martedì 25 dicembre 2012

Gravidanze sante

Quest'anno, un pò diversamente dal solito, non ho condiviso sul blog l'itinerario di Avvento. 
In realtà, quando non scrivo per un periodo lungo è perchè cerco di ascoltare ciò che il Signore vuole dirmi.
Sto facendo l'itinerario di Avvento e di Natale sulla "Vita della Madonna"secondo le visioni della beata Anna Catharina Emmerich. La meditazione di queste visioni della monaca tedesca mi ha fatto entrare nel vivo delle gravidanze dell'albero genealogico di Gesù.
Gli apocrifi hanno un pò saziato la nostra curiosità rispetto ai concepimenti prodigiosi e alle nascite miracolose, ma, nel racconto di Anna Catharina ciò che stupisce non è tanto la prodigiosità delle nascite quanto la radicalità e la caparbietà dell'attesa degli antenati di Gesù.
Quando sono stata a Trani alla "settimana della cultura ebraica" mi ha colpito tanto il senso dell'attesa del Messia di cui è pregna la preghiera dello shabbat. Tra noi cattolici non c'è questa attesa che entra nella preghiera, nei gesti del quotidiano, nel rapporto con Dio.
La santa nascita di Anna, di Maria, del grande Giovanni, del Nostro Signore e Dio, Gesù, non sono solo stati dei segni prodigiosi, ma la risposta di Dio ad un grido, ad un'invocazione da parte del suo popolo.
Anna Catharina addirittura racconta che Gesù proviene da una parte del popolo di Israele che consacrava la vita, il matrimonio, i figli per la venuta del messia. Essi non sapevano come Dio avrebbe fatto eppure si donavano.
Inoltre, Anna Catharina mostra un popolo che attende il Signore in forma sacerdotale con un grande legame con il tempio, con la ritualità, con la preghiera. Coloro che attendono il Signore non vivono di sospiri, ma esercitano un sacerdozio del cuore davanti al trono di Dio. Essi prima di sapere di essere i destinatari della benedizione si offrono. Sanno quando è il tempo di parlare solo con Dio e di cercare le sue grazie.
Infine, hanno una capacità di comunione che fa entrare Dio nelle relazioni, nelle carezze reciproche, negli eventi chiave della vita.
 Per farla breve, ho visto il popolo dell'attesa di cui mi piacerebbe far parte e che mi ha suggerito tante grandi rivoluzioni nella vita mia, nella fraternità, in Ain Karim, nel nostro ministero con i bambini e i giovani. Come Zaccaria, però, non ho ancora voce per parlare, perchè forse, anch'io manco di fede nelle meraviglie del Signore proprio come questa bellissima figura di sacerdote muto. Mentre scrivo, però, penso che egli ha dato la vita ad un figlio che grida. Sia questo dunque il mio augurio per voi: il mio silenzio incredulo generi per Dio tanti figli che gridino al mondo che "il regno dei cieli è vicino". Amen!
Buon Natale...


sabato 8 dicembre 2012

Una donna che partorisce la Profezia: Maria Immacolata

Sono innamorata del Sacramento del Battesimo. Credo che, da quei gesti cosi pregni di significato in cielo, cominci la storia d'amore di ogni anima con Gesù. Credo ancora che la consapevolezza di quel dono dia valore a tutti gli altri sacramenti che riceviamo nella vita.
In ogni occasione, cerco sempre di ritornare a quei momenti santi in cui ciascuno di noi è rinato. Quest'estate, che è per noi il tempo dell'anno in cui ci mettiamo in ascolto di ciò che lo Spirito Santo ci vuole dire, mi sono ritrovata a visitare battisteri ad immersione in ogni luogo in cui siamo andati per comprendere le caratteristiche della sposa che Gesù sogna per sé. Accanto ai battisteri c'era una grotta...
E poi la scoperta di quel rito ebraico, la mikvah, che Gesù stesso ha vissuto e praticato, mi ha cominciato a far sentire tante intuizioni, al punto che che ho cominciato a dire al Signore: "Gesù, questo è impossibile!". Nel suo vocabolario, però, questo termine non esiste...
Ha quindi continuato: conosco da sempre la medaglia miracolosa, ne ho tante nel mio portagioie, disperse tra le collanine, ma non ne avevo mai indossata una.
Il 19 novembre abbiamo vissuto in preparazione all'Avvento, un rito penitenziale ispirato alla festa ebraica di Rosh hashanà, avevamo tanti foglietti con sopra frasi del diario di Faustina Kowalska e abbiamo deciso di distribuirle. La mia diceva:"Rividi Gesù issato sulla croce. Dalla ferita del suo cuore, uscivano unitamente allo splendore dei due raggi, cascate di perle preziose e di diamanti. Molte anime raccoglievano quei doni. Le più vicine a lui ne raccoglievano in sovrabbondanza non solo per se stesse, ma anche per gli altri. Gesù mi disse: «Questi sono i tesori delle grazie che riverso sulle anime. Non tutte ne sanno approfittare in ugual modo. Figlia mia, riproduci la mia misericordia nel tuo cuore, affinché tu che l'annunci a tutto il mondo ne arda tu stessa per prima. È la tua missione conquistarmi delle anime con la preghiera e con il sacrificio, convincendole a fidarsi totalmente della mia misericordia".
Sono rimasta affascinata da quelle pietre preziose che Gesù mi voleva regalare quindi mi son messa a cercare su internet "pietre preziose Gesù". Trovo un sito di cui si riportano queste frasi (potete verificare www.chapelledenotredamedelamedaillemiracolouse.com) in cui si dice: "C'è una grotta nel cuore di Parigi... e... poi la Madonna aveva ad ogni dito tanti anelli con pietre preziose che emanavano luce, ma alcuni non brillavano perchè nessuno li chiedeva a Maria...
Ho detto: "Maria, io adoro le pietre preziose!". Da quel giorno ho una medaglia al collo, accanto alla croce...
Non potevo fare a meno di associare quelle pietre ad un sogno: praticare la mikvah in attesa del ritorno, del matrimonio con Gesù, come Giovanni, il nostro Elia, la praticava per il fidanzamento.
Sotto la nostra chiesa c'è un pozzo che potrebbe fornire l'acqua e quel pozzo si trova dentro un'antica grotta che i contadini usavano per arrivarvi... La fonte e la grotta come si ferma adesso la cosa nella mia testa?
Ho interrogato tutti quelli che conoscevo sulle vasche a Lourdes. Tutti avevano fatto il bagno, ma nessuno aveva compreso il senso.
Vado alla fonte, Bernadette che afferma che la Madonna ha detto: "Lavatevi, purificatevi"...l'acqua di Lourdes è per la purificazione. Maria riporta la mikvah tra i cattolici. Forse lo sta dicendo anche a noi...
Altro segno: sto preparando Ain Karim che comincerà il 14 dicembre. Poichè sto preparando una videopresentazione mi sono messa a cercare delle foto sulla città di Elisabetta. Trovo una foto con un sepolcro su cui è disegnata una medaglia. Mi incuriosisco e vado a vedere: "Ain Karim, luogo dove è sepolto P. Alphonse Ratisbonne, l'ebreo convertito dall'Immacolata". A chi si sta chiedendo cosa significhi rispondo: mi ritrovo un ebreo, l'Immacolata e una città il cui nome significa "fonte del vigneto". 
Poichè questo è l'anno della fede, ho detto al Signore che io questa pietra preziosa la voglio anche se...me la deve regalare lui...
Così abbiamo fatto il gesto di una persona che amiamo tanto e che ha fatto un'azzardo simile: Padre Massimiliano Kolbe. Ieri, al termine della veglia, siamo andati nel nostro campo, dove è il pozzo. Lì, abbiamo provato a cantare il nostro canto nuovo: abbiamo messo Maria sul luogo del pozzo e vi abbiamo gettato delle medaglie. Poi abbiamo asperso il terreno con l'acqua del Giordano e di Lourdes...mentre dicevo: "Ora, Signore, noi aspettiamo di vedere da te l'acqua", è venuto a piovere. A me quella pioggia è sembrata una carezza dal cielo sul nostro sogno...
Poi testimonieremo gli sviluppi sul blog!
Buona festa dell'Immacolata!


