesse. Abbiamo pianto, riso e condiviso vissuti tra donne di età e realtà veramente diverse e siamo tornate a casa con un olio per prenderci cura di noi e un incenso per pregare per la liberazione dalle tensioni.
Abbiamo scoperto,infine, di essere brave combattenti, quindi di poter far parte di quella battaglia nella schiera di Michele che vedrà la vittoria del Signore e il suo ritorno per rapirci.
Maranathà, vieni Signore!

venerdì 9 settembre 2016

Un giorno per nascere ancora

Il mio modo di fare pedagogia e counseling è strettamente legato a quello che avviene o è avvenuto nel nostro percorso di nascita.
L'ingresso nella vita, dal concepimento ai primi anni, sono, secondo me, talmente importanti da condizionare il modo di vivere successivamente e anche quello di relazionarsi.
Oggi, anche le neuroscienze, sostengono la grande importanza di questa fase della vita e la visione "ecologica"della nascita, da parte di molti esperti del settore,  ci fa capire che dobbiamo riprenderci l'aspetto naturale e umano di molte dimensioni del vivere. Quindi,  per farla breve la stessa scienza ci aiuta a comprendere che stiamo delegando molti processi umani alla eccessiva medicalizzazione e alla tecnica.
Questo mi ha spinto a sentirmi chiamata in causa in quel processo, anche per me di conversione,  che Papa Francesco definisce "educazione ecologica".
Da quest'anno, il nostro Centro aggiungerà alle sue attività tradizionali, anche dei gruppi di "educazione ecologica". Poiché ogni cosa comincia con una nascita, ieri abbiamo avuto un gruppo proprio sulla nascita/rinascita ecologica.
Sono venuti fuori in maniera esperienziale gli elementi chiave della childbirth education: il contatto con il volto del genitore, la fatica di nascere, il dolore, l'abbraccio, il ruolo del padre, il distacco, la freddezza...
Abbiamo imparato l'ecologia della nascita partendo dalla nostra esperienza, dalla condivisione protetta del nostro vissuto interiore riguardo alla nascita.
Ci siamo riappropriate degli elementi naturali che la nostra tradizione culturale europea e non solo lega alla nascita. E questo ci ha riportato alla nostra grande tradizione spirituale cristiana: è stata con noi Ildegarda e la forza del verde, la "viriditas"; sono stati con noi Maria, Gioacchino e Anna che ci hanno fatto sperimentare "la Grazia"che il cielo apre sul miracolo dell'amore e della vita; è stato con noi Giovanni Damasceno che ci ha regalato una sua frase da portare a casa dai suoi  Sermoni" sulla Natività di Maria". 



Avevamo pensato che questo incontro sulla nascita dovesse essere aperto a tutti, ma come vi ho annunciato questa estate Dio voleva uno spazio per le donne. Ed è stato così. Inoltre, con mia grande gioia eravamo tutte di zone diverse della provincia e di Napoli...
A me piacerebbe aprire al mondo tutto questo. Lo faccio condividendolo e aspettando tutti voi...
Maranathà, Vieni Signore Gesù!



Un giorno per nascere ancora

Il mio modo di fare pedagogia e counseling è strettamente legato a quello che avviene o è avvenuto nel nostro percorso di nascita.
L'ingresso nella vita, dal concepimento ai primi anni, sono, secondo me, talmente importanti da condizionare il modo di vivere successivamente e anche quello di relazionarsi.
Oggi, anche le neuroscienze, sostengono la grande importanza di questa fase della vita e la visione "ecologica"della nascita, da parte di molti esperti del settore,  ci fa capire che dobbiamo riprenderci l'aspetto naturale e umano di molte dimensioni del vivere. Quindi,  per farla breve la stessa scienza ci aiuta a comprendere che stiamo delegando molti processi umani alla eccessiva medicalizzazione e alla tecnica.
Questo mi ha spinto a sentirmi chiamata in causa in quel processo, anche per me di conversione,  che Papa Francesco definisce "educazione ecologica".
Da quest'anno, il nostro Centro aggiungerà alle sue attività tradizionali, anche dei gruppi di "educazione ecologica". Poiché ogni cosa comincia con una nascita, ieri abbiamo avuto un gruppo proprio sulla nascita/rinascita ecologica.
Sono venuti fuori in maniera esperienziale gli elementi chiave della childbirth education: il contatto con il volto del genitore, la fatica di nascere, il dolore, l'abbraccio, il ruolo del padre, il distacco, la freddezza...
Abbiamo imparato l'ecologia della nascita partendo dalla nostra esperienza, dalla condivisione protetta del nostro vissuto interiore riguardo alla nascita.
Ci siamo riappropriate degli elementi naturali che la nostra tradizione culturale europea e non solo lega alla nascita. E questo ci ha riportato alla nostra grande tradizione spirituale cristiana: è stata con noi Ildegarda e la forza del verde, la "viriditas"; sono stati con noi Maria, Gioacchino e Anna che ci hanno fatto sperimentare "la Grazia"che il cielo apre sul miracolo dell'amore e della vita; è stato con noi Giovanni Damasceno che ci ha regalato una sua frase da portare a casa dai suoi " sulla Natività di Maria". 



