giovedì 29 dicembre 2011

le reazioni di maria agli sguardi..

Interrompo il ritmo delle sette antifone della liturgia attuale inserendo quelle due che ormai sono in disuso:O vergine delle vergini, come è possibile? Mai c’è stato qualcuno come te e mai ci sarà. Figlie di Gerusalemme, perchè mi guardate meravigliate? Ecco, è un mistero divino.
Questa antifona mi ha fatto meditare molto sul senso e l'effetto di uno sguardo. 
A Natale siamo soliti danzare una danza profetica sullo splendido canto di Alfonso Maria de Liguori "Quanno Nascette Ninno". 
Alla fine della danza, la giovane sposa che interpretava Maria e si chiama Maria mi ha detto: "Tomma, quelle persone al primo banco ci hanno guardato con uno sguardo proprio storto, come se avessimo dato loro fastidio". Quando danzo riesco a sentire l'effetto della danza sulle persone proprio dai loro sguardi. Molte volte quegli sguardi mi trasmettono dei messaggi spirituali sull'invidia, sul bisogno di essere amati, sulla tenerezza, sull'odio che si è accumulato nel cuore della gente. Il mio spirito ha imparato a suggerire al mio corpo cosa fare a seconda di coloro che guardano la danza e il modo in cui la guardano. 
Di solito, la mia danza non è mai quella che imparo soprattutto per questo motivo...
Il libro di Erri de Luca che stiamo leggendo in questo periodo mi ha fatto immaginare anche il corpo di Maria alle prese con questi sguardi. Egli racconta: "Le donne di Nazareth mi guardavano la pancia...Ai loro insulti tiravo più dritta la schiena, più in fuori la pancia...". Amo questa Maria di Nazareth, creatura di un napoletano, perchè forse mi somiglia un pò a me, alla mia anima napoletana...
E'proprio questo che ho detto a Maria e che dico al gruppo: "Se al male dà fastidio quel passo, quel movimento, quella sequenza, ripetiamola. Se riceviamo sguardi di disapprovazione, non li stiamo ricevendo noi, ma la preghiera che lo Spirito Santo sta pregando in noi. Quella preghiera non è la nostra: è l'offerta della preghiera del corpo di Cristo attraverso il nostro corpo...".


Chi danza per Dio sa che nella danza c'è qualcosa di sacro che ti attraversa e che il tuo corpo fa passare a chi prega con te, ma che passa anche nel mondo spirituale. Ho visto potenti preghiere di liberazione fatte esclusivamente danzando. 
Mentre danzavo a Natale ( ma lo faccio sempre) offro la mia danza perchè le persone possano essere liberate dai sentimenti negativi e possano danzare a loro volta. Solo se sei libero di amare, dai tutte le energie per amare, altrimenti resti prigioniero dei tuoi sentimenti e metti gli altri al centro, non Dio...
Ora, mentre scrivo mi piacerebbe danzare con Maria in attesa del Bambino e con voi per liberare insieme il mondo dagli sguardi di male che le ferite hanno accumulato dentro di noi...
Possiamo farlo con il cuore, ma anche incontrandoci se vi va per danzare insieme al Signore, per la sua gloria!
Buon Natale!

martedì 27 dicembre 2011

La Luce che viene nel mondo...