domenica 4 novembre 2012

dentro le origini

Come succede quando una cosa mi cattura molto emotivamente, non so da dove cominciare a raccontare...
Ieri, abbiamo dato inizio ad un'altra delle azioni spirituali che ci portavamo nel cuore da anni, ma che non sapevamo far venire alla luce. Poi lo Spirito Santo ha scelto il modo e il luogo più opportuni.
L'anno della fede ci ha fatto guardare con attenzione al Battesimo e alla riscoperta delle promesse battesimali e risvegliando in noi il desiderio di poter esplorare in profondità tutti i segni e i significati di questo sacramento che è l'inizio dell' itinerario di fede di ogni cristiano.
Quando questa estate siamo andati in giro per i posti che il Signore ci aveva suggerito, durante la nostra settimana di preparazione al nuovo anno pastorale, io sentivo dentro di me che era davvero un peccato non poter usare quei posti per l'evangelizzazione. Così fin da settembre, con la fraternità avevamo pensato ad un percorso di counseling spirituale nei luoghi significativi della nostra fede in Campania.
Successivamente, però, la riflessione sul Battesimo ed, in particolare, il mandato di Papa Benedetto alla Messa conclusiva del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione ci hanno fatto dare a questo itinerario un tema: "Alle origini del Battesimo". 
Abbiamo capito che lo Spirito Santo ci stava indirizzando proprio verso questo percorso, perchè, in ogni posto in cui siamo stati questa estate, in qualche modo, abbiamo trovato un segno che si riferiva al Battesimo.
Siamo voluti partire dal Parco Archeologico di Mirabella Eclano dove è visibile un antichissimo battistero a croce greca, datato intorno al 323 d. C. L'antica Aeclanum non è solo un luogo che ci ricorda le origini e i significati del Battesimo nel nostro popolo e nella nostra terra, ma è anche il luogo dove l'antica popolazione Sannita abitava. Di fatto, quindi, l'archeologia spirituale del nostro popolo campano è in quelle terre. Poco distante da Aeclanum sorge,infatti, il luogo detto della Mefite, un antico lago sulfureo, ormai essiccato, che le antiche popolazioni sannite definivano la porta degli inferi.
Riguardare a queste vicende storiche mi ha fatto venire in mente che, in quelle terre, le antiche popolazioni campane cercavano di esprimere l'aspirazione della vittoria della vita sulla morte ingraziandosi la dea Mefite e, proprio là, i nostri padri nella fede, hanno potuto saziare questa aspirazione con il Battesimo, il Sacramento della morte e della Risurrezione in Gesù. Tutta la paura della morte, tutti i tentativi di venire a patti con le ire delle divinità, si sono placate quando i nostri antenati si sono immersi in Gesù, nella sua croce, per risorgere con lui a vita nuova.
Il nostro itinerario di counseling ha voluto proprio essere lo stesso dei nostri padri antichi: abbiamo innanzitutto incontrato la nostra paura, la nostra forma di lotta con la morte. Poi l'abbiamo immersa in Gesù, nel Suo Battesimo nel quale siamo stati salvati.
Dal 2004, conduco gruppi di counseling, ma non avevo mai visto un gruppo che al primo incontro ha tirato fuori elementi così profondi e intensi della propria storia personale. E' stato davvero un andare nelle profondità di noi stessi, delle nostre storie familiari, della nostra vita di fede. Ci siamo commossi, ci siamo sentiti liberati e rinnovati profondamente in un modo del tutto nuovo.
Siamo tornati a casa sentendo nella profondità della nostra anima il significato più intenso dell'essere "nuova creatura" nel Battesimo.



P. S. : Voglio ringraziare i responsabili del Parco Archeologico che ci hanno dato la possibilità di stare al Battistero e di fare lì un gruppo di counseling. Credo sia abbastanza rara questa disponibilità.

lunedì 22 ottobre 2012

"Il tuo popolo sarà il mio popolo"

Prendo in prestito questa frase dalla bocca di Ruth (Rut 1,16), per condividere con tutti voi una breve testimonianza sull'esperienza che noi del gruppo danza abbiamo vissuto all'incontro ecumenico tenutosi a Cercola sullo spirito di Assisi.
Dopo la settimana della cultura ebraica a Trani, ci siamo ritrovati di nuovo a danzare fuori dal grembo protettivo della nostra comunità.
Per noi, è stata un'occasione importante per testimoniare la nostra vocazione di preghiera per il popolo di Israele e per farci conoscere anche da persone di altre confessioni, cristiane e non. Come al solito, non so se si capisce dai post, io avevo bisogno che Gesù lasciasse un segno. Mentre ci preparavamo all'incontro, io mi sono allontanata dagli altri fratelli e ho pregato: "Ti prego, Signore, che io non sia venuta qui invano. Io non voglio danzare e basta. Come Francesco è diventato legame  e segno del Tuo amore, fà che oggi possiamo esserlo anche noi ". 
Abbiamo danzato il salmo 133: "Ecco quanto è bello e dolce che i fratelli vivano nell'unità". Quando danzo io esco "un pò fuori dal contesto"per cui non mi sono resa conto che la rappresentante dell'ebraismo, la sig.ra Norma Naim, aveva chiesto la parola per ringraziarci. Si era tanto commossa perchè le avevamo ricordato, quando a Purim, negli anni della sua giovinezza, aveva danzato questo salmo...
Quando Norma parlava, io ringraziavo il Signore nel mio cuore, perchè la sua mano stava lavorando: le parole del salmista e la danza erano diventati un elemento di contatto con la fede dei padri e avevano parlato al cuore di un'ebrea come al cuore di noi cristiani. Quell'unità che avevo invocato era scesa...
Alla fine dell'incontro, sentivo di avere tanti amici di tante confessioni diverse che mi hanno ringraziato e fatto sentire il loro calore.
Prima di andare via, Norma mi ha fatto tanti complimenti, ma io credo che in me lei abbia visto tutto l'amore che io provo per l'ebraismo, per le mie radici, per la fede senza la quale la mia fede perderebbe i suoi significati più profondi e profetici. D'altra parte si dice che quando una donna ama un ebreo deve ripetere la frase che fa da titolo al post...e il mio Signore è proprio un ebreo...
Io non so come le ferite della storia, in particolare quelle tra ebrei e cristiani, potranno essere risanate, ma so che esistono delle possibilità di riconciliazione del cuore dei padri verso i figli e dei figli verso i padri (per me l'ebraismo è la fede dei miei padri).
Ieri, mentre uscivo dallo stadio di Cercola, pensavo a Giovanni Battista, a quella promessa che noi cristiani applichiamo a lui scritta nel profeta Malachia (Ml 3,23-24) "volgere il cuore dei padri verso i figli e dei figli verso i padri". So che fino alle nozze dell'Agnello, il compito di Elia non è ancora concluso. A me piacerebbe tanto potergli essere d'aiuto...

