martedì 29 novembre 2011

La sapienza che ci meraviglia

Vi avevo promesso di scrivere dei post sulle sette antifone di avvento più le altre due che, ormai, non vengono più recitate nella preghiera della chiesa. Questi nove commenti possono essere il nostro accompagnamento alla nascita di Gesù per ciascuno dei 9 mesi che Egli ha vissuto nel grembo di Maria.
Cominciamo dalla prima: "O Sapienza,che sei uscita dalla bocca dell’Altissimo raggiungendo gli estremi confini del mondo e tutto disponi con soavità e forza,vieni ad insegnarci la via della prudenza".
Non so per quale motivo ma l'immagine che più mi evoca la sapienza è questa: qualcosa che zampilla da un seno e un re che è, allo stesso tempo, un neonato. Provate per un attimo a pensare alle delizie del seno della Nuova Gerusalemme a cui tutti i popoli si abbeverano e ad un neonato re, fragilissimo e fortissimo, e rileggete l'antifona di sopra...
A me risuona tantissimo l'ultima parte dell'antifona: "vieni ad insegnarci la via della prudenza". Bisogna essere davvero prudenti per saper riconoscere la sapienza. Chi di voi penserebbe che Dio è un bambino che beve il latte dal seno della mamma? E che Dio è una mamma che allatta i popoli? Bisogna avere occhi pieni di Spirito Santo per vedere questo. Con questo sguardo si può allora pronunciare la prima esclamazione di meraviglia.
E poi bisogna regredire (diventare bambini) per metterci tra le braccia di questa mamma e bere al suo seno per cominciare a sentire da oggi, da questa terra, le delizie della Nuova Gerusalemme. Maria è l'immagine di Dio che ti offre il suo latte...Gesù è il Dio mite e umile che ci mostra come bere.
Ecco il primo passo che ti invitiamo a fare in questo avvento: leggi Isaia 66,11. Senti come la promessa che Dio ti sta facendo è per te oggi. Tu puoi bere a quel seno. Sentiti il bambino di Dio e lascia che Dio sia il tuo bambino...
Prova a scegliere il ruolo che vuoi per questo Natale oppure provali entrambi nello Spirito Santo...siamo curiosi di sapere quali benedizioni hai ricevuto...

mercoledì 23 novembre 2011

E ora vi portiamo in Paradiso dove Dio ci partorisce

Molte volte su questo blog ho fatto riferimento a Dio e alle nostra relazione con Lui servendomi di immagini legate al parto e alla gravidanza. Molto spesso, quando immagino il Paradiso mi viene in mente questo momento così significativo della vita di ogni essere umano.
Ho già scritto nei post precedenti che in questo mese di novembre ci siamo soffermati sulle realtà invisibili: l'ultima rimasta è il Paradiso.Non abbiamo voluto pensare al Paradiso con categorie umane o con le testimonianze di chi, nella storia della chiesa ha avuto la fortuna di vederlo e di descriverlo. Abbiamo voluto lasciarci meravigliare e stupire da Dio che "dimora con gli uomini". Pensando alla dimora di Dio con noi, ci è venuto spontaneo considerare il tempo di avvento ormai prossimo per poter dare un'occhiatina prolungata al piacere del Paradiso.
Abbiamo letto nel web che, in questo periodo di avvento, le comunità monastiche erano solite meditare le antifone "O", che si cantano prima e dopo il Magnificat nei vespri delle Ferie dal 17 al 24 dicembre. Mi ha colpito molto tutta l'organizzazione dei monasteri nel periodo natalizio, ma la mia attenzione è rimasta su quella O. Mi fa pensare al pancione di Maria...
Mi piacerebbe tanto poterla accompagnare nella gravidanza come facciamo con le mamme di Ain Karim. Anzi, ho chiesto allo Spirito Santo di farci questo particolare regalo per Natale: vogliamo stare con lei durante i nove mesi della sua gravidanza e vivere insieme con lei la preziosa contemplazione della nascita del Messia. Vogliamo proprio essere noi ad esclamare la O della meraviglia del pastore che vediamo sul presepe. Il nostro itinerario di Avvento sarà proprio questo uno speciale Ain karim con colei che ci ha ispirato il percorso di educazione cristiana alla nascita. In questo caso, l'"educatore"sarà proprio Maria e con lei quella creatura speciale nel suo grembo che è il nostro paradiso...
Cercheremo di recuperare le nove antifone O della meraviglia e della speranza: leggendo le iniziali degli attributi di Gesù nelle prime sette antifone c'è un riferimento al suo ritorno (ero cras: ci sarò domani).
Inoltre, nelle sere dal 17 al 23 dicembre, vogliamo recuperare alcuni aspetti della celebrazione della preghiera monastica della sera nelle Ferie di avvento. Ogni sera ci sarà un momento di preghiera al tramonto del sole per cantare le lodi al signore che viene insieme con Maria.
Vi aspetto allora in parrocchia e su questo blog per condividere insieme la meditazione e la celebrazione di Colui che è venuto, che viene e verrà...e per sbirciare un pò della dimora che Egli è andato a preparare per noi nel Regno del Padre.