Avevamo pensato che questo incontro sulla nascita dovesse essere aperto a tutti, ma come vi ho annunciato questa estate Dio voleva uno spazio per le donne. Ed è stato così. Inoltre, con mia grande gioia eravamo tutte di zone diverse della provincia e di Napoli...
A me piacerebbe aprire al mondo tutto questo. Lo faccio condividendolo e aspettando tutti voi...
Maranathà, Vieni Signore Gesù!



lunedì 15 agosto 2016

La via del latte

In questi giorni in cui noi, qui ad Ercolano, celebriamo la festa di Maria, la Vergine di Pugliano, mi sono soffermata molto a riflettere sulle origini della fede nella mia terra e su quanto questa fede guidi, a mia insaputa, tutto il mio percorso spirituale.
La Vergine di Pugliano raffigura Maria come una Regina nell'atto di allattare il Bambino Gesù, anch'egli regalmente vestito, il quale a sua volta tiene tra le mani una piccola sfera che rappresenta il mondo.
Da sempre quel gesto mi ha fatto sentire l'immensa semplicità della Grazia che nutre e fluisce come il latte dal seno di una donna. E' un atto stupendo e importante, vitale.
Qualche giorno fa, nella mia libreria, ho trovato un libro di Mons. Gaspare Cinque, dal titolo "Le Glorie della Madonna di Pugliano", in questo libro ho incontrato due riferimenti che mi hanno fatto comprendere come Dio segue il nostro cammino spirituale in maniera fortissima e se ne occupa.
Chi legge questo blog sa che alle catacombe di Priscilla ho trovato un importante segno per il nostro ministero per gli ultimi tempi. In quelle stesse catacombe, Mons. Gaspare Cinque afferma che si può trovare il prototipo delle Madonne che allattano. E' la più antica immagine di Maria, del II secolo, che raffigura appunto la Madonna che allatta il Bambino.
E' significativo che con tante catacombe presenti a Roma ci sia, proprio nelle catacombe che per me sono maggiormente significative, il prototipo di un'immagine che per me è archetipica, profondamente inserita nel mio mondo spirituale e religioso.
Un altro elemento è la città di Mirabella Eclano. L'autore del libro di cui ho detto sopra, afferma che a Mirabella Eclano c'è un'antica reliquia del latte della Vergine. Nei miei giri alla scoperta delle forme antiche di celebrazione del Battesimo, il primo Battistero che ho incontrato è proprio quello dell'antica Aeclanum. Sembra che il latte che Maria doni mi tracci il cammino rispetto a ciò che è significativo per me nel percorso della vita spirituale.
Proprio ieri, don Franco, l'attuale parroco di Pugliano, nell'omelia faceva riferimento all'antica tradizione battesimale presente ad Ercolano, di cui il Battesimo di Ampellone rappresenta la forte simbologia di un popolo che diventa di Gesù, attraverso la prodigiosa conversione e il conseguente battesimo di questo personaggio.
Che ancora il latte di maria possa tracciare il mio e il vostro cammino per condurci a Gesù e per condurre Gesù a noi nel giorno in cui la Grazia sarà traboccante in tutto e in tutti proprio come il latte che fuoriesce da un seno.
Maranathà, vieni Signore!

giovedì 14 luglio 2016

Uno spazio per le donne a Napoli sotto la protezione di una nativa d'America...