sabato 6 ottobre 2012

rapimento d'amore

Alcuni giorni fa, ho fatto un approfondimento riguardo alla correlazione tra i modi di innamorarsi e la  "solidità" dell'amore. Riassumendo esageratamente, mi ha fatto sorridere il fatto che la componente istintiva (non esclusivamente sessuale, però) al momento dell'innamoramento sia, in qualche modo, la più funzionale al benessere e alla durata di una coppia...
Questa parentesi legata al mio lavoro mi permette di portarvi con me alla lettura del più bel libro della Bibbia, il Cantico dei Cantici.In particolare a questa frase: "Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana!"(Ct.4,9)
E' l'amato che parla e, racconta un'esperienza così forte e totalizzante, come sono quelle della parte primordiale del cervello, da usare un termine di grande impatto da qualsiasi punto di vista lo si voglia leggere. Egli è rapito, il suo cuore viene in qualche modo calamitato dallo sguardo dell'amata.Questa esperienza del rapimento non è ancora della sposa, ma dello sposo. Tuttavia, il Signore, che è lo sposo, ce ne mostra la forza e la potenza inaudita in un'esperienza che Faustina Kowalska ha vissuto e che, secondo noi, riguarda  in qualche modo tutta la chiesa del nostro tempo. Vi riporto direttamente le parole dal Diario:
"Domandai alla Madre Superiora il permesso di andare a «Jozefinek», per fare una visita alle suore. La Madre Superiora ci diede il permesso e subito dopo il pranzo, cominciammo a prepararci. Le consorelle mi stavano già aspettando sulla porta del convento. Io andai di corsa nella cella a prendere la mantellina. Ritornando dalla cella e passando vicino alla piccola cappellina, sulla soglia scorsi Gesù, il quale mi disse queste parole: «Va' pure, ma Io ti prendo il cuore». Ed all'improvviso avvertii di non avere più il cuore nel petto. Dato che le suore mi avevano fatto osservare che dovevo andare più in fretta poiché era già tardi, me ne andai immediatamente con loro. Ma una grande insoddisfazione cominciò ad opprimermi. Una strana nostalgia s'impadronì di me. Nessuno però, tranne il Signore, era al corrente di quello che era avvenuto nella mia anima. Quando ci eravamo trattenute un attimo a «Jòzefinek», io dissi alle consorelle: «Torniamo a casa». Le suore chiesero di riposarsi almeno un momento, ma il mio spirito non riusciva a trovar pace. Mi giustificai dicendo che dovevamo tornare prima che si facesse buio, dato che c'è un bel tratto di strada, e tornammo subito a casa. Quando la Madre Superiora ci incontrò nel corridoio, mi domandò: «Non siete ancora partite o siete già tornate?». Risposi che eravamo già rientrate, perché non volevo tornare di sera. Mi tolsi la mantellina e mi recai immediatamente nella piccola cappella. Appena entrai, Gesù mi disse: «Vai dalla Madre Superiora e dille che non è vero che sei tornata per essere a casa prima di sera, ma perché ti ho portato via il cuore». Sebbene la cosa mi costasse molto, andai dalla Superiora e dissi sinceramente il motivo per il quale ero tornata così presto e chiesi perdono al Signore per tutto quello che a Lui non piace. E subito Gesù inondò la mia anima di una grande gioia. Compresi che, all'infuori di Dio, non c’è contentezza da nessuna parte".  
Non conosco le storie di tantissimi santi, ma questa mi sembra un'esperienza davvero fuori dal comune. Gesù ha fatto fare a Faustina l'esperienza che, stando a quanto dice lo Spirito Santo nel Cantico, egli fa ogni volta che lo guardiamo...
Se provate a rileggere il versetto del Cantico, potrete vedere che lo sposo ripete due volte la frase: "Tu mi hai rapito il cuore". Ho letto, in alcuni libri scritti da ebrei messianici, che questa ripetizione non è esclusivamente un espediente poetico. E' dal punto di vista spirituale molto significativa, perchè la ripetizione di una frase indica che quell'esperienza sta avvenendo in quel momento e avverrà successivamente. Ha un valore reale, perchè si riferisce al Cantico e un valore profetico, perchè può dire qualcosa nel futuro. Quindi, io penso sia valida per noi oggi...
Personalmente, questa esperienza del rapimento d'amore e del rapimento della sposa del Messia, mi fa pensare ai bisogni d'amore dell'uomo. Probabilmente, ogni persona ha "bisogno di essere rapita dall'amore". Penso alle fiabe, ai miti, agli archetipi, ma anche ai costumi del bacino del Mediterraneo in cui questa esperienza del rapimento d'amore è stata ed è ancora forte...
Nietzsche diceva che noi occidentali siamo l'unico popolo a non insegnare ai nostri figli l'amore. Questo forse è vero per la nostra tradizione filosofica, ma sicuramente per educare all'amore possiamo usare il nostro ricchissimo patrimonio culturale.
Io dico che, forse, abbiamo bisogno tutti, uomini e donne, di riprendere a sognare l'amore che viene e ci rapisce.  Così forse riprenderemo a sintonizzarci sui linguaggi profondi che il nostro Dio ha usato per manifestarsi...
Noi, ieri, in occasione della festa di Faustina, abbiamo messo il nostro cuore sull'altare perchè Gesù, venendo nell'Eucarestia, potesse rapirlo.
 Oggi chiediamo lo stesso oggi per te che stai leggendo questo post...che l'Amore ti rapisca il cuore...

sabato 1 settembre 2012

il nostro cenacolo del sabato a maria

In questo nuovo post voglio ancora parlarvi della nostra consacrazione del sabato a Maria, in particolare del primo sabato.
Ho letto nel web un articolo in cui un rabbino messianico definisce il sabato come la prova settimanale delle nozze dell'Agnello. Mi piace tanto questa espressione e la voglio condividere con voi...
Io credo che lo Spirito Santo e Maria, in questi nostri tempi,abbiano proprio il compito di fare questo: preparare la chiesa alle nozze con l'Agnello.
Chiunque abbia vissuto un matrimonio, ha sperimentato sulla propria pelle ciò che sto per dire: gli sposi prima del loro matrimonio sono presi sia dal grande evento del matrimonio sia da tanti antipatici intoppi che sembrano realizzarsi proprio prima della festa di nozze...
Così è anche per il matrimonio dell'Agnello, come ha profetizzato Gioele 3,1-5: Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni,i  vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave,in quei giorni, effonderò il mio spirito.Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue,prima che venga il giorno del Signore,grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati.
Solo 15 giorni fa abbiamo celebrato la grande festa della vittoria di Maria, l'immagine di Gerusalemme che sale al cielo rapita...stando in lei possiamo essere quello che saremo, ma che Maria è già! L'amore di Dio ha messo a disposizione il Cuore Immacolato di Maria, perchè in mezzo alle lotte per la preparazione delle nozze noi possiamo avere la protezione e lo Spirito Santo che ci permette di aprire la porta allo sposo quando verrà a rapirci.
Per attendere il Messia e la sua domenica senza tramonto,  la sposa deve stare  di sabato nel cenacolo con Maria, altrimenti potrebbe essere distratta da inutili rumori e distrazioni. 