Eccoci alla quinta antifona: O Astro che sorgi, splendore della luce eterna e sole di giustizia: vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte. 
Non sono riuscita a meditare tutte le antifone nel corso dell’avvento insieme a voi, perché la mia connessione a internet a casa non è ancora attiva. I pochi collegamenti che riesco a fare rallentano molto il mio aggiornamento del blog…
Quando facciamo Ain Karim, mi piace che i papà e le mamme svolgano un esercizio molto semplice per far vedere la luce al bambino. L’ho imparato su un manuale per l’educazione alla nascita e l’ho modificato per i nostri incontri con le coppie e le famiglie in attesa.  
Con una candela il papà fa dei movimenti intorno al grembo della mamma e, se lo sente, può recitare delle preghiere o delle benedizioni al ritmo di alcuni cantici spirituali. E’ un momento davvero forte e intenso, nel quale si crea nella famiglia una comunicazione speciale, importantissima per il benessere, a tutti i livelli, di ogni membro del nucleo.
E’stato commovente vedere l’intensità dell’amore che può circolare durante questi esercizi e si è rivelato davvero divertente lasciare che anche i fratellini e/o le sorelline maggiori facciano questo piccolo gioco.
In questi giorni, leggendo il libro di cui vi ho parlato nel post precedente(In nome della madre), ho letto con piacere che l’autore fa fare a Maria lo stesso gioco! Maria si mette al sole su un terrazzo, si scopre la pancia e lascia che il sole e il bambino facciano conoscenza.
Provate a immaginare Gesù nel grembo di Maria che percepisce la luce. Penso ai saltelli e alle capriole di gioia che quel piccolo poteva provare davanti alla luce, soprattutto pensando agli effetti che quella stessa luce avrebbe portato a chi era rinchiuso, impantanato in tenebre fitte, nelle tenebre della morte.
Egli, che, con il Padre e lo Spirito Santo, nella creazione, pensava al sole e lo creava, per simboleggiare nel mondo ciò che la sua vita dà nello spirito, ora sente il sole come un uomo, ne percepisce la luce, sente il corpo della sua mamma riscaldato, ne riceve gli effetti benefici. E gioisce, perché le sue creature riceveranno da Lui tutto questo e molto di più: la possibilità di godere per sempre della luce di Dio, perché Egli sarà la loro lampada…
 Vogliamo oggi avvinare la nostra piccola luce, la luce della nostra fede, sul grembo di Maria. Lasciamo che Gesù veda la nostra piccola luce e provi gioia a sentire che Egli è la nostra salvezza e che noi ci fidiamo e aspettiamo il nostro riscatto totale quando non avremo più bisogno né della luce della fede, né di quella del sole, perché vedremo la potenza della sua luce in tutto il suo splendore.
Amen! Con tutto il cuore vogliamo conservare la nostra piccola luce della fede per te, Signore, perché, al tuo ritorno, tu possa sentire con quale grande desiderio, insieme a tua madre e a tutta la chiesa, anche noi ti abbiamo atteso. Marana thà, vieni Signore!!!

mercoledì 21 dicembre 2011

le chiavi del grembo di Dio...