In questi mesi al nostro Centro sono arrivate tante donne a chiedere aiuto. Non so se è perché mi sento anch'io tanto sensibile alla sofferenza delle donne (essendo donna io stessa), ma la condivisione dei loro dolori insieme ai tesori che ne emergevano davanti ai miei occhi, mi hanno portato a pensare a qualcosa che fosse per le donne. Mi spiego meglio: uno spazio femminile di accoglienza, cura, condivisione della tenerezza, del bello, del dolore, della crescita...uno spazio di donne per tutte le età e di tutti i tipi di condizioni.
Mi è venuto in mente il romanzo stupendo "Balla coi lupi"in cui Alzata con pugno si rifugia in una tenda tutta femminile per piangere la morte di suo marito, per vivere i momenti del ciclo mestruale, per prepararsi al matrimonio. Immagino questa tenda come un ritorno a quello che siamo veramente, al femminile, senza imposizione di ritmi maschili, come la società e, purtroppo anche noi stesse, abbiamo fatto in questi ultimi anni.
Avevo in mente, in pratica, un luogo di educazione ecologica integrale dove si valorizza il femminile. Un sacerdote del Chiapas, Josè Bartolomeo Martinez, indigeno egli stesso, ha affermato in un documento del Celam dal titolo "La spiritualità dell'ecologia": -Dobbiamo valorizzare il contributo delle donne: loro, infatti, sono portatrici naturali della logica della complessità e sono più sensibili verso tutto ciò che attiene alla vita-.
Proprio questo mese, Papa Francesco ha chiesto alla chiesa di pregare perché i popoli indigeni possano essere valorizzati e, proprio al popolo del Chiapas ha detto : "In questo voi avete molto da insegnarci, da insegnare all’umanità. I vostri popoli, come hanno riconosciuto i Vescovi dell’America Latina (nel Documento di Aparecida), sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come «fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano».
Come sempre questa attività è pensata per tutte, non è solo per donne cristiane. Io, però, poiché sono cristiana ed anche il Centro lo è, volevo affidarla, come faccio sempre, per ogni attività che intraprendiamo, ad un amico in Cielo che da lì se ne occupi mentre noi lavoriamo sulla terra. 
Da qualche mese, ho conosciuto una santa Katheri Tekakwitha, una nativa d'America che si è innamorata di Gesù e gli ha dato la sua vita. Visto che questa attività è ispirata ad una pratica "indiana"mi piaceva affidarla ad un santo nativo...cercando maggiori notizie sulla vita di Katheri, ho scoperto che proprio oggi è la sua festa liturgica...quindi le facciamo un regalo di compleanno sperando che lei ne faccia tanti a noi!
Già tutti gli amici del Centro stanno pregando per questa novità e ci sono tante donne di ogni età che mi hanno detto di voler esserci, dandomi suggerimenti preziosi e tante disponibilità.
Chiediamo anche a voi che leggerete di pregare e, magari, di essere delle nostre! Il re, al ritorno ci chiederà quanto amore abbiamo dato. Prepariamoci insieme e partecipiamo tutti al ministero di guarigione che Gesù ci chiama ad esercitare per la sua venuta. 

Maranathà, vieni Signore!

