sabato 25 marzo 2017

Guarire corpo, mente e spirito attraverso la spiritualità ebraico-cristiana

Durante questa quaresima, sto scoprendo, con grande gioia, che si stanno riscoprendo a livello globale ed universale delle pratiche che, da sempre, caratterizzano l'antica tradizione ebraico-cristiana.
Voglio cominciare dal digiuno.
Sto leggendo articoli e libri sul tema del digiuno davvero interessanti.
Ci sono ricerche mediche in cui  si sottolineano i benefici del digiuno sulla salute generale dell'essere umano. Ci sono studi sull'ecologia che dimostrano quanto la pratica del digiuno dalle carni in particolari giorni della quaresima potrebbe aiutare a guarire anche il nostro pianeta.
Naturalmente, la ricchissima spiritualità ebraico cristiana non è univoca. C'è una ricchezza di modi e pratiche per digiunare tra le quali esiste un solo denominatore comune: l'amore. 
Il digiuno parte da un atto d'amore che è segno del distacco dall'egoismo e termina con un atto di amore che ci apre il cuore a qualcosa di nuovo.
La sfida di ogni quaresima è proprio questa: trovare il nostro digiuno, poi, gradualmente, trovare i modi per realizzarlo attraverso l'alimentazione, lo stile di vita, gli atti di amore.
Se non hai ancora trovato "il tuo digiuno"per questa quaresima, puoi chiedere allo Spirito Santo di suggerirti di quale digiuno hai bisogno e cominciare, piano piano, fino a raggiungere in modo completo la richiesta che il Signore ti ha fatto per essere libero dalle tue zavorre!
Se hai bisogno di aiuto puoi scrivermi qui o sulla pagina Facebook del Centro o della parrocchia.
Altro aspetto è l'uso della luce.
Fin dai tempi in cui la ritualità di Shabbat ha cominciato a prendere forma, esiste nella nostra tradizione religiosa un gesto estremamente evocativo: quello di accendere delle candele per illuminare le tenebre. Gli ebrei lo fanno ogni sabato durante lo Shabbat, molti ordini monastici accendono le luci della Resurrezione il sabato sera, lo faremo la notte di Pasqua in tutte le nostre chiese.
Anche l'alternarsi di luce ed ombra in noi, sulla terra, nelle relazioni, nelle comunità di lavoro come in quelle ecclesiali è un elemento che può essere vissuto per il benessere. Abbiamo bisogno di questo alternarsi per riposare in maniera sana, per pregare, per creare rapporti intimi.
Proprio oggi, il wwf invita a spegnere le luci per un'ora al fine di prestare attenzione al grave cambiamento climatico in atto. Sarebbe bello che noi cristiani vivessimo questo momento pensando alla luce e alle tenebre anche in maniera spirituale. Sarebbe bello anche che le nostre comunità recuperassero un segno per indicare questo alternarsi di luce e di tenebre in cui il nostro Gesù ci porta la vittoria sempre.
Infine c'è la festa. 
Ho letto che, in particolare in America, si sta recuperando il senso del sabato anche tra i cristiani.
Una lettura, secondo me, pregiudiziale del sabato ebraico ci ha portato a credere che riposare il sabato fosse eccessivo. Gesù rispettava il sabato e ne conosceva profondamente il senso. Come per ogni cosa, Egli lo ha svincolato dai legalismi degli uomini, ma non ne ha mai cancellato i principi. Noi però, abbiamo ridotto il nostro giorno di riposo ad un angosciante giorno vuoto.
Anche attraverso il ricominciare a fare festa, la riscoperta del giorno di riposo assume un senso spirituale e la domenica diventa un giorno per diffondere la resurrezione.
Chiediti come ti riposi e se ti riposi; chiediti se quando leggi questa parole la tua persona sente delle sfumature affettive che hai bisogno di recuperare per riscopriti, per riscoprire ciò che ti circonda e chi ami. 
Vissuta così la quaresima ci fa risorgere insieme a Gesù. Vuoi provare? Egli verrà e risorgere nella tua vita!
Maranathà, vieni Signore!

giovedì 2 marzo 2017

Purificare

In questa quaresima, vogliamo farci accompagnare dalla riflessione sul termine "purificare" così significativo e profondo e seguire il Signore dove ci vorrà portare fino a Pasqua.
La purificazione è un'attività molto significativa, attraverso lo quale con un'atto della volontà o uno sforzo fisico, insieme all'azione di una sostanza, si elimina lo sporco da qualcosa o qualcuno. Mi piace vederla così la quaresima come un'azione di purificazione in cui noi, con l'aiuto dello Spirito Santo, togliamo lo sporco dalle nostre vite e i segni sacramentali. 
Abbiamo cominciato la quaresima proprio con un elemento purificatore, la cenere. Oggi per noi questo segno ha perso il senso di purificazione. Nei tempi passati, invece, quando la lisciva (che si faceva con la cenere) per rendere pulite e splendenti le superfici si produceva in casa, la cenere era subito associata al concetto di pulizia e di purificazione.
Anche il digiuno ha questo significato. E' una purificazione del corpo per renderlo più attento alla voce di Dio. Qualche giorno fa, ho scoperto un articolo su internet, che mi ha fatto molto riflettere. Riguardava il digiuno quaresimale che, nei secoli passati, facevano gli abati a Montevergine. Il digiuno era di "erbe e pomi". In pratica essi si nutrivano per tutto il periodo quaresimale, esclusivamente,  di verdure e frutta. Il monachesimo proponeva, secoli fa, quel mangiare sano che oggi viene decantato tantissimo. Era per purificare anche gli organi da ciò che era "artefatto". Bisognava mangiare solo quello che veniva dalla mano di Dio. Sarebbe interessante riprendere le ricette del digiuno di Ildegarda di Bingen, che attribuiva al digiuno fatto con le erbe un grande potenziale di guarigione interiore ed esteriore.
E poi c'è l'acqua. Proprio qualche giorno prima che entrassimo nel deserto quaresimale, papa Francesco ci ha parlato della grande importanza dell'acqua e del disastro che incombe su di noi quando usiamo l'acqua senza tenere conto dei poveri e degli indifesi. Anelare all'acqua viva della Pasqua di Gesù non può non farci meditare su questo elemento fondamentale della purificazione, da cui, peraltro, dipende tutta la nostra esistenza.
In questo itinerario di purificazione, sarebbe importante che, ogni giorno,meditassimo sull'acqua nel silenzio del nostro cuore per ascoltare cosa lo Spirito Santo ci vuole dire.
 Mettiamoci in cammino nel deserto, dunque, e chiediamo a Dio di lavorare in maniera meravigliosa per la purificazione della nostra vita.
Maranathà, vieni Signore!