lunedì 28 settembre 2009

Festeggiamo la misericordia di Dio insieme agli arcangeli



Il brano biblico del sogno di Giacobbe che, ormai dall'inizio dell'estate, stiamo meditando mi ha spinto a riconsiderare in maniera più attenta la mia relazione con gli angeli.Ho pregato, cercato e ricercato molto e continuo a farlo per ricevere dallo Spirito Santo il corretto discernimento. Purtroppo, però (non per fare la brava cattolica, perchè non lo sono) mi sono arrivate dritte al cuore solo tre descrizioni sulle potenze angeliche.
La prima è la Parola di Dio in cui sono descritti gli angeli e il loro ministero.
La seconda è la voce di Benedetto XVI, che, riecheggiando appunto la Parola di Dio, dice che gli angeli sono creature che Dio ha messo al nostro servizio per guidarci a Lui.
La terza è la descrizione della presenza degli angeli nella
Divina Liturgia della Chiesa cristiana
ortodossa.

Da queste tre autorevoli voci, voglio imparare a fare comunione dei santi soprattutto nella preghiera che si esprime innanzitutto nell'imitazione di queste creature che esultano,

Penso alla Messa che come ha detto il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I (amico del nostro cardinale Crescenzio) ci lega al Cielo: "Siamo convinti che durante questa Divina Liturgia, siamo stati ancora una volta trasferiti spiritualmente in tre direzioni: nel regno dei cieli dove celebrano gli angeli; nella celebrazione della Divina liturgia attraverso i secoli; e nel Regno che sta per venire."lodano, danzano, si prostrano, incensano, offrono le preghiere.

Penso anche all'Adorazione Eucaristica che, in maniera speciale ci accomuna ai cherubini davanti al trono di Dio.
Penso infine ai ministeri della fraternità che voglio affidare e consacrare in maniera particolare oggi ai tre principi delle schiere angeliche: Michele, Gabriele, Raffaele. Gli arcangeli mi sembrano ciascuno deputati ai ministeri a cui la fraternità si sente chiamata nella chiesa: La liberazione, la pastorale per la vita e l'evangelizzazione, l'accompagnamento spirituale e la guarigione.

Stasera, proprio per questo, vivremo un momento di adorazione in cappella, proprio perchè sappiamo che davanti a Gesù è riunita tutta la corte dei santi e degli angeli. Insieme con loro presenteremo al Re dei Re le preghiere per tutte le persone che ci chiedono aiuto, per la parrocchia e per la chiesa intera.
Vogliamo imparare dagli arcangeli che sempre stanno davanti a Dio come adorare in spirito e verità, come vuole Gesù.

Pregheremo anche per Padre Raffaele, il cui nome così importante, è indicativo della sua missione tra noi. Non è un caso che abbia il nome di un arcangelo: per noi, infatti, e per i nostri cuori è una grande medicina che Dio ci ha dato per il nostro cammino.

Buon onomastico Padre Raffaele che tu possa diventare santo secondo i progetti che Dio ha su di te!!!
Ti affidiamo agli angeli.


martedì 22 settembre 2009

Ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano


La fine di settembre e l'inizio di ottobre ci fa entrare in un tempo particolare in cui la chiesa ci invita a guardare i nostri angeli. Il 29 settembre, infatti, la chiesa festeggia i Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e il 2 ottobre i Santi Angeli Custodi.
E' un tempo speciale, ma, per noi, lo è ancora di più perché, in quest'anno, con Giacobbe ci soffermiamo a guardare gli angeli che salgono e scendono dalla scala che unisce la terra al cielo.
In questi giorni, col ministero di preghiera attraverso la da
nza ci stiamo preparando per rappresentare proprio il passo di Genesi che descrive questa visione.
La danza, che abbiamo ricevuto in preghiera dal Signore, è una danza ebraica intitolata proprio Sulam Yaakov, "Scala di Giacobbe".
L'ascolto e la coreografia della "Scala di Giacobbe" ci hanno consentito di guardare con meraviglia al potente ministero degli angeli. Li abbiamo guardati con
gli stessi occhi meravigliati di Giacobbe che afferma: "Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo!"(Gen.28,12). Abbiamo visto gli angeli salire e scendere danzando su quella scala!!!
Questi momenti di preparazione mi sono serviti per riflettere sul ministero della preghiera con la danza...
A Fatima, l'Angelo della Pace che è un essere spirituale, quindi, non ha corpo, insegna ai pastorelli a pregare con il corpo. Essi, infatti lo vedono prostrato con la fronte fino a terra quando prega e fanno la stessa cosa.
Mi piace pensare che quando danzo rappresento col corpo la lode degli angeli davanti alla potenza di Dio; mi piace pensare che mercoledì, quando pregheremo questa danza durante la Messa di ringraziamento per la festa di Sukkot, gli angeli che hanno danzato davanti a Giacobbe danzeranno con noi; mi piace pensare, infine, che la loro presenza possa essere potente particolarmente in questo anno
per la fraternità Due Cuori, la comunità parrocchiale e per tutti voi che leggete questo post!
A proposito, mercoledì alle 18.30 potrete vedere con gli occhi quello che le parole possono solo in minima parte descrivere...
"Venite e vedrete"

giovedì 10 settembre 2009

La luce splende nelle tenebre:l'esperienza del ministero di guarigione al Santuario di Santa Lucia