domenica 12 giugno 2016

Una settimana per guarire insieme al creato

La settimana, che va da oggi 12 giugno fino a domenica prossima 19, vede impegnata la chiesa universale a rispondere alle sfide che papa Francesco ha proposto, ormai un anno fa, nell'enciclica "Laudato sì".
Il papa usa come stimolo spirituale per l'enciclica lo stupendo "Cantico di frate Sole"scritto da Francesco d'Assisi. Leggendo il Cantico, emerge un elemento fortemente educativo, ma anche potente per avvicinarsi intimamente al trono di Dio. L'elemento a cui mi riferisco è la lode.
Francesco loda il Signore e, ho letto in un commento al Cantico, che quando cantava le creature si univano a lui per lodare.
Prima ho definito questo elemento educativo. Lo è perché l'atteggiamento di lode è alleanza, è unirsi nella diversità per contemplare e celebrare quanto grande è Colui che crea e quanto potente è Colui che genera vita. Papa Francesco, riferendosi al nostro rapporto con il creato, parla di un viaggio, a me piace vederlo come un parto. La creazione aspetta di partorire e noi di essere partoriti nella Gerusalemme nuova. Viaggiamo insieme verso una meta comune. Siamo fatti degli stessi elementi e "tessuti"da un amore che arde in ogni cosa.
Nel titolo di questo post ho usato un termine che mi piace molto "guarire". Credo che la guarigione sia alla base di ogni processo di conversione, quindi anche della conversione ecologica a cui il papa ci invita.
Ma da cosa dobbiamo guarire?-vi starete chiedendo.
Io vi rispondo con un'altra domanda: Il vostro cuore trabocca in una lode quando guardate le stelle, quando andate al mare, quando sentite il profumo dei fiori in un campo?
Io vengo considerata un po' fuori di testa quando mi fermo con l'auto per far guardare alle persone che sono con me il tramonto sulla splendida costa del golfo di Napoli.
Abbiamo perso di vista che il creato che ci circonda è il dono di Dio per noi in quel preciso momento e che la  relazione con questo dono ci arricchisce. Questo dono, come dice Ildegarda di Bingen, arde del fuoco dell'amore  divino che fa vivere tutto. Quel tramonto, ad esempio, è lì per me, è mio. E' il modo con cui Dio sta chiudendo la giornata. E io sono fatta di questo.
Ildegarda, che è una grande maestra per la guarigione, dice che il nostro stesso corpo è fatto delle sostanze che compongono gli elementi e funziona nei suoi cambiamenti e nella sua salute proprio come il creato.
Papa Benedetto ci ha insegnato che questa è la grande teologia di Ildegarda, ma oggi, alcune scoperte dell'astronomia affermano proprio ciò che questa donna meravigliosa diceva nell'anno 1000 da profeta (leggete ad esempio questo articolo: http://www.greenme.it/informarsi/universo/15554-corpo-umano-polvere-di-stelle).
Forse mi considererete un po' pazza anche voi, ma lo dico perché anche il papa lo scrive: "Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio". Proviamo ad andare in questa settimana in uno dei luoghi del creato che ci portiamo nel cuore e restiamo un po' lì.
Lasciamoci accarezzare da Dio e accarezziamolo. Ascoltiamo cosa quel luogo dice a noi e diciamogli di noi. Rifacciamo alleanza con il creato per viaggiare insieme. Se noi proteggiamo il creato, il creato proteggerà noi dagli attacchi che satana vuole fare per interrompere la nostra nascita.
Buona settimana e buon viaggio insieme a ciò che è in noi e come noi!
Maranathà, vieni Signore!
P.S.: I luoghi che vedete nella foto sono i miei luoghi delle carezze con Dio...





domenica 15 maggio 2016

Riprendere a parlare (e a comprendere) lingue nuove e riappropriarsi di quelle ormai sconosciute...

Buona Pentecoste!
Ieri, nella nostra parrocchia, abbiamo avuto la gioia di celebrare la veglia di Pentecoste in attesa dello Spirito Santo. 
Durante il susseguirsi delle letture tratte dall'Antico Testamento mi risuonavano questi elementi: l'eccesso di Babele, l'aridità dei cadaveri, la natura che dà segni.
E sentivo nel mio cuore quella frase del Vangelo di Matteo: "Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, il cielo rosseggia"; e al mattino: "Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo". Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?» (Matteo 16, 2-3).
Nel mio cuore ho chiesto aiuto al Signore, perché oggi non siamo più in grado di comprendere gli eccessi, non distinguiamo più un vivente da un cadavere, non sappiamo interpretare la natura.
Come comprendere, Signore, il tuo linguaggio, se non siamo più in grado di comprendere i linguaggi nostri, quelli propriamente umani e naturali?
Come interpretiamo i segni dei tempi, se non comprendiamo le cose?
In quel momento mi è venuto in mente l'equilibrio del cielo, la danza degli angeli e la loro armonia, il sole che danzava a Fatima, l'aurora boreale e, insieme ad essi, la ruah, il fuoco che brucia e non consuma, i fiumi d'acqua viva...
Potreste pensare che sto facendo associazioni azzardate, ma fermatevi un attimo a pensare che le cose che ho citato rappresentano l'azione dell'armonia dello Spirito sulla nostra disarmonia e come i segni dei tempi si possano comprendere invocando proprio lo stesso Spirito Santo sulla disarmonia.
Quando lo Spirito si manifesta nei fiumi d'acqua viva, nel fuoco, nel vento è Armonia che rigenera. Egli viene a rigenerare ciò che la morte distrugge. Per questo ho fatto riferimento a Fatima che abbiamo ricordato in questi giorni. Il linguaggio di Maria a Fatima si può leggere proprio nell'ottica di quel leggere i segni dei tempi a cui Gesù fa riferimento. Lì Maria insegna a guardare il sole per farsi riconoscere e a guardare nella esplosione energetica di un'aurora boreale i segni che ad alcuni hanno parlato di preghiera e penitenza, ad altri di guerra.
Credo che serva  a tutti quello che lo Spirito Santo ci condivideva ieri nella preghiera: innanzitutto concederci di vedere quale sia lo squilibrio dentro e fuori di noi, quello a cui siamo tanto affezionati da costruirgli una torre. Poi di invocarlo come acqua dove l'aridità ci rende cadaveri, come fuoco dove il gelo e il vuoto ci impediscono di rinascere, come vento dove il male ci stringe tanto forte da impedirci perfino di respirare.



