domenica 12 febbraio 2017

Insieme agli alberi verso Gerusalemme nuova

Nel corso di quest'anno l'approfondimento della "connessione"che esiste tra gli elementi del creato creato ha messo in evidenza quanto le nostre emozioni siano legate tantissimo ai meccanismi naturali. Molto più di quanto noi stessi ci accorgiamo.
Provate a pensare un attimino a quanto il solo passare, dopo il lungo inverno, davanti ad un albero che fiorisce scateni in voi delle reazioni di benessere inaspettate. Questo benessere non è solo emotivo, ma anche fisico e spirituale. Raccontandovi di Tu be Shevat capirete perchè.
Tu be Shevat è il momento in cui gli ebrei festeggiano la linfa che sale dalle radici al tronco e piccole gemme verdi compaiono sugli alberi. Essi attribuiscono a questo momento una forte carica spirituale e anche "riparativa".
E' vero che in tutta la Parola di Dio gli elementi della natura hanno un ruolo importantissimo. Gesù stesso in tante parabole approfondisce i legami tra mondo spirituale e mondo naturale. Ci sono due passi che spiritualmente mi hanno fatto risuonare e  mi hanno spinto a volere che questa festa si celebrasse. Il primo è "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi"(Rm8,19,22). In questo passo, Paolo mette in evidenza il comune destino dell'uomo e del creato verso la manifestazione della gloria dei figli di Dio. A me piace immaginare che la creazione ci stia accompagnando con il suo travaglio verso Gerusalemme nuova. 
L'altro passo è dal libro dell'Apocalisse:Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città (Ap.22,14). Il Sangue di Gesù con cui noi laviamo le nostre vesti ci fa sperare di poter avere accesso all'albero della vita e all'ingresso della città del Grande Re. 
In questi due passi ci sono i miei stimoli per celebrare la creazione in cui Dio ci ha collocati: l'essere in cammino insieme alla natura e il lavorare immergendo le nostre vesti e rendendole candide per mangiare i frutti dell'albero che ci darà la vita e la luce che abbiamo perso
Dal momento che in parrocchia si solennizzano, in chiave messianica, tutte le feste ebraiche, ho proposto di farlo anche per questa. Abbiamo suddiviso la festa in due momenti principali: 1. piantare un mandorlo all'esterno dell'edificio parrocchiale; 2. celebrare il bellissimo seder di Tu be Shevat.
Sono stati entrambi momenti davvero intensi.
Quando abbiamo piantato il nostro mandorlo riflettevo sul fatto che il semplice fatto di piantare sia un atto di fede e di impegno. Si ha fede che qualcosa avvenga e ci si impegna a prendersi cura di una creatura che è per noi e che parla a noi del suo mondo. Da tutto questo, come insegna la festa di Tu be Shevat, l'uomo ha tanto da imparare.
Il seder di Tu be Shevat innanzitutto, ci ha ribadito un insegnamento delle generazioni passate che forse avevamo dimenticato. L'atto di benedire per ciò che Dio ci dà.
 Per 12 volte abbiamo benedetto un frutto della terra accompagnandolo con il vino che a mano a mano diventava da bianco a rosso. Queste 12 benedizioni mi hanno ricordato quell'albero dell'Apocalisse:"In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall'altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all'anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni" (Ap. 22,1). Anche qui la mia mente ha sognato che, come noi, siamo chiamati ad essere, nella potenza dello Spirito Santo, figli della luce grazie alla resurrezione di Gesù, così tutti gli elementi della creazione potessero essere avvolti dalla potenza dello Spirito Santo ed essere primizie che manifestano e anticipano la grazia di quell'albero di vita le cui foglie servono a guarire le nazioni. 
Ho letto che in tante parti del mondo, lo Spirito Santo sta insegnando a chiedere la benedizione per gli uomini e per i luoghi che abitano, perchè la lotta tra il male e il bene avviene anche sugli elementi della creazione. Quindi, se il male vuole danneggiare la lode e la guarigione presenti nella creazione, noi non possiamo non emettere i gemiti inesprimibili che ci fanno invocare lo Spirito Santo per la piena redenzione in cui sia noi sia il creato manifesteremo pienamente e completamente la gloria di Gesù. 
Maranathà, vieni Signore!

venerdì 3 febbraio 2017

La riscoperta della candelora

Ci sono delle feste che, secondo me, molto più di altre hanno un valore universale. Esse si rivolgono a dei bisogni dell'animo umano che vanno al di là del periodo storico, delle latitudini, della cultura. Una di queste feste è proprio la Candelora. 
Mi piace tanto leggere le tradizioni legate alle feste tradizionali cristiane: non posso smettere di rendere lode allo Spirito Santo per come ha illuminato gli evangelizzatori nelle diverse epoche storiche. Nella festa tradizionale della Candelora affluiscono, infatti, i miti che sono alla base della nostra cultura europea, come quello di Proserpina, le tradizioni agricole, la Parola di Dio applicata nel vissuto quotidiano. Tutto è stato riportato a Gesù.
Lo scopo di questo post è proprio quello di riappropriarci orgogliosamente di queste meravigliose tradizioni senza perderle nella banalizzazione del sacro che, purtroppo, invade anche la chiesa cattolica. Per farlo voglio soffermarmi, su due elementi caratteristici della tradizione cattolica di questa festa: la candela e la fumigazione di erbe per purificare le case e le stalle.
La Parola di Dio viene applicata alla vita quotidiana benedicendo e accendendo una candela che rappresenta la luce di Gesù che Simeone ed Anna hanno avuto il dono di riconoscere.
Questa candela va custodita in casa ed accesa in occasione di calamità naturale, quando in casa c'è un moribondo, quando non si riesce a ritrovare una persona. E' un segno di fede importante, quando dentro e fuori di noi, tutto è buio e la nostra speranza vacilla. Dico con rammarico che sia i sacerdoti che i genitori educano poco a queste tradizioni e, secondo me, questo non ci consente di "portare a casa"la fede, con conseguenze nefaste non solo dal punto di vista religioso, ma anche educativo, sociale e culturale.
Il secondo aspetto a cui ho fatto riferimento, quello della purificazione delle case e delle stalle, è legato ad un altro aspetto del Vangelo di questo giorno. Al momento della presentazione del bambino, è previsto dalla legge che anche la madre faccia la purificazione. Nei luoghi di montagna e anche nelle campagne, c'era la tradizione antica di purificare gli ambienti di vita e di lavoro con un erba aromatica. Come Maria, si è purificata, così anche la casa si purifica per meditare sulla Parola di Dio. Al di là dell'efficacia, oggi anche di moda, della fumiga
zione degli ambienti, è importantissimo pensare a cosa purificare in casa nostra e invitare i membri della nostra famiglia, soprattutto i bambini a fare con noi questi gesti.
Così non solo lavoreremo per tramandare la nostra fede, ma difenderemo anche la nostra cultura, le nostre tradizioni e ci riconnetteremo in maniera profonda con il creato.
Infine, questa festa ci ricorda la condizione di attesa del Messia. Che Egli ci trovi vigilanti e con la luce accesa come le vergini sagge. 
Maranathà, vieni Signore!