Buon avvento di meraviglia!

domenica 13 novembre 2011

l' "atmosfera" del purgatorio

Provate a pensare un pò alle comuni immagini riguardo al Purgatorio. Cosa vi viene in mente?
Cose del tipo: persone nel fuoco, che urlano con un'espressione angosciante, sofferenza estrema, dolore. In realtà, tutta questa tristezza non è assolutamente cristiana.
E provate a fare un'altro piccolo esperimento: chiedete un pò alle persone che sono con voi cosa è il Purgatorio. Io ci ho provato e sono venute fuori, da cristiani (praticanti), risposte non cristiane del tipo: "Sono anime che hanno bisogno di preghiere per salvarsi", "sono anime che hanno peccato e che ora sono punite da Dio in purgatorio", "sono spiriti che vagano in cerca di salvarsi"...mi fermo per non scoraggiarvi...
Non vi racconto poi i sogni pagani dei cristiani che ascolto nel mio lavoro quando pensano che interpretare i sogni significhi decifrare messaggi dall'al di là...
Noi abbiamo voluto capire bene e vederci chiaro con l'unico modo che il Signore ci ha dato per avere la luce: la potenza del suo Spirito che parla alla chiesa e al cuore. L'enciclica "Spe salvi",di cui vi parlavo nel post precedente, è una miniera di informazioni cristiane sulle realtà utlime e poi c'è una santa, oltre a Natuzza e a Maria Simma, che ci può aiutare a esplorare cristianamente il Purgatorio, Caterina da Genova. 
Nel suo Trattato sul Purgatorio si comprende che le anime del Purgatorio sono salve, sante, felici quanto addolorate e soprattutto immerse in un amore misericordioso che brucia ogni imperfezione. 
Ora, però, oltre a dare i riferimenti bibliografici vi voglio dire cosa lo Spirito Santo ha suggerito al mio cuore. Due immagini, in particolare, hanno abitato la mia anima in questo tempo di riflessione sul Purgatorio: i bambini e il gioco. 
Mi è sembrato che queste anime vivono la fatica e il piacere di diventare bambine, processo che consentirà loro di essere partorite in paradiso. Tutto ciò che si aspettano dipende da Dio e la loro vita è ricevere amore da Dio e amarlo. Proprio come un bambino...
Sorrido mentre scrivo, perchè la mia anima napoletana sta facendo questa associazione da figlia di un popolo che, da secoli, vive la corrispondenza tra bambini e anime del purgatorio e la esprime nella devozione popolare. Questa immagine tuttavia può essere rafforzata dalla Parola del Signore che dice: "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno di Dio(Mt.18,3)". Questa verità ha un valore molto più grande della ricchezza di una cultura. Dio offre il fuoco del suo amore a tutti prima e dopo la morte per diventare i suoi piccoli...
E poi, (ritorno napoletana, ma anche qui dico verità che la scienza psicologica sostiene), i bambini hanno bisogno di tutto per sopravvivere. Ecco che anche qui ritorna il calzante paragone con le anime del Purgatorio: l'amore che ci unisce nella comunione dei santi alle anime del Purgatorio sono le opere di carità. Dicevo proprio ieri ai miei fratelli, che sarebbe un atto di amore davvero potente se le nostre opere di carità sulla terra fossero fatte anche per quelle anime "che stanno diventando bambine"in purgatorio". Potremmo realizzare il potere di quella parola del Signore a Pietro: "Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato in cielo e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto in cielo(Mt. 16,19)".
Legare e sciogliere mi richiama l'immagine che, Caterina usa nel Trattato sul Purgatorio, del filo d'oro con cui Dio tiene legate le anime a sè. Questa immagine mi ha ricordato un gioco divertentissimo che facciamo con i bambini. E'conosciuto come il gioco della corda: tra due squadre vince chi tira più forte. La cosa divertente è che di solito coloro che perdono finiscono uno sull'altro...
Immaginate se facessimo questo gioco con Dio, potremmo far cadere in Lui tante anime...
D'altra parte, Giacobbe non ha lottato con Dio e ha vinto?
Se, come dice Caterina, quel filo è l'amore e se, possiamo dire che le anime sono come bambini, allora dobbiamo riscoprire la tenerezza, il calore, il prendersi cura etc., che costruisce legami d'amore gratuiti sulla terra e, come ci ha promesso Gesù, anche in cielo...
Ogni tanto proviamo a giocare con Dio e con i santi del purgatorio...buon divertimento!


