domenica 25 novembre 2018

Il Re che ho scelto di adorare

Oggi noi cattolici celebriamo la Festa di Gesù Cristo, Re dell'Universo.
 La festa di Cristo Re è una delle feste cattoliche che più amo, perchè mette in evidenza i motivi per cui ho deciso di credere in Gesù e per cui lotto contro me stessa per seguirlo.
Il Vangelo di questo giorno ci presenta il breve dialogo tra Gesù e Pilato sulla regalità. Anche da una semplice lettura possiamo capire che Pilato parla un linguaggio completamente diverso da quello di Gesù.
Nei panni di Pilato, possiamo esserci tutti: è difficile capire uno che dice di essere re e che si fa maltrattare contemporaneamente. Se uno è re, deve dimostrare la sua regalità.
Il linguaggio che mi ha dischiuso gli occhi su quel Re,così speciale, che è un agnello che sta per essere immolato, è un altro momento di festa, una festa dell'ebraismo, Yom Kippur. 
Durante la festa di Yom Kippur, tra le altre cose, il sommo sacerdote riversa su un capro tutti i peccati  delle famiglie del popolo e, nello stesso momento, un altro capro, il cui sangue è servito ad aspergere il popolo per lavarlo dai peccati, viene poi completamente bruciato sul fuoco.
Se meditiamo bene la Parola di Dio riguardo a Gesù, possiamo ritrovare la sua presenza in tutti i protagonisti di questa festa: il sommo sacerdote, il capro su cui vengono trasferiti i peccati e il capro che viene completamente arso in offerta.
Mentre in tutti i libri della Bibbia questo mistero è velato, nell'Apocalisse, Giovanni lo svela. Egli descrive vesti candide, lavate dal Sangue dell'Agnello; descrive un Agnello - Re, seduto sul trono, perchè ha comprato con il suo sangue uomini di ogni popolo e nazione; descrive la Vita del Libro dei viventi che nessuno avrebbe potuto aprire se non l'Agnello.
Se Gesù fosse venuto ad insegnare buone regole di comportamento, vi confesso che non lo avrei seguito. Non lo avrei seguito neppure se mi avesse solo perdonato i peccati, perchè mi sarei sempre sentita una a cui è stato fatto un favore, da uno che, però, non ha mai cambiato posizione.
Gli credo e lo seguo perchè, in quel momento, davanti a Pilato e per tutto il resto di quei tre giorni, Gesù ha messo in gioco la sua umanità e la sua divinità diventando peccato come me, anzi mettendosi lui stesso nelle mani di satana quando a me era destinata quella sorte.
Come l'Agnello di Yom kippur, Dio in persona, ha scelto il mio destino da inferno per darmi la sua Vita. E poichè, come Padre Kolbe diceva, "l'amore crea", quel dono di amore ha "creato" un uomo nuovo, il Vivente che ha vinto la morte e che ha promesso che quelli che lo amano saranno viventi come Lui, nel suo Regno.
Gesù non è davanti a Pilato perchè è solo buono e mite, Egli è anche il Leone della Tribù di Giuda. Lo afferma lui stesso: "Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto...". Gesù sta lì buono a farsi ammazzare e, per questo è nato ed è venuto dal mondo, con l'obiettivo di rendere tangibile un Amore che libera dalle conseguenze dei peccati.
In quel momento, Egli è lì per me, per te, per chiunque crede in Lui come Messia per strapparlo dalle mani di satana.
Questa è la risposta che do quando mi si dice: "Ma come fai a credere in un Dio che permette tutto il male che stiamo vivendo? ".
Io gli credo perchè Gesù si è fatto peccato come me, maledizione come me. Non è stato a guardare, si è giocato tutto e lo fa, nella Messa, ogni giorno fino alla fine del mondo per me, per amore.
E per questo io lo aspetto e grido con lo Spirito:
"Maranathà, vieni Signore!"