Se seguiamo lo Spirito Santo in questa opera di armonizzazione, la nostra vita sarà Pentecoste e potremo capire cosa Dio vuole dirci e guarire per essere quella sposa pura e senza mali che Gesù vuole incontrare.
Maranathà, vieni Signore!

venerdì 15 aprile 2016

Guarire il quartiere

Ieri a Ponticelli, il quartiere di Napoli dove si trova la parrocchia, c'è stata l'inaugurazione dell'"Orto Sociale"nella Villa de Filippo.
La parrocchia, insieme ad altre parrocchie e ad associazioni del territorio, ha "adottato" due terrazze. Da un po' di tempo ormai, la buona volontà di alcuni tra noi è all'opera per realizzare quello che hanno chiamato il "Giardino dei Sensi", un giardino di piante officinali davvero interessante.
Nella mattinata di ieri, appunto, sono voluta andare a dare uno sguardo a quello che questi nostri amici stavano facendo e di cui, fino ad allora, avevo solo sentito parlare.
Mi sono imbattuta in un universo variegato di realtà associative, unite dallo splendido principio della valorizzazione dell'ambiente e della natura.
E' stata davvero una stimolazione sensoriale completa: alcuni distribuivano specialità culinarie e prodotti della terra, mi hanno invitato a toccare la "ruta"e a sentirne l'odore che mi avrebbe lasciato sulle mani, ho potuto vedere le piume di diversi uccelli che volano sul nostro territorio e ascoltare a distanza il suono delle musiche popolari che venivano suonate.
Alcune donne della parrocchia mi avevano sempre raccontato una Ponticelli agricola di cui, purtroppo, non si vede più nulla. Dai loro racconti emergeva, nel bene e nel male, lo spaccato della cultura contadina europea di cui molti antropologi hanno scritto. Vi assicuro però che è difficile immaginare continuità tra quello che il quartiere è oggi e quello che c'era in passato. Personalmente ho sempre immaginato che ci fosse stato un taglio troppo forte, violento col passato e che quel taglio avesse bisogno di guarire.
Ieri mi è sembrato che quell'orto sociale fosse per tanti un riconciliarsi con la bellezza del legame con la terra, la possibilità di diventare orgogliosi della propria vocazione agricola, di portare nel futuro un talento che valorizza il quartiere. Per questo motivo sono stata felicissima di vedere le scuole, di vedere i ragazzi, i bambini e i giovani che prendevano contatto con l'identità profonda del quartiere in cui sono nati. Ora, essi sanno che si può essere colti, competenti e innovatori senza rinunciare al rapporto profondo con la natura, anzi che quel rapporto può concedere al quartiere di ripartire.
A me, che non sono del quartiere e vivo in un paese, è venuta voglia di imparare questo legame, perché, come diceva Ildegarda, nella natura ci sono i segreti per far stare bene l'uomo e per creare in lui equilibrio.
Sento profondamente che in quelle "terrazze" che le associazioni hanno adottato ci può essere questo segreto di benessere e di guarigione interiore, relazionale e sociale di cui Ponticelli ha tanto bisogno.
Forse una cosa nuova germoglia nel "deserto" che, ormai da tanti anni,vediamo sotto i nostri occhi.
Maranathà, Vieni Signore Gesù!



lunedì 14 marzo 2016

Sorprendenti scoperte dall'anno 1000!