P.S.: L'atto di amore più grande di qualsiasi altro è la Messa...non l'ho scritto ma è la prima carezza che puoi offrire alle anime!



mercoledì 9 novembre 2011

una comunione contro l'inferno

In questo post voglio condividere con voi un'esperienza realmente forte riguardo alla comunione dei santi che questo mese di novembre ci spinge ad esplorare in maniera più intensa.
Benedetto XVI alla fine del paragrafo 47 dell'enciclica Spe salvi afferma: "...dovremmo renderci conto che nessun uomo è una monade chiusa in se stessa. Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Così la mia intercessione per l'altro non è affatto una cosa a lui estranea, una cosa esterna, neppure dopo la morte. Nell'intreccio dell'essere, il mio ringraziamento a lui, la mia preghiera per lui può significare una piccola tappa della sua purificazione. E con ciò non c'è bisogno di convertire il tempo terreno nel tempo di Dio: nella comunione delle anime viene superato il semplice tempo terreno. Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell'altro né è mai inutile. Così si chiarisce ulteriormente un elemento importante del concetto cristiano di speranza. La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale".
Ci siamo messi davanti al trono dell'Agnello perchè inviasse su di noi lo Spirito Santo che ci consentisse di dare una risposta a questi due fortissimi interrogativi che il papa pone alla Chiesa.
Una risposta molto importante la dà Maria a Fatima: "Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che  molte anime vanno all’ inferno, perché non vi è chi si sacrifichi e preghi per loro". 
La comunione di cui parla il papa mi ricorda la grazia del ministero sacerdotale che la discesa dello Spirito Santo ha concesso alla chiesa di Gesù. Il sacerdote fa comunione con Gesù offrendo il Suo sacrificio  per perdonare i peccati. Noi tutti abbiamo questo compito. La preghiere che l'angelo e Maria insegnano a Fatima sono preghiere di richiesta di salvezza e di conversione. 
La Messa è il momento privilegiato per far arretrare l'inferno, per chiedere alla misericordia di Dio di far scendere sulle anime la potenza del Sangue di Gesù. Mi colpiscono le parole di Maria: nessuno offre sacrifici e preghiere per i peccatori...così cresce l'inferno...
Perdere la nostra identità di cristiani nello Spirito Santo provoca la crescita dell'inferno...
Questa cosa mi scuote molto.
Altro scossone. Il papa dice: Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Così la mia intercessione per l'altro non è affatto una cosa a lui estranea, una cosa esterna, neppure dopo la morte.
Quando lavoro sulla guarigione intergenerazionale mi accorgo di questa interazione e di quanto dolore ci sia nella vita delle persone per relazioni che non sono diventate comunione. I danni prodotti dal peccato fanno entrare un dolore nella vita delle generazioni successive e nelle relazioni circostanti che, purtroppo, in moltissimi casi produce altro peccato e, soprattutto mancanza di perdono. La chiesa ci insegna a pregare per coloro che sono stati in relazione con noi, anche perchè la potenza della grazia del Sangue di Gesù possa portare riconciliazione. Il Signore ci ha fatto una grande promessa; ci fa bene leggerla al capitolo 18 del profeta Ezechiele. Essa si realizza nell'effusione dello Spirito Santo che ci trasforma in amore e scrive la legge di Dio nel nostro cuore. La comunione dei santi in Gesù ci aiuta a diffondere il bene al di là del tempo, non per una nostra richiesta, ma perchè Gesù è il sacerdote che offre al Padre il suo sacrificio per sempre, per tutti, per ogni generazione.