Vi racconto una cosa simpatica che ieri mi ha aperto gli occhi dell'anima su questo aspetto: abbiamo preparato il nostro ingresso del sabato nel chiostro. Tutto era pronto, addobbato e organizzato secondo quanto pensavamo noi. Ad un certo punto, ha cominciato a piovere e, a poco a poco, la pioggia è diventata un temporale. Noi continuavamo a stare lì protetti dal nostro chiostro. Ho proposto di andare in cappella della Parola, ma, a causa del caldo tutti hanno deciso di restare giù. Infine, la pioggia è diventata così forte che neppure il chiostro è servito a proteggerci, per cui, per forza, siamo dovuti salire "nella stanza al piano superiore addobbata con tappeti". Mentre facevamo il tempo di meditazione, secondo i suggerimenti di Maria a Lucia di Fatima, il Signore mi ha aperto gli occhi e ho detto a tutti quello che ora scrivo anche qui. Quell'evento che ha cambiato i nostri programmi ci ha mostrato come Dio vuole che viviamo il sabato sia per una nuova pentecoste sia per la venuta del Signore: dobbiamo stare lì, sul tappeto del nostro cenacolo a pregare con la Madre. Sarà a quella porta che il Messia busserà per rapirci...
Maranathà, vieni presto Signore!

sabato 4 agosto 2012

abbiamo sperimentato un canto nuovo: maria ci insegna a santificare il sabato

Quando abbiamo cominciato il nostro cammino di particolare consacrazione al Signore per gli ultimi tempi, come ho già scritto altre volte, mi ha sempre accompagnato una la frase del salmo 149: "Cantate al Signore un canto nuovo...". Questa frase, che ho ricevuto il giorno del mio Battesimo nello Spirito Santo, mi spinge ad affrontare con più forza la scomodità della novità...
Vi starete chiedendo cosa sia mai questa novità.
Rispondo subito dicendo che è un'esperienza nuova di santificazione del sabato che tiene presente il tesoro che la tradizione ebraica ha saputo conservare sul sabato e la richiesta di consacrazione del sabato che Maria ha fatto prima a Lucia di Fatima e poi ad Elisabeth Szanto, unita a tutta la tradizione liturgica sul sabato a Maria.
Non mi dilungherò troppo sui principi e la spiritualità, perchè credo che questo non sia lo spazio adatto. Voglio condividere con voi l'esperienza che ieri abbiamo fatto insieme alle famiglie della nostra parrocchia.
Ho chiesto loro un incontro straordinario, all'ingresso del primo sabato di agosto, per poterci preparare all'itinerario che lo Spirito Santo ci sta tracciando per incontrare il Risorto nel nuovo giorno della settimana durante l'anno pastorale che verrà...
Il fine era pregare per comprendere ciò che il Signore ci chiede e venire incontro alle sue richieste.
E' stato un ingresso del sabato davvero meraviglioso, in cui ho ricevuto davvero tante piccole conferme dal Cuore di Gesù e di Maria.
La prima: l'esperienza dell'ingresso del sabato richiede una preparazione particolare interiore ed esteriore che richiede una grande fede e una grande comunione. Queste due caratteristiche, a mio avviso, dipendono da una grande collaborazione tra l'uomo e Dio.
Il mio ministero in parrocchia mi vede coinvolta tante volte nell'organizzazione di eventi di evangelizzazione e di momenti di preghiera in cui ho la frustrante sensazione che le persone stiano facendo qualcosa per far piacere a me o a chi li guida in generale.
Ieri, invece, ho visto famiglie che preparavano e organizzavano la preghiera e la cena, come se la parrocchia fosse la loro casa, come se la sposa dovessero riceverla loro in prima persona. Nessuno, sebbene ci fossero persone nuove a quell'esperienza, mi ha chiesto: "Cosa devo fare?". Tutti sapevano cosa fare e lo hanno fatto nel migliore dei modi...
Questo, vi assicuro, è un dono che, per quanto umanamente ci si possa sforzare non si ottiene col semplice voler fare una cosa...deve operare l'Amore...
La seconda: i momenti di preghiera sono stati così ben integrati da vincere tutte le mie paure. Inizialmente temevo che nessuno tra i presenti avrebbe capito cosa fare e perchè lo stavamo facendo. Temevo di non essere stata chiara nella spiegazione, etc...etc...
Invece, lo svolgimento della preghiera è stato davvero fluido, proprio come se fosse guidato da un vento che riempiva di gioia. Anche se avevamo voci diverse e corpi diversi nella danza, ci siamo sentiti uno e tanti contemporaneamente...Da quando abbiamo aperto la porta al sabato di Maria a quando abbiamo concluso con la danza, il nostro grido di preghiera si univa a quello della chiesa intera e agli ebrei.


L'ultima (per me la più importante): alla fine della preghiera, abbiamo sorteggiato un mistero del Rosario da meditare nel giorno di sabato secondo le indicazioni che Maria ha dato a Lucia di Fatima. Indovinate un pò: il mistero che io ho ricevuto è stato l'incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra. Quella frase: "vieni in pace, corona dello sposo", che poco prima avevamo cantato, mi veniva ora direttamente dalla voce dello Spirito Santo e di Maria. Ora potevo sentirlo con forza quel canto nuovo che il Signore prima mi sussurrava...quella sposa che è in cielo viene per preparare quella sulla terra, perchè una sola sposa possa unirsi intimamente al Messia...
Amen! Vien, Signore Gesù!

domenica 22 luglio 2012

andare nei campi incontro alla sposa

Un'antica tradizione ebraica è quella di andare nei campi al tramonto per accogliere la sposa shabbat al suo arrivo.
 Ieri pomeriggio, come è ormai consuetudine nella nostra parrocchia, siamo andati a concludere l'anno pastorale a S. Angelo all'esca in un vigneto. Avevamo scelto questa meta per la grazia del sangue di Gesù prefigurata nella festa di Yom Kippur, ma lo Spirito Santo proprio in quel vigneto ha gettato nuova luce sul l'anno pastorale che stiamo per vivere. D'altra parte sappiamo ormai che Egli è novità!
Non posso descrivere con le parole la luce del tramonto che ha illuminato la celebrazione eucaristica che abbiamo vissuto. Purtroppo non posso trasferirvi il sapore e l'odore del pane e del vino che hanno allietato la nostra messa e la nostra mensa. Spero che le foto che posteremo possano rendere l'idea.
Ciò che invece posso condividervi è l'immagine con cui ho aperto il post. Mentre celebravamo la messa, quel tramonto ci ha affidato la regina shabbat, il sabato, giorno per santificarci. Stavamo vivendo un rito, quello della Messa alla Divina Misericordia di Gesù, che ci stava mostrando un altro rito, lo shabbat. Alla fine della messa abbiamo avuto la gioia di condividere il pane che ci era stato regalato e il vino squisito prodotto nella Tenuta del Cavalier Pepe. Passeggiare tra i filari della tenuta, mi faceva venire in mente il Cantico dei Cantici e lo splendido incontro al tramonto tra Isacco e Rebecca (Gen24). 
Se li conoscete ci sono tutti gli elementi di accoglienza del sabato, ma lo Spirito Santo, l'ho già scritto prima, ci spinge ad un canto nuovo. Di nuovo...
Il canto nuovo che riusciamo a sentire da quando ci siamo messi all'ascolto della sua voce e nella meditazione del motu proprio di Benedetto XVI "Porta fidei" è una porta che si apre per una sposa che ha fede nella venuta del suo sposo. Le parole che ho scritto potrebbero non avere alcun significato per chi non conosce l'antica tradizione ebraica riguardo al matrimonio. Una sposa nell'antico Israele doveva avere fede che il suo promesso sarebbe venuto a prenderla e aspettava per sentirlo bussare...
Tutto questo ci ricorda ancora Maria, la madre di Gesù che ci chiede di consacrarle il sabato e che somiglia tanto alla sposa regina che Israele e la chiesa di Gesù desiderano essere...