Da quando la nostra parrocchia ha ricevuto come santa Ildegarda di Bingen, ho ripreso tra le mani le sue opere meravigliose. Avevo letto quà e là alcune cose, nel momento in cui Papa Benedetto l'aveva proclamata dottore della chiesa, ma, ormai da mesi, sono quasi quotidianamente in sua compagnia. Ho scoperto non solo una vera maestra nella fede, ma un riferimento intellettuale e sapienziale di enorme importanza.
Papa francesco, nella sua enciclica "Laudato si"fa riferimento ad una conversione ecologica, cioè al vivere in sintonia, Ildegarda direbbe, da musicista, "in armonia" con la creazione e con l'opera creatrice di Dio. Inoltre, l'ecologia a cui egli fa riferimento non si limita al rapporto con la natura, ma coinvolge anche la visione dell'uomo e di ciò che è propriamente umano.
Oggi, con voi, mi volevo soffermare proprio su questo. Lo voglio fare attraverso uno sguardo pacificante sulla storia che Ildegarda ci consente di fare. Ho usato questo termine perché ci sono delle epoche storiche che noi abbiamo imparato a catalogare come epoche oscure, ma, che forse nascondono in sé molta più luce di quanta possiamo averne noi oggi.
Una di questa è lo sguardo sulla femminilità. Guardare alla donna e al suo modo di essere ci porta inevitabilmente a guardare anche l'uomo. Essi sono le due parti quell'umano di cui, a mio avviso, dobbiamo riappropriarci per vivere secondo la conversione di cui vi ho detto sopra.
Vi riporto le parole di Ildegarda, perchè possiate anche voi partecipare direttamente alle sensazionali scoperte sulla sua sapienza ispirata: "La donna è fragile e si rivolge all'uomo perchè si prenda cura di lei come la luna riceve la sua forza dal sole. Per questo, la donna è sottomessa all'uomo e deve essere sempre pronta a servirlo. Ma è la donna che veste l'uomo con l'opera della sua scienza, perchè ella fu creata da carne e sangue, invece l'uomo prima di essere formato era fango e, per questo, egli nella sua nudità, si rivolge alla donna perchè lo vesta". 
Abbiamo davanti uno scritto che è stato redatto nell'anno 1000 e che ci mostra che, forse, quelli arretrati siamo noi.
Ildegarda ci mostra una reciprocità interessante che, a mio avviso, stiamo perdendo.
Anche quando leggo o quando mi confronto con esperti della differenza di genere, per esempio, in ambito di casi violenza, la "colpa" di certi reati o disagi viene data alla diversità tra i sessi. Per me, invece, è il contrario. E' questa diversità che sta pericolosamente scomparendo. Questa diversità crea la specie, la nostra specie, non tanto in termini riproduttivi, in quanto ormai la biotecnologia riproduce la vita in laboratorio, ma in termini di benessere. Più perdiamo la complementarietà di cui parla Ildegarda, più stiamo male dentro.
Mi ha incuriosito infine la spiegazione che Ildegarda dà. E' una spiegazione spirituale, ma forse, se interroghiamo il nostro spirito, intendiamo quanto possa essere realistica, concreta questa spiegazione. Faccio di nuovo riferimento a ciò che Ildegarda scrive: "l'antico serpente, vedendo che aveva perso il luogo dove desiderava porre la sua sede, poichè era stato cacciato all'inferno, esacerbò la sua collera verso la donna riconoscendo in essa la radice del genere umano, poichè è colei che genera. Il suo odio è cresciuto estremamente ed ha detto a sè stesso che non avrebbe mai smesso di perseguitarla fino a distruggerla affogandola nelle acque del mare dopo averla prima ingannata".
E' interessante questo aspetto che Ildegarda mette in evidenza: è come se il male, il diavolo, volesse togliere il potere generativo alla donna. Sono convinta che Ildegarda non si riferisca ad un aspetto esclusivamente fisico della generatività, infatti ho davanti agli occhi tantissimi esempi di "soffocamento della generatività femminile"in molti ambiti. In quel generare, lo credo profondamente, c'è il futuro dell'uomo e dell'umanità.
Il brano dell'Apocalisse a cui Ildegarda si riferisce dice che la terra aiuta la donna, perchè anche la terra, come la donna, ha il potere generativo e, anche a lei,lo stiamo togliendo.
Sono sicura che ciascuno di noi potrà scoprire in questi due piccoli testi gli elementi per la sua riflessione personale, sociale, professionale ed ecclesiale.
Perchè la nuova umanità sarà il concludersi del grande parto di Dio nella Gerusalemme celeste...
Maranathà, vieni Signore!