Al di là di qualsiasi altra cosa, la chiesa ci insegna l'importante pratica di offrire il sacrificio della Messa per i defunti lasciando che la loro anima sia lavata dal Sangue misericordioso di Gesù. Ormai, il venerdì per noi è diventato un momento importante per pregare nella comunione dei santi e chiedere la benedizione per mille generazioni.
Una cosa sentiamo: è necessario approfondire maggiormente la grazia della potenza del sacrificio del Signore nella comunione della Messa, della preghiera,  dell'esercizio del perdono, di un cammino di vita nuova nello Spirito Santo.
Il nostro piccolo gruppo sente fortemente di imitare la comunione che è nella Trinità per il trionfo della chiesa di Gesù. E proprio per questo abbiamo di nuovo affidato e consacrato le nostre vite a Gesù attraverso il Cuore Immacolato di Maria perchè la grazia della riconciliazione del sangue del nostro Salvatore possa portare la salvezza e il Paradiso a tante anime.
Se senti di voler scoprire questa grazia di Gesù insieme a noi vieni il venerdì alla Messa delle 18.30. Gesù in quel giorno offre la sua vita per la salvezza di molti, vieni a presentare la tua offerta di amore ed Egli salverà te e chi ami...

martedì 1 novembre 2011

L'offerta dell'incenso

Voglio introdurre questo post con l'intenzione di preghiera generale che il Papa ha dato alla chiesa per il mese di Novembre: "Per le Chiese orientali cattoliche, affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa".
Siamo stati molto felici di leggere questa particolare intenzione di preghiera del Papa, perchè, è da quando abbiamo ricevuto dallo Spirito Santo il tema dell'anno pastorale  in corso ( Il Sangue, il Santuario, Yom Kippur) che abbiamo cominciato ad approfondire le tradizioni, la liturgia e la preghiera delle chiese di Oriente. Riscoprendo gli antichi riti e le liturgie delle chiese orientali cattoliche, ho pensato che uno sguardo all'oriente cattolico ci può consentire quella che il Papa definisce "integrazione tra l'antico e il nuovo rito della liturgia cattolica"nella Lettera di accompagnamento al Motu proprio "Summorum Pontificum". 
Non conosco la situazione delle chiese cattoliche prima della riforma liturgica conciliare, ma mi sento di essere con il Papa in questa grande operazione di rinnovamento liturgico per due motivi:

  1. I riti della chiesa come visione del Paradiso e di Dio
La liturgia della chiesa è nella Bibbia. Essa è motivata e nutrita dalla contemplazione della Parola di Dio, che è contemplazione di Dio. Se leggiamo la Torah, i Profeti e l'Apocalisse ci rendiamo conto di come il nostro Dio ci ordina di celebrarlo. Mosè, Davide, Ezechiele, Giovanni hanno ricevuto in visione perfino i dettagli del luogo sacro, degli arredi, dei colori delle vesti, degli oggetti sacri....
Come i bambini di Fatima che sono spinti a seguire le preghiere e i gesti dell'angelo, così anche noi imitiamo quello che contempliamo nella Parola del Signore quando celebriamo la liturgia della chiesa. 
Vi ho già detto che non ricordo come si viveva la liturgia e la ritualità prima del Concilio, ma, nei miei tre decenni di vita, ho assistito ad una banalizzazione della liturgia e, forse, mi scusino i sacerdoti, ad una personalizzazione dei riti da parte del celebrante, a scapito della sacralità e della spiritualità. Ricordo che da adolescente, mi rifiutavo di andare alla Messa di alcuni sacerdoti, perchè pensavo che non mi piacesse come celebravano. In realtà, poi ho compreso che, coloro che io ritenevo "bravi" facevano semplicemente attenzione al sacro, ai gesti e alla liturgia della chiesa come è prevista dal Messale...
E vi assicuro che la gente pensa ancora così riguardo agli atteggiamenti liturgici: l'altro giorno, per strada una signora mi ha intimato di non inginocchiarmi quando faccio la comunione perchè, se avesse celebrato un tale sacerdote mi avrebbe sgridato. "Con tutti puoi farlo, mi ha detto, con lui no". Io ho pensato: "Con alcuni adoro Gesù, con altri no, perchè il gesto può infastidire?. Un pastore pentecostale mi ha fatto riflettere in un suo scritto sull'adorazione: "Quando ti inginocchi adori il Signore? Se non lo fai ,non finisci per preferire il fratello a cui dà fastidio vederti in ginocchio rispetto a Dio?"
Ritorno al Papa, che è la guida di tutti. Nel suo itinerario in Calabria (anche qui mi commuove essere in comunione) il Papa ci ha consentito di oltrepassare le porte di un luogo altrimenti inviolabile: la certosa di serra san Bruno. Sul canale web del centro televisivo vaticano si può vedere il Vespro celebrato dal Papa con i certosini. Vi invito a guardarlo, perchè,secondo me, il Papa ci ha voluto mostrare una ritualità che non vuole si perda e che è ricchezza di tutta la chiesa, come Egli stesso ha poi detto durante il vespro.E'una ritualità di cui dobbiamo necessariamente riappropriarci se non vogliamo banalizzare il sacrificio del Signore.

2. La guarigione intergenerazionale della chiesa stessa

Mi piace leggere quella che il Papa chiama "integrazione tra il vecchio e il nuovo rito"come una riconciliazione del cuore dei padri verso i figli e dei figli verso i padri nell'attesa del ritorno di Gesù. Mi sembra di capire da quello che il papa scrive, che c'è stata una specie di rottura con il passato nel passaggio delle innovazioni liturgiche post-conciliari. Per quanto, noi essere umani siamo portati ad interrompere ciò che non va bene o a cancellarlo, sappiamo che la fede richiede da noi un atteggiamento diverso. Passato e presente hanno bisogno di intrecciarsi in modo equilibrato per la costruzione del futuro, altrimenti si produce dolore. Lo sperimento ogni giorno nella vita, nel lavoro e nel mio ministero di preghiera e di supporto per la guarigione generazionale. La chiesa di Gesù è un organismo vivente come dice Paolo e, credo, che Benedetto sia la persona giusta per spingerci verso questa riconciliazione nella storia della chiesa. 
Proprio per questi motivi noi, nella fraternità, nel ministero di guarigione e nella parrocchia ci stiamo attivando per seguire, accompagnare e sostenere Pietro in questa opera di guarigione. 
Nei post precedenti vi ho un pò illustrato alcune nostre integrazioni nella Messa, ieri invece, abbiamo voluto contemplare il Paradiso descritto da Giovanni nell'Apocalisse attraverso l'offerta dell'incenso che abbiamo voluto presentare lasciandoci ispirare dal bellissimo rito dell'incenso della chiesa cattolica copta. 
E' stato un momento fortissimo di grazia in cui abbiamo vissuto, in forma di esperienza di preghiera, il sacro, la santità di Dio e la presenza dei santi in mezzo a noi. Partecipando ad un rito, come quello dell'offerta dell'incenso, si sente davvero l'"acquolina in bocca"per quella nuova Gerusalemme nella quale il nostro sposo sta preparando per noi una dimora. 
"Vieni Spirito Santo, sulla chiesa di Gesù, rivestila di quella veste di lino che sono le opere dei santi"