Ora abbiamo un intero anno per entrare nella comprensione di questo canto nuovo che lo Spirito vuole cantare insieme a noi per attirare lo Sposo e dirgli: Maranathà, vieni Signore...

domenica 17 giugno 2012

due cuori ...per vincere e trionfare

Sono passati ormai tre, forse quattro anni, da quando ho deciso di dare alla nostra piccolissima comunione un nome. Tengo molto al nome delle cose, perchè penso che il Padre quando ha creato il mondo ci ha dato l'ordine di attribuire loro un nome e così di sentirle nostre.
Ho riflettuto molto, ho pregato, ho ascoltato, poi sono diventata sempre più sicura della voce dello Spirito Santo che mi suggeriva un nome lunghissimo (Fraternità del Cuore Misericordioso di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria), ma riassumibile in "Due Cuori".
Da quando abbiamo battezzato la nostra piccola realtà nello Spirito Santo, ho sempre imparato nuove cose dal Signore su questo nome così importante...
Vi voglio condividere alcune scoperte di questo periodo.
Leggendo i nostri post scoprirete la grazia della comunione nello Spirito Santo con una grande donna della nostra Italia: Madre Elena Aiello, che ormai tutta la chiesa riconosce come beata. Alcune delle sue profezie mi hanno colpito particolarmente: Gli uomini non sono più riconoscenti al mio Sacro Cuore, abusano della mia misericordia, hanno trasformato la terra in un luogo di crimini...‘Oh! Come è triste il mio cuore nel vedere che gli uomini non si convertono (non rispondono) alle tante chiamate di amore e di dolore, manifestate dalla mia madre amata agli uomini erranti... Poi mi è apparsa la Madonna. Era vestita di nero, con sette spade conficcate nel suo Cuore Immacolato...‘Il mio Cuore è triste per le così tante sofferenze nel mondo che va verso la rovina...‘I preti devono unirsi in preghiera e penitenza. Essi devono affrettarsi a diffondere la devozione ai Due Cuori. L’ora del mio trionfo è a portata di mano. La vittoria sarà accompagnata attraverso l’amore e la misericordia del Cuore di Mio Figlio, e del Mio Cuore Immacolato la mediatrice tra gli uomini e Dio, accettando questo invito, e unendo le mie lacrime a quelle del mio cuore addolorato, preti e religiosi otterranno grandi grazie per la salvezza dei poveri peccatori’...
Mi fermo qui anche se le profezie continuano e invito chi ci legge a cercarle e approfondirle...
Elena usa la stessa terminologia sui Cuori  di Gesù e di Maria che abbiamo noi! Mi hanno stupito dei passaggi delle profezie di sopra in cui Elena, non solo utilizza il nome per intero che abbiamo scelto, ma anche quello "breve"di "Due cuori".
Questo significa che io, anzi noi tutti, sentiamo che queste parole che Gesù e Maria hanno rivolto ad Elena, sono per noi. Ci siamo sentiti chiamare da questo suo messaggio e vogliamo donare la nostra vita e la nostra comunione per la vittoria di Gesù e il trionfo del Cuore Immacolato di Maria...
Abbiamo ricevuto due immagini nella preghiera che ci indicano un pò la strada da percorrere. La prima è stare nel cuore di Gesù e di Maria e tenere Gesù e Maria nei nostri cuori. La seconda è avere fede in questo trionfo e in questa vittoria. 
Nella Festa dei due Cuori, venerdì e sabato abbiamo voluto esprimere con un segno queste immagini lasciandoci avvolgere dai fratelli nei Cuori e portando l'olio per la nostra lampada dell'attesa dello sposo. 
Noi attendiamo questa vittoria e per questo, vi anticipiamo che, da quest'anno della fede, comincerà la nostra preparazione come sposa. La fede sarà la porta che si aprirà davanti alla sposa regina quando prenderà possesso della dimora preparata per lei fin dalla fondazione del mondo...
Lo Spirito e la sposa gridano: "Vieni, Signore"...
Anche tu che leggi unisciti sempre a questo grido di fede e di speranza e prepara anche tu il tuo cuore per questa vittoria eterna!
"Vieni Signore!": vogliamo "brillare di purezza e di bellezza" (mess 2 febbraio 2012) quando i tuoi occhi si poggeranno sulla nostra chiesa sposa!


lunedì 21 maggio 2012

Gesù porta l'uomo a casa di Dio!

Per la prima volta nella mia vita, ho vissuto la Festa dell'Ascensione!
Vi sembrerà strano quello che ho appena scritto, ma è la verità. Tutta presa dalla Pentecoste non mi sono mai addentrata nella grazia di questo mistero di comunione che, d'altro canto poi, ci regala la Pentecoste.
Vi avevo scritto in qualche post passato che abbiamo ricevuto la grazia di vedere la Pasqua come un tempo e non come un giorno. Da qui viene che, se la Pasqua è un itinerario, non si può prescindere dal festeggiare bene l'Ascensione.
Quando abbiamo ricevuto attraverso Mirijana di Medjugorje il messaggio della Madonna, abbiamo ricevuto un rimprovero chiaro: "Siete ciechi e sordi". Ho pensato che la Madonna si riferisse proprio a questo, al fatto che non vediamo più la presenza di Dio nella nostra vita di persone e di chiesa.
Due eventi ieri mi hanno consentito di "vedere"Gesù che entrava nel santuario del cielo: la danza e il Battistero.

Quando ho ricevuto la danza nella preghiera, lo Spirito Santo mi ha suggerito di mettere in evidenza tutti i passaggi che Gesù aveva vissuto al suo ingresso nel santuario. Gli angeli che lo adoravano, perchè Egli è Dio; l'offerta del Sangue e la grazia che da quel Sangue deriva all'umanità; la comunione tra l'altare della terra e quello del cielo. Mancava poi qualcosa...
Ed ecco che arriva il nostro Battistero. Io lo trovo tra i più belli che abbia mai visto. E ieri ho capito la sua portata di grembo e di porta a quel santuario che ha per tutti noi battezzati.
Padre Raffaele ha ricevuto l'intuizione di riempirlo di rose rosse per simboleggiare il sangue e l'acqua di Gesù nei quali siamo immersi nel Battesimo. Abbiamo fatto il gesto di segnarci nel Battistero per ravvivare la grazia del Battesimo. Io, però, avevo tanta voglia di risentire su di me quell'acqua e quel sangue che mi ha salvata. Alla fine della danza quindi abbiamo lanciato in aria l'acqua e le rose rosse per sentirci di nuovo battezzati nella forza dello Spirito in Colui che è il Santo e il Trionfatore.
E' stato un gesto davvero emozionante in Colui che è Dio, ma è anche l'uomo che salva ogni uomo e gli consente di presentarsi davanti al trono di Dio. E'stato come sentire sulla pelle la festa che gli hanno fatto in cielo...è stata la festa della Speranza in Colui che ha redento la carne...
Sei Santo Gesù, sei Dio! Grazie perchè oggi in te tutta la storia dell'uomo è redenta!!!

lunedì 30 aprile 2012

Ecco io faccio nuove tutte le cose...