domenica 14 febbraio 2016

Il rito iniziale della quaresima, Gesù e il diavolo, Ildegarda di Bingen

Oggi, finalmente, trovo il tempo per scrivere e per fare, anche a voi che leggete il nostro diario on line, gli auguri di una Quaresima piena di Spirito Santo.
La riflessione, che voglio fare con voi oggi, vuole partire dal segno delle Ceneri che, mercoledì, nelle nostre comunità parrocchiali, sono state imposte sul nostro capo. La nostra ritualità cattolica è tanto bella e ricca che dobbiamo godercela in ogni piccolo simbolo.
Quando ero giovane, ero contenta, che non si dicesse più la frase "Polvere sei e polvere ritornerai", mi sembrava troppo legata alla morte, oggi, invece, credo che "Convertitevi e credete al Vangelo", non si possa comprendere pienamente se prima non si comprende la frase precedente. Ho trovato una bella vignetta in Facebook che diceva così "Poiché sei polvere e polvere ritornerai, convertiti e credi al Vangelo". Mi è sembrata davvero completa, perché ci fa entrare nel senso "modellante"dell'itinerario quaresimale.
P. Raffaele, nella sua omelia di mercoledì, ci ha detto proprio che, oggi, la pratica di incenerire i defunti mette ancora di più in evidenza il nostro "essere fatti di terra", come dice papa Francesco. E' un legame che  fa riemergere alla nostra mente la radice della parola umiltà. 
Ho già scritto in questo blog che non sopporto chi si definisce umile ed invita gli altri ad esserlo, perché in qualche modo, sta facendo una sviolinata al suo ego. A proposito di questo, vi confesso una cosa: il Vangelo di questa domenica, sì, proprio quello delle tentazioni di Gesù, mi ha fatto tanto sorridere, perché lì si vede in modo chiarissimo chi è umile e chi non lo è.
Immaginate di leggere il racconto pensando solo ai due protagonisti Gesù e il diavolo.
Il primo è Dio, ha fame, non parla mai di sé come Dio, intendo dire, che non si vanta del suo potere. Il secondo è già condannato alla seconda morte, eppure non fa altro che sbandierare il suo potere, mostra i suoi domini e le sue soluzioni, ci prova, ancora una volta, con Dio ad essere Dio.
Ho riso tanto perché il vangelo di oggi ci mostra che Gesù è umile, per dirlo con un linguaggio più moderno, è umano e, dalla sua consapevolezza rispetto all'essere uomo, viene fuori che è anche Dio. Provate a fare il giochetto che ho fatto io: mettetevi al posto di Gesù, con una creatura, che avete creato voi e che vi ronza intorno come una mosca fastidiosa, dopo che avete digiunato per 40 giorni. Cosa avreste fatto?
Io avrei subito detto al diavolo: "Stupido, ma hai capito chi sono?".
Gesù non lo fa. Questo mi ha fatto capire quanto io sia lontana dalla vera umiltà, ma soprattutto dal mio essere "uomo, fatta di terra". Mentre scrivo penso, che se non sono ben stesa sulla terra non riesco a guardare il cielo. E che se mi stendo, ho paura che il nemico mi vede fragile, ma Gesù ci mostra che, vedendo la fragilità della nostra umanità, egli se ne va, perché la fragilità gli fa paura quanto la croce, perché la fragilità è il travaglio che ci portiamo nell'essere e che ci partorisce in cielo.
Prima di concludere, devo parlarvi della mia grande Amma (le amma sono le madri del deserto, le monache sagge), che quest'anno la nostra parrocchia ha ricevuto come santa per il 2016. Ho scritto sopra, nel titolo, il suo nome Ildegarda di Bingen. Avevo conosciuto e cominciato a leggere Ildegarda, quando papa Benedetto, l'aveva proclamata dottore della Chiesa. In questa quaresima, spinta da questo desiderio di diventare più "umana"ho ripreso tra le mani i suoi meravigliosi scritti. Ildegarda è un genio, una donna poliedrica e moderna, ma ciò che mi colpisce di lei è la spinta a questa umanizzazione dell'uomo proprio guardando alla terra, al cosmo, agli elementi. Ildegarda mi sta insegnando che, se guardiamo il mondo creato, la terra di cui siamo fatti, entriamo nel linguaggio umile del Creatore e nella misericordia che impregna l'azione creativa che Egli ha impresso in ogni elemento.