Oggi meditiamo la quarta antifona: "O chiave di Davide e scettro della casa di Israele che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre, vieni a liberare coloro che giacciono nelle tenebre e nell'ombra di morte". 
Le porte che Dio apre a Davide, lo abbiamo sentito domenica a Messa, hanno uno speciale collegamento. Esse consentono a Dio che è Spirito di entrare nella carne dell'uomo e all'uomo, che è carne, di entrare nella casa di Dio.
Oggi è il mio onomastico e ho ricevuto in regalo da mia sorella un libro che mi ha illuminato molto. Mi aveva preso tantissimo il titolo: "In nome della madre". Avrei voluto divorarlo, ma non appena ho cominciato a leggere il Prologo, il pianto mi ha impedito di andare avanti. In quel Prologo viene resa in maniera davvero "sensibile"il concepimento di Gesù. Vi riporto qualche frase:  “Non è strano in natura inseminarsi al vento, come i fiori…Il vento si avvitò al suo fianco sciogliendo la cintura lasciò seme nel grembo”.
Mi è riecheggiato potentemente nel cuore il versetto del profeta: “Io che apro il grembo non farò partorire?”. Ecco la meraviglia di questa antifona: la chiave di Davide è la possibilità per noi di entrare nel mondo di  Dio e per Dio di entrare nel nostro mondo. Gesù è questa possibilità e il grembo di Maria è il luogo inaccessibile, la porta chiusa, da cui si può effettuare questo passaggio.
Ieri, a conferma di tutto questo mi è arrivato un sms che ha sottolineato la strana azione di Dio nella nostra vita e la potenza di Gesù che è la chiave del Paradiso. Due anni fa circa, quando abbiamo cominciato a sentire la forza della chiamata dello Spirito Santo alla preghiera per la vita, una ragazza Marisa, che, per caso, si è trovata alla preghiera, ci ha testimoniato che aspettava una bambina. Dopo 6 mesi di gravidanza, Marisa ha perso la bambina. Siamo rimasti tutti un po’ scioccati. Io, in particolare, ho sentito di dirle di pregare, perché la sua bambina avrebbe protetto la sua sorellina, ma sapevo che questa era una prova per il nostro ministero, più che per Marisa. Siamo noi che dobbiamo credere di più…
Ieri, Marisa mi scrive: “Tomma, ringrazia la Madonna di Guadalupe, perché è nata Serena. Dio ha ascoltato la nostra preghiera”.  Era il regalo di onomastico che Dio mi ha fatto. E proprio ieri, in tutti i segni c’era lei, Maria, incinta, la magnifica ed unica serratura per la chiave che Dio ha donato alla stirpe di Davide.
Incinta penso sia uno degli attribui più potenti di Maria, perché nella sua gravidanza si realizza la profezia dell’apocalisse che preghiamo in questa antifona: “Dove Egli apre nessuno chiude e dove chiude nessuno apre”. In maniera squisitamente poetica, anche il libro di cui vi ho parlato sopra, racconta di questo riferendosi ad una delle M che in ebraico compone il nome Miriam: “Miriam ha due emme, una d’esordio e una terminale. Hanno due forme opposte. La emme finale, mem sofit in ebraico, è chiusa da ogni lato. Quella iniziale è gonfia e ha un’apertura verso il basso. E’un’emme incinta”.

La storia della salvezza comincia dall’incontro con questa donna incinta, che anche tu oggi possa cominciare o ricominciare la storia della tua salvezza incontrando lei, incinta, che porta nel grembo la chiave per aprire l’inaccessibile…

lunedì 12 dicembre 2011

la radice che guarisce gli alberi...

"O radice di Iesse, che sei un segno per i popoli, innanzi a te i re della terra tacciono e le nazioni ti acclamano, vieni a liberarci, non tardare".
L'antifona che meditiamo oggi ci parla di Gesù come la radice. Egli viene definito la radice dell'albero di Iesse, il papà di Davide. Egli è alla base della stirpe che gli ha dato la vita e la santifica.
Chi aspetta un bambino sa bene di cosa parlo: quando si vive una gravidanza le nostre origini fanno sentire la loro importanza, molto di più, che negli altri momenti della vita. Si comincia ad avere preoccupazioni per la propria genetica,le relazioni , se realmente efficaci, assumono sempre più il ruolo di risorsa, altrimenti fanno sentire sempre di più le loro crepe, perfino noi stesse cominciamo ad essere l'immagine di madre che la storia d'amore o non amore della nostra vita ha delineato.
Chi legge il nostro blog, sa bene che mi occupo, sia a livello di studio, di lavoro, sia di vocazione, dei problemi intergenerazionali. Non sono assolutamente d'accordo con un certo determinismo della genetica che, nel nostro tempo, si ripercuote su tutta la temperie culturale, ma non posso neppure negare che ci sono dei nodi nella storia di ogni uomo che risentono della storia della nostra famiglia. Tante volte quei nodi divengono delle interruzioni al flusso di amore che dovrebbe circolare nella vita di ogni uomo.
Se allarghiamo in maniera sistemica il nostro sguardo, ci accorgiamo che le città, le nazioni, i popoli, in qualche modo, soffrono a causa di questi nodi...
La Radice di Iesse, Gesù è la guarigione per tutti i dolori e le sofferenze che attraversano la storia degli uomini, delle generazioni, dei popoli. Abbiamo ricevuto dall'Ascensione al cielo di Gesù, la grande grazia di diventare quell'oleastro innestato sulla radice santa. In noi scorre la linfa dello Spirito Santo, grazie al quale tutto l'albero viene santificato.
 Mi viene in mente quella splendida immagine che ci ha donato Ezechiele 47,12 o quella che possiamo contemplare in Ap22,1-2: dal santuario scende l'acqua che dà vita a quegli alberi i cui frutti guariscono le nazioni..siamo noi quei frutti!
Prendiamoci un pò di tempo per ascoltare il battito del cuore di Maria. Ascoltiamo le sue preoccupazioni di mamma in attesa e chiediamo alla radice santa che ci porta di illuminarci per poter imparare a capire cosa danneggia il nostro albero e preoccupa la Mamma.
 Quando una mamma è in attesa un'immersione d'amore può portare pace laddove c'è preoccupazione e paura. Immergiamoci nella radice Gesù, ora che Maria è in attesa: così ci partorirà come frutti che guariscono le nazioni di questo nostro mondo e di questo nostro tempo...
Fidiamoci delle promesse di Dio!