La frase che fa da titolo a questo post è del Libro dell'Apocalisse (2,15). Io la sento molto presente in questi giorni del periodo che segue la Pasqua di Gesù. Per chi crede in lui, per le cose che vengono affidate a lui non c'è morte, ma rinnovamento nel fuoco dello Spirito Santo.
Facendo attenzione agli splendidi passi, che la sapienza della chiesa ha selezionato per noi in questo periodo di rigenerazione, leggiamo che tante cose antiche che erano di Dio e che la piccolezza dell'uomo aveva danneggiato, sono state rinnovate potentemente dalla resurrezione di Gesù.
Tra queste c'è il sacerdozio...
Vi voglio condividere alcune cose che riguardano la realtà del sacerdozio così come io la vedo, ma per una corretta visione teologica vi chiedo di approfondire la splendida descrizione del sacerdozio e dell'ordine sacro che viene fatta dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Innanzitutto, io osservo che, nel popolo di Dio, si oscilla tra due estremi: il sacerdote con superpoteri e il sacerdote oscuro. In nessuna di queste due immagini c'è Dio. Vi spiego perchè: il sacerdote con superpoteri avrebbe dei poteri speciali legati alle sue doti, quindi egli non ci avvicina a Dio; il sacerdote oscuro, invece, è una persona di cui non fidarsi mai perchè potrebbe nascondere sempre qualche ombra legata al male...anche qui Dio non c'è, perchè c'è sospetto, diffidenza, calunnia, divisione...tutte cose da cui Dio rifugge!
Questi atteggiamenti realizzano un comportamento profondamente dannoso che provoca molti dei danni al sacerdozio ordinato nella nostra società e nella nostra chiesa del terzo millennio. Mi riferisco all'isolamento comunitario dei sacerdoti. 
I presbiteri sono della comunità: essi nella comunità sono le mani alzate per chiedere misericordia attraverso l'Eucarestia, il ministero di riconciliazione e quello della guarigione dal male. Questo è il loro compito, ma essi sono parte del nostro corpo mistico che è la chiesa!!! Paolo lo dice con tutta la grazia dello Spirito Santo agli Efesini (4,11-16): È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere preparare i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più  fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini, con quella astuzia che trascina all'errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con  la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Ieri, nella nostra diocesi di Napoli sono stati ordinati 6 sacerdoti. Tra loro c'era un ragazzo della mia parrocchia di origine, un altro della mia parrocchia di adozione...(i regali di Dio nell'anno di approfondimento di Yom kippur...)
Mi ha colpito tanto una scena: all'uscita della cattedrale le persone hanno preso quei ragazzi e li facevano saltare in aria. Era impressionante, perchè erano tutti così euforici che quei ragazzi, non proprio leggerissimi, venivano spinti al cielo in alto e poi riafferrati. Potevano farsi male...
Io penso che questa complementarietà di cui parla la chiesa nel sacerdozio sia proprio questa: queste persone Dio le mette nelle nostre mani e mette noi nelle loro...possiamo volare alto e possiamo farci male...tutto dipende dall'amore che tiene alzate le nostre e le loro mani...


A questo punto non mi resta che dire, buon sacerdozio a tutti...

lunedì 16 aprile 2012

immergersi in Gesù

Da anni prego perchè la Pasqua diventi per me e per la chiesa a cui appartengo un tempo di grazia. Ci prepariamo per 40 giorni per vivere la resurrezione, ma troppo presto la ferialità ci ingoia nei suoi ritmi monotoni. Quindi, dopo qualche giorno, la nostra attenzione e passione per il Risorto viene lentamente a diminuire del tutto...
Quest'anno speciale che stiamo vivendo nell'approfondimento della festa biblica dello Yom Kippur ci sta aiutando a vivere la Pasqua come una festa potente che irradia la sua luce fino alla venuta dello Spirito Santo. 
In particolare, qualcosa di grande e di meraviglioso viene dal Risorto: il perdono dei peccati. Quei peccati di cui l'Agnello si era caricato al punto tale da avere la sua carne lacerata sono stati tutti lavati. Quel sangue che è caduto sulla terra ha realizzato un battesimo di perdono dei peccati per il mondo intero. Facciamo esperienza che la misericordia del Padre e il fuoco dello Spirito Santo non hanno solo ridato la vita al Signore, ma che la sua vita è per noi battesimo di perdono dei peccati.
Ieri, P. Raffaele sottolineava quella frase di Gesù a Tommaso: "Toccami". L'autore della Lettera agli Ebrei utilizza un altro termine simile: "Accostiamoci". Questi due verbi mi fanno ricordare quel cuore, quella porta della misericordia che per sempre è aperta...
Quando mi immergo nel Suo Sangue, comprendo la Vita. Egli è vivo. Ieri durante la danza eravamo stesi su un grandissimo drappo rosso che rappresentava il sangue di Gesù e da quel sangue ci rialzavamo. Vi testimonio che ogni volta che mi sono rialzata da terra sentivo una forza in me nuova, potente, rigenerante... Ho pensato che il Santo Battesimo è proprio questo ed è per tutti: quando sei stato immerso nella morte e resurrezione di Gesù qualcosa di potente avviene nella tua anima. Quella veste bianca riveste il tuo corpo e la tua anima e tu risorgi in Lui. Solo nel giorno della resurrezione dei morti comprenderemo in profondità la grazia del Battesimo di Gesù. In quel giorno santo vedremo gli effetti del potere del risorto sulla nostra carne e la nostra lode sarà eterna per quello che il Signore fa per noi!
La festa della Divina Misericordia è per noi la grazia di stare ancora in quel Battesimo di perdono dei peccati che abbiamo ricevuto. E' il dono che Dio ci ha fatto di riscoprire la potenza della Resurrezione che non è finita qui!
L'agnello immolato, risorto, che vince il peccato e la morte ha ancora altre meraviglie da mostrarci. Avvicinati, toccalo, il Vivente ha anche per te la ricompensa che ti tirerà fuori dal peccato e dalle sue conseguenze su di te. 
Gesù è il Signore, il Messia...




lunedì 9 aprile 2012

Lo Spirito Santo ci rieduca alla fede...

Più vado avanti e più mi rendo conto che lo Spirito Santo ci sta facendo fare, per sua grazia, dei veri e propri recuperi della vera fede...
In questi giorni, in maniera molto forte e anche con vicende concrete, lo Spirito Santo mi ha fatto fare esperienza di un rimprovero che il Signore ha rivolto alla chiesa di Efeso: "Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore"(Ap.2,4). 
Questo rimprovero risuona nel mio cuore facendo due ferite dal momento che la Parola di Dio è una spada a doppio taglio:

  1. Abbiamo perso il Senso delle cose. I gesti, i segni della Pasqua sono diventati delle manifestazioni a cui assistiamo, ma non ne capiamo il senso perchè i nostri legami con le nostre origini si sono bruscamente e drammaticamente spezzati...
  2. Abbiamo perso la Passione. Il primo amore è fuoco, lo dice il Signore e lo sappiamo bene tutti noi che lo viviamo sulla pelle.Quando il mio amato p. Durwell parla della resurrezione del Signore come sacrificio, fa riferimento a quella frase della lettera agli Ebrei in cui è scritto"reso perfetto"(Eb5,9). Egli specifica che in quella frase è intesa la consumazione di Gesù al fuoco dell'amore. Quel fuoco lo ha reso nuovo, e in lui ha reso nuovo il genere umano...
Per me i due elementi centrali della fede sono proprio il senso profondo della nostra relazione con Dio e la nostra passione per lui...
Vi accennavo sopra al recupero che lo Spirito Santo ci sta facendo in questo senso. Ora mi spiego meglio...
La grazia potente è stata poter vivere la Settimana Santa conservando negli occhi e nel cuore il senso profondo che le feste bibliche rivelano riguardo a Gesù e al progetto d'amore di Dio sulla storia e sulla creazione. 
Ogni giorno che stiamo vivendo e che vivremo fino a Pentecoste è un giorno meraviglioso, una scoperta nuova del potente fuoco d'amore che infiamma il Cuore del nostro Sposo.
Oggi, i nostri occhi lo vedono rivestito di maestà e di splendore, ma il trono su cui siede è il trono della misericordia, così dicono le tradizioni ebraiche. Esse parlano di un Dio avvolto nel mantello che prega per il mondo: io oggi col mio spirito vedo così Gesù...
Sul sito degli ebrei cattolici "hebrewcatholic.org"ho letto un articolo in cui si parla degli scritti ebraici sulla misericordia. E' scritta una frase: la misericordia è il più grande degli attributi di Dio. Questa frase proprio Gesù la dice a Faustina: "Annuncia che la misericordia è il più grande attributo di Dio".
E' un tempo speciale: il sommo sacerdote, reso perfetto dal Fuoco dell'Amore, si sta per presentare al Padre per il perdono dei peccati. Per l'eternità avverranno meraviglie...


Buona Pasqua da tutti noi!!!

lunedì 26 marzo 2012

yom kippur "profetico":portare su di sè

Vi avevo anticipato qualche settimana fa che, in questa quaresima, averemmo avuto un momento di preghiera e di riflessione sulla festa ebraica di Yom Kippur per poter meglio comprendere la settimana santa e il suo legame  con questa festa, oltre che con la festa di Pesach.
Mi ero preparata veramente di cuore a vivere questo momento, ma il comandamento dell'amore chiede, oltre al cuore, tutto il nostro essere. E' un atteggiamento difficile, più difficile di quanto si possa immaginare. Ora, mentre rifletto alla luce dello Spirito Santo, comprendo cosa significa quando diciamo che l'agnello ha preso su di sè le nostre colpe, le nostre mancanze, il nostro male.
La mia natura ribelle e controdipendente rifugge in maniera violenta da questa cosa, soprattutto quando ad esserti scaricate addosso sono le responsabilità che devono essere condivise e la sfiducia...


Tu ti esponi per tutti. Tu subisci le conseguenze. Per andare avanti in questo itinerario vi devo annunciare la mia scoperta di profezia in nella festa ebraica di Yom Kippur e nella sua realizzazione in Gesù. E'questa: "Tu ti getti in un abisso e scopri che quell'abisso è la misericordia". Solo allora la grazia di risurrezione, il più grande miracolo dello yom kippur eterno di Gesù, scende su tutti. 
Mi viene in mente l'immagine della mia cara Marthe Robin quando il venerdì Gesù le chiedeva di vivere la passione e, fino a che la grazia dello Spirito Santo non la invadeva di amore, la sua natura rifuggiva da quel dolore. Il suo padre spirituale la sentiva ripetere "no" e poi dopo un pò Marthe si abbandonava e sussurrava a Gesù il suo sì.  Lo stesso avveniva per Natuzza che pensava sempre che se avesse dovuto rivivere per l'ennesima volta la Passione non ce l'avrebbe fatta. Ogni volta, invece, ripeteva il suo sì a Gesù.
A queste anime grandi, Gesù chiedeva dolori grandi, ma anche alle nostre piccole anime Gesù chiede di tuffarsi nell'abisso e solo quando saremo dentro potremo scoprire la misericordia. Alla nostra piccola comunione di anime, Gesù ha chiesto di portare la nostra comunità solamente. Io sono ancora a pezzi e credo di stare ancora dicendo no.
Di una cosa voglio ringraziare con voi lo Spirito Santo: Egli ci ha fatto leggere nella fatica dell'intercessione, della gestione, dell'incomprensione la forza potente della sua misericordia per tutti. Credo che lo yom kippur di Gesù non sia stato piacevole, ma potente. Lo stesso è avvenuto sabato per noi. Non c'era nulla di piacevole, ma mentre stavamo lì nel vuoto abbiamo avvertito la Potenza che perdonava tutti.
A te che leggi e sei nella solitudine, nell'incomprensione, nelle difficoltà di una responsabilità, io chiedo di fare questo esperimento. Nel nome di Gesù, buttati proprio nel mezzo di questo vortice, troverai il suo amore e la sua misericordia che ti farà risorgere...


domenica 11 marzo 2012

un mantello per yom kippur

Mi piace usare questo spazio per fare entrare il mondo nel nostro cenacolo di preghiera e di comunione. Oggi, voglio farlo raccontando ai voi, nostri lettori, un pò della nostra intimità...
Vi avevo scritto nel post precedente che stiamo meditando su yom kippur la festa biblica che ci dà uno sguardo speciale sul sacrificio del Nostro Signore Gesù. Ieri, ci siamo incontrati per condividere le meditazioni che ciascuno di noi aveva fatto e per pensare ad una celebrazione di preghiera che tenesse presente la particolare grazia di yom kippur consentendo di prepararci bene ai giorni santi della Pasqua.
Queste condivisioni sono sempre un momento avvincente da cui io cerco di imparare cosa il Signore vuole soprattutto dagli elementi critici che emergono.
Ecco l'elemento critico dell'ultimo incontro: il mantello. 
Vi faccio un pò di storia di come e perchè abbiamo deciso di avere un nostro mantello. Quando Luigi Grignion da Montfort parla dei consacrati a Maria li descrive così: «Avranno in bocca la spada a due tagli della parola di Dio e porteranno sulle spalle, lo stendardo insanguinato della Croce, il crocifisso nella mano destra, la corona nella sinistra; i sacri nomi di Gesù e di Maria sul cuore, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta».
Ogni volta che ci riuniamo per la preghiera ci piace tenere tra le mani la croce e il rosario e ci piaceva anche avere un segno del fatto che la copertura del sangue di Gesù ci avesse reso le vesti bianche. 
Naturalmente, oltre al discernimento, mi sono fatta venire tutti i dubbi possibili per combattere questa ispirazione, che Dio abbia pietà di me! Poi una frase del profeta Ezechiele 16,18 mi ha convinta: Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l'età dell'amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia. Quando il Signore usa con me queste parole da seduttore, io sono fritta...
Una sorella della nostra parrocchia che ci realizza anche gli abiti per danzare, ha pregato su questa ispirazione e ci ha realizzato i mantelli. Li usiamo per pregare, soprattutto quando siamo noi a dirigere qualche incontro di preghiera o qualche celebrazione. 
Per tornare a ieri, è venuta fuori la proposta di usare i mantelli durante questa celebrazione penitenziale. In particolare, di essere rivestiti da questi mantelli dopo il segno penitenziale dell'acqua. A me è sembrato molto bello, ma se poi in parrocchia non si capisce?
In effetti, mi sono fatta prendere da questa domanda, soprattutto perchè non voglio che si confonda un segno di amore con gli abiti degli ordini religiosi o altro...
Poi, oggi, ho letto un bellissimo insegnamento su yom kippur in rete. Racconta che il Signore quando ha voluto presentare agli uomini la possibilità di chiedere perdono si è presentato a Mosè avvolto in un mantello. Secondo l'insegnamento rabbinico, il mantello rappresenta come Dio vuole vederci davanti a lui. Egli vuole vederci avvolti nel giorno dell'espiazione. Avvolgersi nel mantello vuol dire mettere tra parentesi noi stessi e presentarci al Signore nell'umiltà per chiedere perdono della distanza tra la nostra preghiera e la nostra realtà. Vuol dire anche appartenere a qualcuno; a Dio innanzitutto, a cui chi si avvolge vuole assomigliare nella misericordia e poi al popolo di Dio, perchè chi chiede misericordia e la ottiene da Dio fa piovere misericordia sul mondo intero...(come recita la preghiera che Gesù stesso ha donato a Faustina). 
Allora, ecco perchè noi indosseremo i mantelli a questo nostro speciale Yom Kippur per mostrare al nostro cuore e al mondo intero che in quel giorno, davanti al Padre io mi presenterò con una veste candida lavata nel sangue dell'Agnello e quella veste mi fa sposa-chiesa.
Mi piacerebbe sabato 24 marzo alle 16 trovare qualcuno dei lettori del nostro blog a questa celebrazione, perchè in Gesù possa crearsi una comunione "globale"...
 Io comunque quando mi presenterò davanti al Signore per chiedere perdono avvolgerò anche te che leggi nel mio mantello...