C'è un'immagine che Ildegarda vede e racconta nel Liber Divinorum Operum: "Quando Maria ha ricevuto l'annuncio dall'angelo, prima di rispondere, ha guardato a terra per ricordarsi di cosa era fatta, poi ha dato all'angelo la sua risposta".
Non credo di riuscire a diventare umile come Maria, ma mi piacerebbe imparare a guardare di cosa sono fatta, perché, credo profondamente, che la santità abbia inizio così. Che lo Spirito Santo ci modelli ad immagine del nuovo Adamo, colui che ha vinto!
Maranathà, vieni Signore Gesù

mercoledì 20 gennaio 2016

La sfida dell'unità dei cristiani e il dialogo con gli ebrei

Il 17 gennaio, ormai da tempo, nella nostra parrocchia si prega per il dialogo con gli ebrei e per la grande intenzione di Paolo, cioè, che tutto Israele riconosca il Signore (vedi lettera ai Romani cap.11-13).
Per me, che faccio parte del gruppo di danza biblica, questa preghiera è molto sentita, perchè, fin dall'inizio del nuovo anno, cerchiamo di cogliere le ispirazioni che lo Spirito Santo mette nel nostro cuore e di tradurle in una nuova danza che trasmetta a tutta la comunità parrocchiale l'importanza di questa preghiera per il ritorno del Signore.
Abbiamo sentito forte inoltre, che è importante salvaguardare l'esistenza delle religioni minacciate dallo spiritualismo new age e dalle forme di terrorismo religioso. Queste due correnti di pensiero, entrambe pericolossime, ci fanno perdere di vista l'importante apporto che le religioni possono e devono dare alla costruzione di una civiltà in cui c'è la pace.
Quest'anno ci siamo sentiti accompagnati da particolare carezze dello Spirito.
La prima: la visita del Papa alla sinagoga di Roma. Le parole cheFrancesco ha pronunciato in sinagoga sono state per noi una grande conferma spirituale per due temi che sono il fulcro della nostra spiritualità. Il papa ha affermato innanzitutto la sua presenza alle feste del popolo ebreo, quelle che noi chiamiamo le feste bibliche, fin da quando era a Buenos Aires, e poi la spinta, quel "sì alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo".
Abbiamo voluto danzare così un canto di pace, un canto che fa parte dei canti tradizionali di Shabbat, dal titolo Shalom Aleichem. E' un canto che invoca gli angeli perchè portino la pace dal cielo. Le sue parole sono queste: Pace a voi, angeli "ministri", angeli dell'Altissimo,del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.Venite in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.Beneditemi con la pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.Andate in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.
E'stato un momento di grande intensità, anche perchè, per una sorta di contingenze, abbiamo danzato solo in due, io e Libera, una ragazzina di quattordici anni. Nella liturgia ebraica di Shabbat è molto forte l'invocazione delle madri e delle figlie della luce e della pace del giorno di Sabato. Anche nella nostra danza era un pò così. Eravamo due generazioni a danzare per invocare la pace, proprio nel giorno in cui la liturgia ci faceva meditare la scena di Cana, in cui Maria, una donna, spinge, in un certo senso, l'inizio dei miracoli di Gesù. E' una sensazione probabilmente archetipica, ma, secondo me, la donna ha un grande ruolo nell'invocazione della pace. 
La seconda: per la prima volta, io e le ragazze del gruppo danza, siamo stati invitate a parlare del mistero di Israele e del Movimento mariano di preghiera per l'illuminazione di Israele in un'altra parrocchia. 
E' stato un momento di forte grazia!
Tutte le persone ci hanno avvicinato e ci hanno ringraziato, perchè hanno compreso quanto la riscoperta delle nostre radici ebraiche rafforzi la nostra fede in Gesù.
Proprio poche ore fa, il parroco di questa parrocchia, mi ha nuovamente invitato, perchè vuole che per tutto l'anno, noi come movimento, possiamo approfondire insieme alla sua comunità la simbologia ebraica della celebrazione eucaristica. 
Per me è una grande gioia sapere che altre persone stiano sentendo la passione per l'unità, utilizzo questo termine, perchè la prima grande divisione nel cuore dei cristiani è quella con il popolo ebraico. Sento profondamente questa cosa, ma mi piace sottolineare che questa espressione non è mia, ma dell'amato Cardinale Schonborn che l'ha usata proprio durante un'intervista sull'unità dei cristiani. 
Poter parlare di questa dimensione dell'unità e poterla condividere con altri sul nostro territorio è un'immensa grazia che speriamo si possa diffondere sempre di più. 
Vi chiediamo di pregare per questa nuova missione che terremo nella parrocchia di S. Anna a San Giorgio a Cremano. 
So che quanti più siamo a desiderare l'unità in Gesù e la manifestazione del Signore a tutto Israele, tanti più godremo di quella frase che verrà dal cuore di Gerusalemme nel giorno dell'incontro con lo sposo: "Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!".
Ci sono altre cose belle da condividere...ma dovete aspettare i prossimi post!!!
Maranathà, vieni Signore Gesù