Lunedì 7 settembre il gruppo coinvolto nella preghiera di intercessione per la guarigione e la liberazione ha fatto la sua prima esperienza di ritiro per entrare nelle profondità del proprio cuore. Crediamo, infatti, che non è possibile svolgere questo servizio nella chiesa se non si è abituati ad entrare in contatto con l’oscurità del nostro essere e a lasciarsi guarire da Gesù e dall’amore della comunità.
Abbiamo scelto un posto che fosse particolarmente evocativo per vivere l’ingresso della dimensione profonda del nostro essere, il Santuario di Santa Lucia a Sassinoro estrema provincia di Benevento ai confini con Campobasso. All’interno del Santuario c’è una grotta naturale, nella quale, fin dalla sua scoperta da parte di alcuni pastori, nel 1600, i pellegrini passano per un percorso penitenziale e per il rinnovo delle promesse battesimali.
La grotta è stretta, umida e oscura. Durante il percorso di attraversamento, ci si sente presi dalle più diverse reazioni. Le nostre fragilità emergono prepotentemente, così come la necessità di assumere una posizione di abbandono fisico, emotivo e spirituale, perché la grotta si stringe prima di riaprirsi nell’uscita e, quindi, diventa necessario abbassarsi, sedersi, rimpicciolirsi, a seconda delle dimensioni del nostro corpo e del nostro cuore.


Ci siamo preparati al momento di preghiera nella grotta con la celebrazione della Messa. La Parola di Dio nella liturgia del giorno ci diceva attraverso S. Paolo: “Completo, quello che, nella mia carne manca dei patimenti di Cristo”(Col1,24). Questa Parola ci ha fatto sentire che il nostro passaggio della grotta sarebbe stato un passaggio di Gesù con noi(Egli è l’Emmanuele!), in quel particolare momento esperienziale, ma anche in tutti gli attraversamenti delle simboliche grotte della nostra vita, dall’utero materno al sepolcro nel quale Gesù entrerà per darci la vita in Lui e poi la resurrezione.
La tradizione prevede che per tre volte si attraversi la grotta. Noi, dopo un breve momento introduttivo all’esperienza, abbiamo pregato il credo per rinnovare la fede del battesimo e poi durante la recita del rosario, ogni animatore singolarmente ha attraversato la grotta per tre volte. All’uscita della grotta, la statua di S. Michele e di S. Lucia accolgono la persona che ogni volta sente una diversa sensazione di rinascita nel suo cuore. Alcuni operatori della parrocchia a cui appartiene il Santuario ci hanno spiegato che la grotta è stata scoperta proprio così. I pastori vedevano al dì la del passaggio dell’antro una luce fortissima e hanno voluto vedere cosa fosse.
Per il nostro ministero, l’arcangelo Michele e Lucia, sono stati un esempio. Abbiamo capito che, gli animatori del ministero di guarigione e di liberazione devono aspettare che le persone attraversino la grotta del proprio peccato e devono attenderli all’uscita proprio come l’ostetrica aspetta un bambino prima della nascita.
Così, a turno, due fratelli aspettavano colui o colei che usciva dalla grotta.
Negli anni di esercizio di questo ministero abbiamo imparato che è indispensabile mettersi nelle mani del Signore per essere guariti, ma è altrettanto importante esercitare la volontà per vincere le abitudini sbagliate che diventano le porte di ingresso del male e del peccato in noi. Ci siamo, per questo motivo, fermati davanti alla statua dell’arcangelo Michele e abbiamo confermato le rinunce del nostro battesimo a satana, alle sue opere e alle sue seduzioni, perché la sua forza potesse aiutarci nel quotidiano combattimento spirituale della volontà contro il male e il mondo.
Il momento della condivisione ha confermato in noi il fatto che avevamo bisogno di continuare a meditare l’esperienza che stavamo facendo, perché lo Spirito Santo ci avrebbe suggerito tante altre cose.
Un dono del nostro ritiro a Sassinoro io l’ho visto già il giorno dopo. La maggior parte di noi era a Messa in parrocchia per la Natività di Maria. Ci siamo salutati in maniera completamente diversa rispetto alle altre volte, era tangibile la confidenza e il calore.
Io credo che questa sia stata una prima guarigione che il Signore ha operato in noi come gruppo, perché, in ogni momento di formazione e di riunione, ci dicevamo che il nostro gruppo era visibilmente diviso in tre parti e, pur essendone consapevoli, non riuscivamo a fare niente perché la situazione cambiasse. Gesù, invece, è venuto nella parte oscura del nostro gruppo con il suo Santo Spirito e ha portato unità, ci siamo sentiti veramente un gruppo.

Ancora una volta e per sempre
Grazie Gesù!
Grazie Spirito Santo!
Grazie Padre!