venerdì 2 marzo 2012

Un'offerta bruciata al fuoco dello Spirito Santo

Ieri, siamo finalmente riusciti a fermarci un pò davanti al Signore per ascoltare i suoi suggerimenti riguardo a questo tempo di quaresima. Per noi, i tempi forti della chiesa sono davvero molto importanti perchè ci aiutano ad entrare nel mistero della vita spirituale.
Chi ci legge sa bene che la nostra riflessione spirituale quest'anno è legata alla grande festa di Yom kippur. Questa festa veniva preparata con un tempo di 40 giorni in cui il cuore poteva diventare docile davanti al Signore per poter essere scritto nel Libro della Vita.Credo che la chiesa, illuminata dallo Spirito Santo, abbia istituito questi 40 giorni proprio per prepararci al grande giorno di Yom kippur per noi cristiani che è il Venerdì Santo. Come dice Edith Stein, proprio in quel giorno Gesù si presenta al mondo nelle vesti di Agnello e in quelle di Sommo Sacerdote.
Noi, nella nostra comunità, ormai da alcuni anni viviamo la festa biblica di Yom kippur in quaresima per prepararci ai grandi eventi della settimana santa e della resurrezione. Quest'anno però vogliamo stare molto attenti non solo alla profezia di Gesù in Yom Kippur, ma vogliamo concentrarci sul suo ritorno e su come vivere con il cuore giusto l'attesa per il suo ritorno.
Lo Spirito Santo ci ha donato una parola che, a me personalmente, ha fatto apparire nel cuore due emozioni: una forte attrazione e un senso di timore.  La riporto di seguito: "Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno»."(Mt.16,24-28)
Un rabbino messianico in un suo insegnamento su Yom Kippur diceva che il grande percorso di pentimento fino a Yom Kippur consiste nel mettere nelle mani del nostro Sommo Sacerdote Gesù, attraverso i nostri pastori, tutti i peccati e le mancanze che troviamo nel nostro cuore. Nel giorno di Yom Kippur infatti, ogni pastore (egli si riferiva ai padri e a chiunque avesse responsabilità sulle comunità) rappresenta il popolo che il Signore gli ha affidato davanti al Sommo sacerdote, Gesù. Se noi non affidiamo i peccati ai nostri pastori e i nostri pastori non li affidano al Sommo Sacerdote, essi non verranno perdonati...
Mi faceva sorridere, perchè, letta in chiave cattolica, questa catechesi ci dice cose molto interessanti sul Sacramento della Confessione...
Gesù, però, ci ha chiesto molto di più. Ci ha chiesto di prendere la Croce e seguirlo!!! 
Nella nostra condivisione, veniva fuori dai fratelli che questi 40 giorni sono il fidanzamento per preparare il nostro cuore a dire in Lui: "Questo è il mio corpo"...
E'decisamente un'affascinante e seduttiva immagine sponsale. E' anche altrettanto decisamente un'immagine sacrificale...
Ci siamo chiesti: "Signore, come si fa?". Ed Egli ci ha dato una sola risposta, la stessa che ci aveva dato Maria il 2 febbraio al Palavesuvio: "Invocate lo Spirito Santo". 
Lo Spirito Santo è quel fuoco di passione e di sacrificio che consentirà al nostro cuore di tornare all'altare per lasciarci bruciare d'amore. Il passaggio in quel fuoco ci aprirà le porte del banchetto e della dimora nuziale. 
Solo se lo seguirai sul Golgota potrai bagnare le tue vesti nel suo sangue, lavarle con la sua acqua, essere infiammato dal suo fuoco. Lì capirai che lo sposo quando ti vede sull'altare steso per l'offerta offrirà se stesso al tuo posto...lì comprenderai l'amore, perchè Egli ti risusciterà col suo amore...
 E poi tornerà e quando ti guarderà ripeterà per te le parole dell'amato del Cantico: "Come sei bella, amata mia"...


giovedì 16 febbraio 2012

L'amore e yom kippur

Quando ho approfondito la festa ebraica di Yom kippur, mi ha molto colpito un oggetto, il kittel. Gli uomini sposati del popolo di Israele lo indossano, tra l'altro, durante questa festa e nel giorno del loro matrimonio.
E' una veste bianca, di lino ed è simbolo di purezza, ma anche di pentimento. Alcuni infatti, lo indossano anche nel giorno della sepoltura.
Secondo la mia lettura, alcune feste di Israele sono profetiche non solo riguardo al Messia, ma anche al suo ritorno della gloria. In particolare, Rosh ha shana e Yom kippur sono piene di riferimenti alla celebrazione delle nozze dell'Agnello descritta nell'Apocalisse, ma annunciata in tutta la Scrittura.
Ho voluto subito cogliere questa ispirazione dello Spirito Santo condividendo ai fidanzati della parrocchia che si preparano al matrimonio la bellissima profezia che il Signore chiede di annunciare agli innamorati. Dopo un incontro di preparazione, abbiamo voluto cominciare ad entrare in questo mistero delle nozze dell'Agnello, durante una festa, in occasione di San Valentino, che potesse richiamare un pò tutta la profezia legata alle nozze dell'Agnello e ai passaggi profetici di Yom Kippur.
Ho sentito, soprattutto dalla rabbia di satana, che questa cosa contiene un grande richiamo dello Spirito Santo a vivere il nostro sacerdozio battesimale per prepararci: siamo la Sposa dell'Agnello! Ritornerò di nuovo su questo tema in occasione della quaresima...
Mi piace sempre condividere cosa lo Spirito Santo sussurra al nostro cuore durante i nostri momenti di festa. La cosa che mi ha suggerito è: prepararci come sposa. Io insisto molto sul preparare le cose e sull'occuparsi anche del prendersi cura degli oggetti della casa del Signore. Noto che è la cosa più difficile da fare per noi che ci crediamo ormai arrivati: vogliamo insegnare, dirigere, pregare, ma quando si deve preparare tutti hanno impegni!
I nostri fidanzati e i giovani sposi della nostra parrocchia hanno capito perfettamente cosa vuol dire preparare la sposa: sono stati con noi fino alla fine della serata per occuparsi della Sposa e dei suoi monili...
Essi sanno che devi essere direttamente coinvolto se vuoi essere bellissimo/a per il tuo matrimonio e hanno dimostrato di aver saputo calare questa esperienza nella loro anima perchè anch'essa possa essere bellissima.


Spirito Santo insegnaci ad essere profeti dell'ultimo Yom Kippur e delle nozze dell'Agnello che ad esso seguiranno!!!