sabato 3 dicembre 2011

L'Esodo: verso una nuova nascita

Eccoci alla seconda antifona di questo nostro avvento: "O Adonai e condottiero della casa di Israele, che sei apparso a Mosè in fiamme di fuoco e sul Sinai gli hai donato la legge, vieni a redimerci con braccio potente".
Questa antifona mi fa pensare ai momenti cruciali della vita di ogni uomo, nascita e morte, anche se riassume brevemente il percorso di rivelazione di sè che Dio ha fatto ad Israele. Non so se avrà molto senso quello che sto per scrivere perchè ho bisogno ancora di integrare tantissime emozioni e sensazioni.
Voglio concentrarmi su diversi aspetti di questa antifona che mi fanno pensare alla nascita.
1) La Fiducia: una gravidanza è un momento di estremo bisogno di amore da parte della mamma e del bambino che viene al mondo. Percepire fiducia consente una circolazione di benessere tra la madre e il piccolo. Il momento dell'Annuncio ci insegna questo. Maria si meraviglia, ma quando Gabriele le spiega i dettagli del suo concepimento Maria si fida, completamente.
Un bambino piccolo percepisce l'angoscia e la fiducia di sua madre al punto tale che il modo del suo stare al mondo è influenzato da questa sua percezione.
2) Il roveto (una pianta che brucia, ma il fuoco non la consuma): nell'episodio dei giovani nella fornace e nella profezia di Isaia, Dio fa l'esempio pratico al suo popolo della portata della sua promessa. Il fuoco non distrugge il roveto. Dio ci mostra che quando siamo abitati da Lui non possiamo essere distrutti. Quel fuoco è l'amore: l'amore ha un potere creativo incredibile. Tanti neuroscenziati americani e inglesi stanno pubblicando i risultati di ricerche che dimostrano come le relazioni tra neuroni per il passaggio delle informazioni nel cervello viene accresciuto dall'amore.Il nostro cervello è più dotato se siamo amati...
 3) La legge: l'Amore scrive amore in noi...mentre scrivo mi piace ricordare quella promessa del Signore: "Porrò la mia legge nei vostri cuori". L'amore crea sulla terra l'agire di Dio in cielo. Proprio come nel grembo di una mamma tutto ciò che la mamma compie, sente, vive influenza il suo bambino così è con il dono dello Spirito Santo. Se noi stiamo nel suo fuoco, egli ci fa assaporare il cielo già da qui...
4) La redenzione: Il nostro stare lì come un bambino nel grembo della mamma ci apre la possibilità di nascere in Cielo. Non è facile: c'è il deserto, ci sono gli idoli, c'è il mare...
Come Adonai ha aperto il Mare, così Gesù, il suo Messia ha aperto il Grembo della trinità, che è il suo cuore, perchè questo tempo di attesa sia per noi preludio del paradiso in cui Egli ci partorirà...